LAICA (Associazione Italiana per lInformatica ed il Calcolo Automatico) ha pubblicato il primo rapporto sul costo dellignoranza nella società dellinformazione.

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15,6 miliardi di Euro persi ogni anno in Italia per la scarsa formazione informatica della forza lavoro. Il nostro Paese è indietro in Europa. La Patente del Computer ECDL limita i danni (circa 2 miliardi risparmiati).

Come riporta il comunicato stampa diffuso dallAICA, è stato stimato in 15,6 miliardi di Euro il danno che lItalia subisce ogni anno per la scarsa preparazione della forza lavoro allimpiego delle tecnologie dellinformatica e delle telecomunicazioni (ICT). A questa cifra si dovrebbero aggiungere altri 2 miliardi se non fossero decollate iniziative non-profit di alfabetizzazione informatica come quelle per il conseguimento della certificazione ECDL (nota come Patente del Computer). Sono i dati salienti emersi dalla presentazione della prima indagine in Italia su Il Costo dellIgnoranza nella Società dellInformazione, svolta da AICA – Associazione Italiana per lInformatica e il Calcolo Automatico – in collaborazione con SDA-Bocconi e che si è tenuta allUniversità Luiss di Roma. Il convegno, patrocinato dalla Commissione Europea e dal Ministro per lInnovazione Tecnologica ha consentito di quantificare un costo nascosto rilevante – pari a una robusta manovra di bilancio pubblico – che il nostro sistema-paese dovrà riuscire ad abbattere se vorrà stare al passo con lEuropa. Lo studio AICA-SDA Bocconi ha preso spunto dalle analisi dellIstituto nazionale di statistica della Norvegia che ha quantificato il tempo medio perso ogni settimana da un utente di PC non specialista in 171 minuti 38 per aiutare i colleghi in difficoltà con il PC, 22 per problemi di stampa, altrettanti in attesa di aiuto, 14 in manovre errate daccesso ai Data Base, 13 per tentativi impropri di accesso a Internet, 12 e 11 per problemi legati rispettivamente alluso maldestro delle-mail e dei programmi di elaborazione testi e 6 per problemi legati ai virus informatici. E rapportando i 171 minuti persi ogni settimana al tempo contrattuale, e al costo medio del lavoro degli utenti generici di informatica in Italia, che si ottiene il valore di 15,6 miliardi di Euro indicato sopra. A ben vedere, infatti, in Italia ci sono circa 6,7 milioni di lavoratori classificabili come utilizzatori generici di strumenti di informatica – quelli che li usano in modo non intensivo, mentre gli specialisti sono poco più di 2,5 milioni – che perdono 171 minuti la settimana per un totale complessivo di giornate di lavoro perse ogni anno pari a 114.570.000. Questultimo dato, al costo medio di 136 Euro al giorno, porta appunto ai 15,6 miliardi di Euro dichiarati come costo dellincompetenza informatica. Una stima del costo dellignoranza per dimensione dazienda evidenzia, poi, che unazienda con 10 utenti sostiene annualmente un costo di 23.310 euro, cifra che sale a 116.550 euro in aziende con 50 utenti, a 233.100 euro nelle aziende con 100 utenti, a 1.165.500 euro ove gli utenti sono 500. La chiave è la formazione. Per ridurre gli oneri dellignoranza ICT è assolutamente necessario il coinvolgimento delle istituzioni e delle imprese. Certo, le imprese devono anche organizzarsi meglio e aggiornare in continuo le dotazioni informatiche, ma lo studio ha confermato che è la formazione la vera leva per aumentare lautonomia e la produttività degli utenti di sistemi informatici. Nonostante questa evidenza – rimarca lo studio – linformatica non è però, se non in casi particolari, disciplina curricolare nella scuola secondaria superiore in Italia. E come se non bastasse, anche nelle imprese risulta che in Italia lincidenza degli addetti che ha ricevuto almeno un minimo di formazione in materia non supera il 18 per cento, contro il 28% per cento medio dei paesi europei, il 55,6% della Danimarca, il 49,2% della Finlandia e il 46,1% della Svezia. LItalia è così al terzultimo posto nella graduatoria dei 15 paesi europei per incidenza della formazione di base informatica sulla forza lavoro. Lultimo dato evidenzia un grave ritardo del nostro Paese, che sembra sordo agli appelli lanciati dallUnione Europea. Questultima, definendo e avviando i piani di azione e-Europe 2002 e e-Europe 2005, ha più volte ribadito che gli obiettivi di sviluppo quantitativo e qualitativo delloccupazione si possono conseguire solo allineando le capacità della forza lavoro al nuovo contesto tecnologico. Unica parziale schiarita, sempre nel nostro Paese, è stata la pubblicazione delle Linee guide del Governo per lo sviluppo della Società dellInformazione del Ministro per lInnovazione Tecnologica, nel quale si specifica limportanza del riconoscimento oggettivo delle competenze, attraverso opportuni programmi di certificazione. A questultimo riguardo una notazione particolare merita la patente del computer o patente ECDL (European Computing Driving Licence), standard europeo di riferimento per la certificazione delle competenze di base nelluso del computer. Nellavaro panorama italiano della formazione informatica, la patente ECDL sta facendo eccezione. Essa sta infatti raggiungendo un significativo livello di diffusione (171.500 diplomati, 2.700 test center abilitati e 450.000 skill card – i libretti desame), e il risultato è oggi che lItalia, su questo fronte, è seconda solo alla Gran Bretagna. Proprio questa dinamica ha consentito – secondo lo studio AICA-SDA Bocconi – di contenere i danni dellincompetenza informatica di circa 2.000 milioni di Euro. Le stesse imprese italiane – che nel 71% dei casi risultano spendere appena lo 0,05% del fatturato in formazione – indicano di avere avuto benefici dal conseguimento dellECDL. Il 97% delle aziende manifatturiere ha indicato di avere riscontrato tangibili miglioramenti nella capacità duso degli strumenti informatici, anche se poi parte di esse (63%) lamentano la conseguente richiesta di aggiornamenti tecnologici o (45% dei casi) un aumento delluso del PC per fini personali. La conferma circa il recupero di produttività sul lavoro arriva poi direttamente anche dagli utenti, che nel 62% dei casi ha riscontrato di avere migliorato la qualità del lavoro svolto dopo il diploma. Importante è poi sottolineare la motivazione prevalentemente individuale (83% degli utenti) allottenimento dellECDL. Tale fattore è più che evidente anche presso la popolazione disoccupata (18% del totale diplomati) che nel 90% dei casi ha conseguito lECDL pagando personalmente i corsi di qualificazione. Il dato conferma quindi la scarsa attenzione delle imprese – particolarmente di quelle di piccole dimensioni – al processo formativo, spingendo la maggior parte degli utenti ad acquisire conoscenze informatiche mediante iniziative personali.

Autore: ITespresso
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