Le alleanze di Microsoft per la trasparenza e la tutela dei dati

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Superano i 2.600 gli ordini federali di accesso ai dati dei clienti di Microsoft, ricevuti solo negli ultimi 18 mesi. Secondo Microsoft, gli utenti devono sapere quando vengono perquisiti i loro beni, anche quelli digitali

Microsoft tesse le alleanze nel contenzioso giudiziario per contrastare i segreti governativi, ma per promuovere la trasparenza e la tutela dei dati degli utenti, le grandi vittime dl caso NSA. Partner di Microsoft in questa battaglia per la privacy dei cittadini sono aziende del calibro di Amazon, Apple, BP America, l’organizzazione pro-cyber diritti EFF, Fox News, Mozilla, Twitter.

La sicietà ottiene il sostegno delle aziende nel procedimento giudiziario che la vede contro il Dipartimento di Giustizia (DoJ) americano per i suoi “gag order”. Essi sono ordini di segretezza sulle indagini che riguardano migliaia di utenti che, sulla base del Electronic Communications Privacy Act (ECPA), non devono essere informati del fatto che i federali statunitensi hanno dato un’occhiata ai loro dati nel corso di un’indagine.

Microsoft tesse le alleanze contro i segreti governativi
Microsoft tesse le alleanze contro i segreti governativi

Superano i 2.600 gli ordini federali di accesso ai dati dei clienti di Microsoft, ricevuti solo negli ultimi 18 mesi. Secondo l’azienda di Redmond, gli utenti devono sapere quando vengono perquisiti i loro beni, sebbene siano beni immateriali.

Microsoft si appella al Quinto Emendamento che dà ai cittadini il diritto di sapere se il Governo ispeziona o sequestra suoi beni e al Primo Emendamento che difende la libertà di espressione: quindi, l’azienda guidata dal Ceo Satya Nadella dovrebbe godere del diritto di avvertire i propri utenti delle perquisizioni (anche digitali) subite. A fianco dell’azienda di Redmond è l’American Civil Liberties Union (ACLU), organizzazione non-profit impegnata nei diritti civili, secondo cui la notifica di perquisizioni e accesso ai dati in caso di indagini è un diritto di base tutelato dalla Costituzione Americana. Con questa mossa, Microsoft difende il rispetto degli equilibri dei poteri.

Microsoft si batte per avere il diritto d’informare gli utenti se un’agenzia federale spia la loro posta elettronica. La causa dell’azienda guidata dal Ceo Satya Nadella si focalizza sullo storage di dati su server remoti più che sui Pc in locale.

Il governo invece, protetto dall’Electronic Communications Privacy Act (ECPA), sta intensificando le indagini sul cloud, ma l’Ecpa è un’azienda vecchia di 30 anni, scritta prima dell’avvento dell’utilizzo di massa della Rete e dello storage online, dunque, secondo Microsoft, va rivista. Si surriscalda di nuovo il fronte che vede contrapposta Washington e le aziende IT, dopo il braccio di ferro sulla crittografia end-to-end.

Autore: ITespresso
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