Le impronte digitali sulla carta d’identità e il rischio di schedatura universale

Autorità e normativeSorveglianza

Accordo bipartisan: tutti gli intestari di carta di identità in Italia, dal 2010 dovranno consegnare le proprie impronte. Ma la polemica non si stempera

Saremo tutti schedati. Secondo il Garante della Privacy, forse è meglio essere tutti schedati, che schedare solo gruppi etnici o religiosi, come aveva proposto il Ministro dell’interno Roberto Maroni, sollevando legittimi dubbi da parte della Ue.

Sul provvedimento di schedatura digitale universale, per tutti i cittadini italiani che dal 2010 dovranno consegnare le proprie impronte, per ottenere

o rinnovare la carta di identità nel nostro paese, c’è accordo bipartisan, di governo e opposizione. Mal comune, mezzo gaudio? Il dubbio serpeggia

in Rete. Sono state evitate misure razziste e discriminatorie? Sì, ma al costo di imporre a tutti la consegna delle impronte digitali sulla carta d’identità,

aumentando il tecno-controllo sui cittadini. Insomma non è tutto così semplice come sembra.

Il Garante non può che ripetere un fermo e chiaro invito alla moderazione nell’uso di questi strumenti, in quanto potenzialmente lesivi della dignità delle persone” ha affermato ieri il Garante della Privacy, Francesco Pizzett i, nella sua Relazione annuale in Parlamento . Poi, a caldo al Tg1, ha spiegato che aver eliminato gli elementi discriminatori (soprattutto la schedatura dei minori e di soli Rom), è stato comunque un passo avanti.

E nel resto d’Europa, cosa succede? I polpastrelli sulla carta d’identità, sono già obbligatori in Spagna dal 2002 e la Germania si sta preparando.

Del resto dal primo giugno 2006 la Ue chiede agli stati di dotare i cittadini di passaporto biometrico, con immagine facciale digitale; dal primo

giugno 2009 le impronte digitali figurertanno sugli e-passport. I furti di identità saranno prevenuti, rendendo il microchip accessibile solo alle autorità competenti. Entro il 2009, il Regno Unito, dove la carta d’identità non esisteva, doterà tutti i cittadini britannici di carte con impronte digitali. E fuori dall’Europa, in Usa, nonostante l’allarme terrorismo, non c’è ancora unanimità di consensi.

Inoltre: l ‘impronta digitale è veramente un identificativo certo? Il Chaos Computer Club ha dimostrato che falsificare le impronte è a portata di tutti:

gli hacker tedeschi hanno pubblicato e preparato un kit con le impronte digitali del ministro dell’Interno tedesco per lasciarle in giro, ovunque, anche

laddove il ministro non ha mai messo piede. La provocazione dovrebbe far riflettere il legislatore.

Autore: ITespresso
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