L’e-commerce B2B italiano vale 80 miliardi di euro

Management

Presentati i dati della ricerca condotta dal Politecnico di Milano e
dall’Adaci.

E’ di 80 miliardi di euro il valore delle transazioni che le imprese italiane hanno condotto nel 2003 utilizzando strumenti di commercio elettronico business-to-business. Questo è il dato più indicativo emerso dalla ricerca intitolata “Il B2B in Italia: finalmente parlano i dati” condotto dalla School of management del Politecnico di Milano in collaborazione con l’Associazione italiana di management degli approvvigionamenti (Adaci). I curatori della ricerca – Umberto Bertelè (presidente della School of management) e Andrea Rangone (Politecnico di Milano) – mettono in evidenza che la cifra di 80 miliardi di euro, seppur consistente, rappresenta solo il 5% del totale del valore degli scambi effettuati lo scorso anno dalle imprese italiane. Se a questo si aggiunge il fatto che circa il 70% delle imprese coinvolte in attività B2B impiega ancora sistemi basati su tecnologie Edi (Electronic data interchange), ci si rende conto che l’innovazione, sia in termini di imprese coinvolte che di volume transato, è latitante, o quanto meno concentrata in alcune specifiche aree di business. Basti pensare che la sola industria automobilistica assorbe 27 miliardi di euro, circa un terzo del valore complessivo, seguita dall’industria farmaceutica (13 miliardi), dall’industria alimentare/turismo (8 miliardi) e da quella informatica (5,5 miliardi). Molto più modesto il giro d’affari nelle filiere della produzione e distribuzione di elettrodomestici, materiale elettrico, delle telecomunicazioni, delle utility, del tessile e abbigliamento, e del mondo finanziario. Poche le esperienze che fanno capo a settori tradizionalmente popolati da piccole e medie imprese, per esempio: ceramica, arredamento, metalmeccanica, occhiali. Dalla ricerca si rileva inoltre che solo un 30% delle aziende ha un’attività di commercio elettronico B2B governata dal Web. Il passaggio a tecnologie Internet, anche solo parziale, procede quindi a piccoli passi, come testimonia il valore delle transazioni associato al Web: il business, sia gestito attraverso sistemi ibridi Edi-Internet, sia attraverso sistemi pure-Internet, è di circa 25 miliardi. Le transazioni Internet-based (valore 9,5 mld di euro) derivano da applicazioni di e-procurement. Per e-procurement – sottolinea la ricerca – si intendono sia gli strumenti definiti di e-sourcing, quindi quelli che si propongono di dare supporto alle procedure di negoziazione online, sia quelli di e-catalog, che consentono di acquistare prodotti e servizi sulla base di cataloghi elettronici. Nonostante le infrastrutture basate su Internet rappresentino una parte poco più che marginale sul totale dei sistemi per la gestione delle transazioni elettroniche, i curatori dell’indagine mettono in luce che è questa la tecnologia delle prospettive future, grazie alle maggiori potenzialità di diffusione rispetto all’Edi tradizionale. Internet – si afferma nella ricerca – ha portato due consistenti evoluzioni: l’estensione delle infrastrutture B2B verso aziende di altri settori o di dimensioni più contenute; la nascita di nuove funzionalità applicative. Tra queste l’integrazione tra e-procurement e gestione evoluta della supply chain, che consente la condivisione di un numero maggiore di informazioni come, per esempio, i piani di produzione e le attività di progettazione congiunta. Tra le tendenze più significative rilevate dall’indagine: la consistente penetrazione dei sistemi di e-sourcing, principalmente presso le imprese di medie e grandi dimensioni. Il continuo sviluppo delle applicazioni di e-catalog; l’aumento delle infrastrutture ibride che estendono l’Edi tradizionale facendo leva sugli standard tecnologici di Internet; l’accrescere del numero di applicazioni di collaborazione lungo tutta la supply chain e il fiorire di società che offrono a terzi servizi di commercio elettronico business-to-business.

Autore: ITespresso
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