L’arte degradata e gli Mp3 pirata

Autorità e normativeNormativa

Il comma sulla pubblicazione di immagini e musica a bassa risoluzione potrebbe liberalizzare la circolazione in Rete dei file musicali compressi. Fimi chiede al legislatore di correre ai ripari

Si potrebbe chiamare la riforma delle gaffes, più che del copyright. Si è appena placata la polemica sulla riforma del diritto d’autore , approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta ufficiale, sul famoso Comma dell’Arte degradata, quando viene alla luce una clamorosa svista del Legislatore. Sembrava che l’ arte degradata ipotecasse il diritto d’autore nell’era di Internet,

e invece si scopre che l’arte degradata potrebbe legalizzare gli mp3 in Rete. Lo afferma Andrea Monti, esperto di diritto d’autore e Internet, su Repubblica.it .

L’avvocato ha partecipato ai gruppi di lavoro, presso il Ministero dei Beni Culturali, per lo studio alle modifiche da apportare alla legge sul diritto d’autore. Ricordiamo che il nuovo Comma (comma 1 bis dell’art. 70 LDA, già pubblicato in Gazzetta ufficiale ) afferma: “È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro“.

Poiché gli Mp3 sono file compressi e quindi degradati, Andrea Monti dichiara che il comma contestato consentirà “di pubblicare mp3 coperti da copyright, senza autorizzazione dai detentori di diritto d’autore: su siti web o anche su server peer to peer, il mezzo non conta. Lì si parla infatti solo di ‘pubblicazione su internet’“.

A questo punto è atteso il d ecreto del Ministero per delimitare i criteri agli usi didattici e scientifici. La Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana) ha colto la palla al balzo per sostenere che il d ecreto correrà ai ripari per evitare che la svista del legislatore sui file mp3, ‘autorizzi la pirateria’, per un errore terminologico.

Guidoscorza.it tuttavia è più cauto e si chiede come si faccia “a dimostrare che la diffusione di un contenuto digitale via p2p avvenga per scopi didattici o scientifici?“, ma soprattutto risponde alla Fimi ribadendo che è “di inaudita gravità l’affermazione di Enzo Mazza che ha dichiarato di conoscere già il contenuto del decreto che dovrà essere emanato dal Ministero per le attività ed i beni culturali. (…) è urgente che dal Ministero dei beni culturali si smentisca l’esistenza di una bozza di decreto e, soprattutto, la circostanza di averne condiviso i contenuti con una sola delle parti in causa“.

Insomma, il capitolo sull’arte degradata si riapre e questa volta non perché limiti libertà in Rete, ma perché avrebbe eliminato troppi paletti utilizzando

termini tecnici ad uso improprio

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