Largo alle etichette intelligenti

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Il numero dei progetti Rfid è in crescita del 47%, ma la penetrazione rimane
lenta

Le cosiddette etichette intelligenti sono tornate alla ribalta della cronaca dopo il recente vertice UE dei ministri delle Comunicazioni riuniti a Lussemburgo lo scorso 7 giugno. Occorre sfatare alcuni falsi miti. L’obiettivo di questo osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano è analizzare questo mercato sia dal punto di vista del valore sia delle tecnologie per tracciarne un quadro il più possibile oggettivo. Durante il Convegno RFId: alla ricerca del valore, sono stati presentati i risultati dell’ultima Ricerca dell’Osservatorio, giunto al terzo anno di attività, e supportato, in qualità di Partner, da HP, Indicod-Ecr, Microsoft, MIR ? Medicina Innovazione Ricerca e Siemens IT Solutions and Services; in qualità di Sponsor da Asystel, Oracle, RS Components, Tech Gap Italia e Unisys. La Ricerca ha analizzato oltre 830 applicazioni in circa 600 imprese. Dalla Ricerca emerge una situazione contraddittoria: da una parte una buona dinamica nel numero e nella qualità dei progetti in corso e dall’altra un mercato ancora piccolo e un certo grado di disillusion e che inizia a ?serpeggiare? tra gli addetti ai lavori. Ciò che colpisce è il confronto tra i numeri delle applicazioni e dei progetti di applicazione rilevati dal censimento (835 progetti, di cui quasi 450 esecutivi o giunti ad uno stadio avanzato di sperimentazione, studiati presso le oltre 600 organizzazioni pubbliche e private coinvolte nella Ricerca) ed il valore del mercato, circa 110 milioni di euro, ancora assai modesto, con oltre il 70% dei progetti che non supera i 50.000 euro di spesa. A livello di scenario applicativo, la Ricerca evidenzia che di 835 applicazioni, 303 sono già esecutive ed altre 145 sono in fase di sperimentazione (progetti pilota o test tecnologici). Le rimanenti 400 circa sono ancora al livello di studio di fattibilità. E’ interessante evidenziare l a crescita rilevante ? superiore al 100% – del numero delle applicazioni esecutive, passato nell’ultimo anno da 136 a 303. Quanto alla suddivisione nei vari ambiti applicativi delle applicazioni esecutive o in fase di pilota o di sperimentazione tecnologica, quasi il 70% delle applicazioni sono concentrate di fatto in 5 ambiti: operations (25%); identificazione e autenticazione persone (15%); logistica di magazzino (12%); asset management (11%); ticketing dei pagamenti (9%). Dalla Ricerca emerge una crescita del 47% ? dai 75 milioni di euro del 2005 ai 110 milioni di euro del 2006. Una crescita sicuramente importante, ma ? forse – al di sotto delle aspettative. Il valore comprende sia i nuovi progetti avviati nel 2006 oppure proseguiti o conclusi nel corso dell’anno in esame, pari a circa 84 milioni di euro, sia i servizi After Sales su progetti già esecutivi prima del 2006, che rappresentano i restanti 26 milioni di euro. Come per l’anno precedente, anche nel 2006 sono i settori dei Servizi a dominare il mercato con oltre il 70% del valore. Infine le principali ?barriere? all’adozione delle applicazioni RFId si sono dimostrate in realtà ?falsi miti?. Il primo riguarda il fatto che queste tecnologie ? allo stato attuale di maturità – non sono in grado di generare reale valore per il business: la Ricerca ha dimostrato, in realtà, come in molti casi concreti si siano ottenuti interessanti ritorni di efficienza ed efficacia. Il secondo ?falso mito? riguarda l’inaffidabilità e le scarse prestazioni delle tecnologie RFId: la Ricerca ha evidenziato, invece, la ricchezza delle tecnologie disponibili, la continua riduzione dei costi e il continuo miglioramento delle prestazioni di lettura, anche in contesti difficili. Un terzo ?falso mito? riguarda l’indisponibilità delle frequenze UHF. Il problema, in realtà, è ormai risolto: dal 25 maggio 2007, dopo 6 mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea della direttiva che sancisce gli estremi per l’impiego delle frequenze UHF. L’Italia ha recepito la normativa senza eccezioni per le applicazioni indoor mentre ha richiesto una deroga di 24 mesi per le applicazioni outdoor. Certamente questo vincolo ha condizionato in modo negativo alcune applicazioni, ma resta il dubbio ? condiviso dagli operatori del settore ? che la sua rimozione sia davvero la panacea di tutti i mali. La causa quindi è da ricercarsi nell’ancora immatura conoscenza della tecnologia RFId, nell’incapacità diffusa di declinarla sui processi delle organizzazioni, e soprattutt o nella difficoltà a ridisegnare i processi alla luce della tecnologia e stimare i benefici risultanti. Questo processo dovrà necessariamente poggiare, e fare leva, sugli aspetti positivi che in quest’anno si sono registrati, come l’avvio dei primi grandi progetti della Pubblica Amministrazione (passaporto elettronico e Carta Nazionale dei Servizi), l’interesse diffuso per le applicazioni di tutela del Made-in-Italy e il progetto EPClab di Indicod Ecr che, in cooperazione scientifica con la School of Management del Politecnico di Milano, sta diventando un centro di riferimento su scala europea.

Autore: ITespresso
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