L’Antitrust sequestra Private Outlet

Autorità e normativeAziendeE-commerceMarketingMercati e FinanzaNormativa
La Corte di Giustizia UE fa chiarezza su link e diritto d'autore

La piattaforma di e-commerce è accusata di truffa. L’AGC ha bloccato l’accesso ai siti Internet. Ma l’inibizione è la modalità corretta per evitare gli abusi? Gli esperti dicono di no

L’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) ha oscurato il network Private Outlet, accusato di “gravi e lesivi comportamenti nei confronti dei consumatori“. I siti Private Outlet gestiscono marche di moda famose, da Valentino a Ferrè. La Guardia di Finanza ha bloccato l’accesso ai contenuti online attraverso gli ISP. La piattaforma di e-commerce è accusata di aver consegnato la merce in grave ritardo o non averla consegnata, senza diritto al risarcimento. L’accusa è di proporre “contenuti idonei ad indurre in errore i consumatori in merito alla disponibilità dei prodotti offerti in vendita“. Le accuse sono gravi, tuttavia, è il metodo adottato dall’Authority a indurre perplessità.

Nel bollettino dell’AGCM è infatti citato un indirizzo IP con una serie di indirizzi web, da bloccare, ma, secondo l’esperto Stefano Quintarelli, l’inibizione dell’indirizzo IP potrebbe non essere sufficiente ad evitare il perpetuarsi delle truffe: “E se cambia indirizzo IP? È ancora corrispondente? E se cambiano nome? Ribadisco, se è uno che truffa, non è meglio disporre agli intermediari di pagamento di NON processare i pagamenti?“.

L’avvocato ed esperto di diritto Internet Fulvio Sarzana di S. Ippolito, osserva che non è stata contestata la contraffazione, ma l’AGCM si sia arrogata lo strumento del blocco, travalicando le proprie prerrogative. Fulvio Sarzana scrive sul suo blog: “Un’altra Autorità amministrativa indipendente ovvero l’Antitrust, ( e non l’AGCOM che ha rivendicato a sé tale compito per il tema del copyright)  per la prima volta in Italia decide di imporre autonomamente  a 218  provider italiani l’inibizione  all’accesso per i propri utenti in relazione ad alcuni portali di vendita di prodotti outlet residenti all’estero”.

Rincara la dose l’avvocato Guido Scorza, parlando di vaso colmo: “(…) il recente provvedimento con il quale l’Autorità per la concorrenza ed il mercato ha ordinato a tutti i provider italiani di bloccare l’accesso all’indirizzo IP attraverso il quale sono accessibili i siti internet di una società rea di aver posto in essere una serie di pratiche commerciali scorrette, potrebbe rappresentare la goccia che lo fa traboccare“.

L‘inibizione all’accesso ai siti Internet è un tema scottante: in primo luogo, per via dell’intervista del professor Valerio Onida a La Repubblica, in cui afferma di aver dato parere favorevole all’AgCom in tema di filtri ai siti stranieri; in secondo luogo, perché il caso Vajont si era concluso con una sentenza per diffamazione per il blogger, ma contro il blocco indiscriminato degli accessi.

Nel caso Moncler era intervenuta la magistratura. Invece ora l’AGCM, va oltre. Conclude Fulvio Sarzana di S. Ippolito: “Si tratta, va ricordato, dell’esercizio  di un potere cautelare ( che ha tutte le caratteristiche di un  sequestro preventivo penale)  che l’Antitrust evidentemente ritiene di possedere anche nei confronti di soggetti che non compiono alcuna attività illecita, in ciò distinguendosi da quanto pacificamente  stabilito dalle pronunce giudiziali in sede penale che hanno sempre attribuito tale potere alla magistratura ordinaria“.

Prove tecniche di attribuzione filtri alle Authority, bypassando la magistratura? Il dubbio è lecito visto che il cartellino rosso dell’AGCM è stato qualcosa di più.

AGCM blocca l'accesso a Private Outlet
AGCM blocca l'accesso a Private Outlet
Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore