Le PMI scommettono sull’estero

Aziende

Per il rapporto “Italia Multinazionale 2003”, presentato dall’Istituto nazionale per il commercio estero (Ice), nell’anno da poco concluso sono aumentati gli investimenti delle piccole e medie imprese italiane nei Paesi stranieri, in controtendenza rispetto alle grandi aziende.

Investimenti all’estero? Sì, grazie! Così può essere sintetizzata la tendenza che nell’anno da poco trascorso ha contraddistinto il comportamento delle piccole e medie imprese italiane, aziende che, secondo il rapporto presentato dall’Istituto nazionale per il commercio estero (Ice – www.ice.it ) dal titolo “Italia Multinazionale 2003 – Le partecipazioni italiane all’estero ed estere in Italia”, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano e R&P – Ricerche e Progetti, hanno proseguito nell’andamento positivo iniziato da alcuni anni. Sono state soprattutto le Pmi del ‘Made in Italy'(attive in ambiti quali l’alimentare, l’abbigliamento, la meccanica) a crescere, dimostrando grande dinamismo. Una tendenza, quella delle piccole e medie aziende, ben diversa da quella che ha caratterizzato invece le grandi imprese italiane, che dal 2001 hanno iniziato a ridurre le proprie partecipazioni nei paesi stranieri, continuando su questa strada anche negli anni successivi. Di conseguenza, a livello globale, nel 2003 è calato il fatturato complessivo delle aziende italiane all’estero. Questo aspetto, non positivo, non segnala però un crollo della multinazionalizzazione italiana ed è particolarmente influenzato dall’attività di poche ma grandi aziende (come per esempio Telecom Italia) che, in un momento di difficile congiuntura internazionale, hanno preferito ridurre i propri investimenti esteri per concentrarsi sull’Italia. Prevalgono le aziende manifatturiere La maggior parte delle partecipazioni italiane all’estero riguarda le aziende manifatturiere, che danno lavoro all’80% degli addetti. Settori quali prodotti alimentari e derivati (con 95.896 impiegati, pari al 10,4% sul totale), autoveicoli moto e biciclette (88.393 occupati, il 9,6% sul totale) occupano le prime posizioni, seguiti dal comparto della lavorazione dei metalli e da quello riguardante macchine e apparecchi meccanici. In settima posizione, preceduto dall’abbigliamento, è collocato il settore elettronica e telecomunicazioni. Per questo ambito sono 43.690 gli addetti, pari al 4,8% sul totale. Riguardo alla provenienza regionale, è la Lombardia a manifestare la maggiore vivacità, con 389.550 addetti (il 34% sul totale), seguita da Piemonte, Emilia Romagna, Lazio,Veneto e Toscana. Analizzando, invece, quali sono le aree geografiche maggiormente scelte dalle aziende italiane per dar vita a nuove iniziative produttive, emerge che è l’Europa Occidentale a mantenere il primato in termini di occupati. In calo, invece, è il numero di lavoratori nell’America Latina,mentre sono aumentati gli investimenti nell’Europa Orientale e in Asia, aree in cui il numero di iniziative, di dimensioni spesso ridotte, è cresciuto notevolmente. Le partecipazioni italiane all’estero nel settore dei servizi Ict Osservando più da vicino il settore dei servizi di telecomunicazione e di informatica, appare, a prima vista, una presenza all’estero abbastanza ampia e articolata.Un’analisi più dettagliata, tuttavia, rivela alcune problematiche. In primo luogo, infatti, risulta che le partecipazioni di controllo all’estero rappresentano meno della metà degli addetti totali all’estero. In secondo luogo, quasi il 90% degli addetti all’estero è riconducibile alle partecipazioni della principale protagonista del settore,Telecom Italia, le cui dismissioni hanno determinato un significativo calo nella consistenza delle partecipazioni estere nel 2002. Oltre a Telecom Italia e a Tiscali non si segnalano altri operatori dotati di una presenza multinazionale significativa per estensione e/o consistenza. Poco incoraggiante è lo scenario riguardante il settore dei servizi di informatica. La ripartizione geografica delle attività riflette le scelte di investimento del gruppo Telecom Italia, le cui attività interessano soprattutto l’America Latina (Argentina, Brasile e Cile), la cui quota di addetti sfiora la metà del totale. Un terzo degli addetti spetta all’Unione Europea, in cui oltre a Telecom Italia (partecipazione in Mobilkom Austria) emerge l’attività di Tiscali. In fase di ridimensionamento le attività nell’Europa centro-orientale, dopo la dismissione da parte di Telecom Italia della partecipazione nell’operatore serbo Srbija Telekom, avvenuta nel 2003,mentre è del tutto marginale la presenza italiana in Nord America, Asia,Oceania e Africa. Questo scenario induce a pensare che per le Pmi attive nei settori considerati, molta strada debba essere ancora percorsa.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore