L’Antitrust Usa vuole vederci chiaro nel meccanismo di abbonamento di Apple a giornali e riviste

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Apple ha lanciato il servizio di abbonamento per riviste, giornali, video e musica. Ma Federal Trade Commission e Dipartimento di Giustizia vogliono capire meglio come funziona il meccanismo di In-app purchase

L’In-app purchase, il meccanismo di Apple per abbonarsi direttamente da App Store a giornali e riviste finisce sotto la lente Antitrust Usa. Apple vuole trattenere per sé il 30% degli introiti e dare agli editori solo il 70% (mentre Google One Pass trattiene solo il 10% e rigira il 90% ai publisher), ma già gli editori europei hanno avuto da lamentarsi ritenendo esosa la percentuale di Apple. I publisher temono di diventare solo delle “fabbriche di news” per iPad e media tablet.

Per ora è solo allo stadio preliminare l’interesse di Federal Trade Commission (Ftc) e Dipartimento di Giustizia (Doj) nei confronti del servizio di abbonamento di Apple, noto come in-app purchase, che ha compiuto il suo debutto sul Daily di Rupert Murdoch (il giornale solo digitale per iPad in cui Apple è partner tecnologico).

Apple ha lanciato il servizio di abbonamento (subscription service) per riviste, giornali, video e musica a inizio settimana. Il servizio permette a Apple di trattenere il 30% dei pagamenti dei clienti e dare il 70% ai publisher presenti su App Store, inclusi i brand blue-chip come The New York Times, Netflix o Rhapsody. Rhapsody, il popolare servizio musixale, ha detto che non vuole starci e si è ribellato a Apple: considera il 30% un diktat bell’e buono .

Il Justice Department (Doj) e FTC vogliono capire se Apple stia o no infrangendo la normativa Antitrust Usa. Secondo il Wall Street Journal, ancora non si sa se ad occuparsi della questione sarà il Dipartimento di Giustizia o Ftc.

La nostra filosofia è semplice: quando Apple porta un nuovo abbonato alla app, Apple guadagna un 30 percento, quando l’editore porta un utente esistente o un nuovo abbonato all’app, l’editore mantiene il 100 percento e Apple non guadagna nulla“, di recente ha dichiarato Steve Jobs , CEO di Apple. “Tutto ciò che richiediamo è che, se un editore sta facendo una offerta di abbonamento al di fuori dell’app, le stesse (o migliori) offerte vengano proposte all’interno della applicazione, in modo che i clienti possano facilmente abbonarsi con un clic direttamente dall’app. Crediamo che questo servizio di abbonamento innovativo fornirà agli editori una nuova opportunità per ampliare l’accesso ai loro contenuti digitali su iPad, iPod touch e iPhone, accontentando sia i nuovi abbonati che quelli già esistenti.”

Gli editori che utilizzano il servizio di abbonamento Apple nella propria applicazione possono sfruttare anche altri metodi per l’acquisizione di utenti digitali al di fuori dell’applicazione. Ad esempio, gli editori possono vendere abbonamenti digitali sui propri siti web, o possono scegliere di fornire l’accesso gratuito agli abbonati esistenti. Dal momento che Apple non è coinvolta in queste operazioni, non viene applicata alcuna revenue sharing, ne’ vi è alcuno scambio di informazioni sui clienti con Apple. Gli editori devono fornire il proprio processo di autenticazione all’interno della app per gli abbonati che hanno sottoscritto al di fuori dell’applicazione. Tuttavia, Apple richiede che l’editore, qualora decidesse di vendere un abbonamento digitale separatamente, al di fuori della app, renda disponibile la stessa offerta di abbonamento, allo stesso prezzo o inferiore, a clienti che desiderano sottoscriverlo da dentro l’applicazione. Inoltre, gli editori non potrebbero fornire più, nelle loro applicazioni, i link (ad un sito web, ad esempio) che permettono al cliente di acquistare contenuti o abbonamenti al di fuori dell’applicazione.

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Autore: ITespresso
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