Le aziende aprono alla tecnologia ma sono preoccupate per la disoccupazione

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Una ricerca di Aica, condotta appunto da Sda Bocconi, dimostra come le aziende siano disponibili a cavalcare le opportunità che l’innovazione tecnologica sta portando, ma sono anche preoccupate dei livelli occupazionali che stanno diminuendo e in futuro potrebbero ulteriormente ridursi

Anche il lavoro più intellettivo soffrirà della sostituzione uomo-macchina. Lo affermano due dei docenti della Sda Bocconi, Alfredo Biffi e Pierfrancesco Camussone, nell’ambito della presentazione di una ricerca di Aica (associazione italiana per l’informatica e il calcolo automatico) e condotta appunto da Sda Bocconi, school of management. Un’affermazione che fa riflettere se si pensa che, alla base della ricerca, le aziende che hanno partecipato hanno sottolineato come siano disponibili a cavalcare le opportunità che l’innovazione tecnologica sta portando, ma sono anche preoccupate dei livelli occupazionali che stanno diminuendo e in futuro potrebbero ulteriormente ridursi.

Dall’indagine in cui sono stati intervistati 14 opinion leader e raggiunti con mirati questionari 300 studenti/neolaureati (di 15 atenei italiani), 62 startupper di settori economici differenti, 243 manager d’azienda (con la collaborazione di Aldai Federmanager), 115 responsabili del personale (con la collaborazione di AiDp, Associazione Italiana dei Direttori del Personale), sono emersi importanti risultati tra cui il comportamento delle aziende che cavalcheranno le opportunità della tecnologia, ma sentono anche la responsabilità di preoccuparsi dei livelli occupazionali in diminuzione (69%). Uno studio analitico sul potenziale impatto della introduzione dei computer e dei robot nel mondo del lavoro americano è stato svolto da Frey e Osborne (2013) che hanno preso in esame circa 700 tipologie di attività differenti, come risultano dalla classificazione del Dipartimento del Lavoro americano.Cisco: IoT sfiorerà il 30% del traffico mobile

Per ognuna delle occupazioni è stata analizzata la possibilità che una parte delle attività che esse prevedono sia automatizzabile o meno, in relazione alla componente di ripetitività e prevedibilità delle azioni da svolgere. I risultati sono stati i seguenti: su un insieme di circa 138 milioni di lavoratori (che rappresentano il 91% della forza lavoro USA) il 47% dei posti di lavoro (cioè 65 milioni) sono risultati seriamente interessati dalla introduzione di Pc e Robot. Il che significa che il lavoro di quasi una persona su due negli Stati Uniti sarà interessato da una sostituzione parziale o totale da parte delle macchine.

Per completare il quadro di questa prospettiva, la ricerca svolta ha indicato anche che i settori maggiormente interessati da questo fenomeno sono quelli della logistica e dei trasporti, il settore produttivo in generale, così come quello dei servizi ripetitivi. Mentre per quanto riguarda le aree aziendali in cui il fenomeno sarà più evidente si tratta delle attività amministrative e di back office. Secondo tutti questi autori dovremo, dunque, prepararci a fronteggiare crisi sociali e periodi di riqualificazione della forza lavoro che rimarrà senza occupazione. Il timore che traspare dalle loro riflessioni è quello che la sotto occupazione transitoria non venga riassorbita e si trasformi in disoccupazione strutturale. Un gran parte degli economisti, invece, avendo presente la teoria economica classica, ritiene che il sistema economico troverà un suo equilibrio a medio termine, riassorbendo la forza lavoro in eccesso.

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Questo atteggiamento fiducioso è supportato dall’esperienza passata. Ogni innovazione ha sempre creato disoccupazione momentanea. Però i suoi effetti (riduzione dei costi di produzione e abbassamento dei prezzi) hanno sempre generato un incremento della domanda. Questa ultima, a sua volta, ha indotto un aumento produttivo, che ha determinato un riassorbimento dei lavoratori disoccupati, o la generazione di opportunità nuove per giovani in cerca di occupazione. La forza lavoro resa disponibile dall’applicazione delle innovazioni, che non dovesse venir riassorbita per effetto della crescita della domanda, nel passato si è orientata verso altri settori, dando origine a nuove aree di business. L’automazione delle catene di montaggio, o delle officine manifatturiere, ha liberato forza lavoro, che ha contribuito a sviluppare il settore dei servizi. Non dobbiamo quindi esagerare nei nostri timori, la naturale forza creatrice del genere umano saprà individuare nuove opportunità e sviluppare settori nuovi di business attualmente neppure immaginabili. Solo per puro spirito speculativo questi studiosi indicano, a titolo di possibile esempio, i settori dell’ecologia e del risanamento del territorio, la cura più confortevole degli anziani e dei disabili, il miglioramento delle terapie sanitarie, la valorizzazione del patrimonio artistico e così via.

Emerge la preoccupazione per una crisi occupazionale che potrebbe interessare il prossimo decennio. Aggregando i dati di tutti gli intervistati, emerge come l’impatto, visibile fin d’ora, entro 10 anni genererà la crisi occupazionale in modo sensibile. Un impatto più forte della sostituzione uomo-macchina si avrà a livello di attività operative fisiche (87% dei rispondenti) o intellettive (92%) ma subiranno un effetto sostituzione anche quelle concettuali di livello (51%). Ma cosa conoscono delle tecnologie questi attori, e che opinione ne hanno rispetto alla propria attività e a quella della propria azienda? Il portafoglio tecnologico è oggi particolarmente ricco di tecnologie e ambiti applicativi Ict. Per sapere quali di queste tecnologie sono ritenute più promettenti, è stato sottoposto un elenco ai rispondenti che hanno potuto indicare sia quelle più familiari, sia quelle che ritenevano più utili per il futuro.

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Cloud technology, 3D Printing e Iot sono gli elementi principalmente conosciuti da chi lavora e sviluppa aziende, in ciò le persone esprimono una forte sintonia di pensiero; sui primi due anche gli studenti esprimono un elevato grado di conoscenza mentre tra loro al terzo posto compaiono i veicoli autonomi (colpiscono maggiormente la fantasia? Effetto del potere mass mediatico?) e scompare l’Internet of Things (è questo un ambito applicativo più difficilmente percepibile e comprensibile, come in parte mostrato anche dai manager, in particolare HR). Se poi si cerca di capire quali delle tecnologie conosciute siano potenzialmente più utili ed impiegabili nel business accade un fatto curioso.

Mentre il Cloud si rivela come la tecnologia più interessante unitamente all’Internet of Things, il 3D Printing viene considerato solo da manager e studenti e gli startupper lo sostituiscono con le tecnologie per l’intelligenza delle macchine. A riprova di quanto quest’ultimo elemento sia considerato particolarmente interessante, anche la valutazione ad esso data dagli HR Manager e dagli studenti è alta. La conoscenza della tecnologia e delle sue potenzialità applicative e di prospettiva occupazionale può essere fattore attrattivo per le persone, e gli studenti in particolare, verso settori di business e d’impiego maggiormente technology-based e technology-oriented. Per verificare se ciò sia una ipotesi reale è stato chiesto agli studenti, qualora fosse loro proposto un lavoro a tempo indeterminato da parte di specifiche aziende di settori economici diversi, quale sarebbe stata la loro prima scelta e quale la seconda.

Nel questionario sono stati proposti in chiaro 12 brand aziendali in rappresentanza dei settori coerenti con le varie tipologie di corsi di laurea frequentati dai rispondenti (circa il 65% materie socio economiche e il 35% tecnico scientifiche). Questo per capire quanto la disciplina di studio possa orientare verso una certa tipologia di azienda. Il 50% dei rispondenti sono triennalisti, e quindi probabilmente ancora interessati a proseguire negli studi. Non appare un netto orientamento verso aziende/settori tecnologici in senso stretto, anche sommando i valori dei settori hardware e software con quelli dei servizi high-tech e delle telecomunicazioni. Inoltre, solo l’11% ha dichiarato che sceglierebbe appunto in funzione di un brand tecnologicamente attrattivo, mentre il 25% considererebbe sia il criterio della attrattività tecnologica che della coerenza con la tipologia di materie studiate. La conoscenza della tecnologia e dei suoi effetti aiuta anche a capire meglio quale sia l’impatto sui ruoli e sulle responsabilità in azienda, e questo è stato esplorato con gli HR Manager e con i Manager.

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