Le batterie esplodono e sono poco efficienti. Cambieranno?

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Un altro telefonino Nokia è esploso in Nepal, e il problema di rinnovare
l’attuale tecnologia delle batterie appare sempre più pressante

Approfondimento – Un altro telefonino Nokia è esploso in Nepal, e il problema di rinnovare l’attuale tecnologia delle batterie appare sempre più pressante. Non è solo una questione di sicurezza, ma anche di efficienza e di ambiente. Nell’era della mobility totale, dove non esiste prodotto tecnologico che non debba poter essere usato ovunque e senza fili, le batterie sono fondamentali, e condizionano lo sviluppo di nuovi device più di ogni altro componente. La società di ricerche di mercato cinese CCID, ad esempio, ha presentato uno studio secondo cui i costi elevati, ma soprattutto la scarsa efficienza delle batterie, stanno mettendo in crisi il mercato degli UMPC, gli ultra portatili lanciati da diversi produttori circa un anno fa con grandi aspettative. Le prestazioni elevate di questi dispositivi non consentono di superare le 3-5 ore di autonomia, valore ritenuto largamente insoddisfacente per un prodotto tascabile che dovrebbe accompagnare gli utenti almeno nel corso di un’intera giornata lavorativa lontano da una presa di corrente. Per non parlare dello sviluppo dei notebook, ai quali basta aggiungere uno schermo un po’ più grande e luminoso e qualche timida soluzione per la grafica 3D per ritrovarsi con un’autonomia sufficiente appena per completare il boot e aprire qualche applicazione. Forse è per questo che l’avvio di Vista è così veloce: il nuovo sistema Microsoft succhia talmente le batterie che se non altro a Redmond hanno pensato di non farci perdere tempo prezioso con lo startup. Cosa ci riserverà il futuro? Probabilmente non le fuel cell, di cui si è chiacchierato a lungo negli ultimi anni. Dopo i recenti incidenti l’idea di portarsi in giro un notebook pieno d’alcool non deve essere sembrata più tanto appetibile. E poi in aereo ci arresterebbero subito come potenziali terroristi. Intanto Sony pensa alle batterie allo zucchero , che se dovessero esplodere probabilmente creeranno solo problemi di glicemia, e tutto si risolverà in una nuvola di zucchero filato. Ci sono però in ballo anche altri progetti, molti dei quali legati alle pesanti necessità delle sempre più diffuse auto ibride ed elettriche. Una società Texana agli esordi, la EE Stor, ha brevettato una tecnologia che promette di sostituire del tutto le batterie eletto-chimiche con una inedita struttura costituita da un wafer di migliaia di sottili fogli metallici collegati da un materiale di nuova concezione. Il sistema, concesso in licenza alla ZENN Motors di Toronto, sarebbe così efficiente da consentire a un auto elettrica di percorrere 800 chilometri dopo un ciclo di carica di appena cinque minuti. Naturalmente un po’ di scetticismo è d’obbligo, ma la società ha buone credenziali: è stata fondata nel 2001 da Richard Weir e Carl Nelson, che negli anni novanta hanno lavorato in IBM allo sviluppo delle tecnologie dei sistemi disk-storage. Comunque di ricerche in questo campo se ne parla sempre più spesso e più seriamente. Speriamo che ci siano risultati in tempi brevi, così da poter giocare a Oblivion per 8 ore sul palmare grazie a una versione in miniatura della Geforce 8800. Altre informazioni le trovate qui .

Autore: ITespresso
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