Le priorità per ottimizzare l’It

Management

Mercury ha presentato i risultati di una ricerca che fornisce una vista di come iniziative quali il sourcing strategico, la conformità agli standard e la complessità legata alle applicazioni impattino sull’It

Ci sono settori il cui il contributo al business è molto chiaro, ha esordito in un recente incontro Aldo Zanetti, country manager Italy di Mercury. Il valore dell’investimento in Information Technology rimane invece per molti versi ancora oscuro. E’ una condizione che non può durare, perché determina forti discontinuità nella progressione degli investimenti. Basti pensare che l’ordinaria amministrazione dei sistemi informativi (manutenzione, gestione delle attività giornaliere) assorbe in media più della metà del budget It. Possibile? Forse è necessario impostare nuovi modelli di governance che tengano in considerazione il differente approccio che si afferma nelle strategie di sourcing determinato dalla complessità crescente degli ambienti applicativi, dalla proliferazione di leggi nazionali, locali, settoriali cui conformarsi. Tutto ciò significa che l’It deve essere considerata una disciplina da trattare con rigore, non come un’attività di puro artigianato. In tutta questa logica Mercury crede di poter giocare un ruolo importante, grazie all’iniziativa Business Techology Optimisation, attraverso la quale realizzare l’ottimizzazione delle tecnologie rispetto ai valori di business”. In questo contesto, per avere una visione relativa alle più importanti priorità e sfide dell’It Mercury ha commissionato una ricerca a livello mondiale a Economist Intelligent Unit e uno studio ad Idc, da cui si possono trarre degli spunti interessanti. In particolare la ricerca, condotta su un campione rappresentato da 758 senior It executive (Cio o persone che riportano ad esso in modo diretto) in 21 paesi (7 in Asia, 14 in Europa) si è concentrata su come iniziative quali il sourcing strategico, la conformità agli standard e la complessità legata alle applicazioni impattino sull’It. Come considerazione generale si può dire che se da un lato la ricerca evidenzia un forte allineamento tra Europa e Italia, a significare che le problematiche siano comuni nei paesi coinvolti nella ricerca, dall’altro in alcune situazioni l’Italia si caratterizza con specificità tutte italiane. In generale, nelle aree di maggior investimento, l’Application Management, intesa come gestione delle applicazioni, occupa la prima posizione, con un sostanziale allineamento dell’Italia con l’Europa. Segue il tema della sicurezza con un buon allineamento tra Europa e Italia mentre al terzo posto si posiziona il test di nuove applicazioni (19% Europa; 20% Italia). In sostanza le aree principali di investimento riguardano la gestione dell’esistente, la sicurezza, l’ottimizzazione delle nuove applicazioni attraverso una migliorata qualità e un migliorato controllo preventivo delle performance. Tutti ambiti in cui Mercury ha sicuramente molto da dire. Quali invece le sfide principali percepite? Su 30 punti analizzati la prima sfida emersa è quella di migliorare la qualità dell’It; qui inizia a evidenziarsi un primo disallineamento tra Europa (69%) e Italia (60%). E la differenza si fa ancora più forte sulla seconda sfida principale che riguarda il fatto di misurare il valore di business reale che l’It fornisce all’azienda (Europa 47%; Italia 27%). Secondo Mercury questo è molto legato alla maturità del sistema dei Cio europei rispetto a quelli italiani. In Europa si parte dal processo complessivo di governance, che si affronta in modo trasversale, mentre in Italia le richieste sono più puntuali, quindi emerge una radice più tecnica delle persone It italiane e un atteggiamento dei Cio a non confrontarsi con i Ceo o coi Cfo, parlando uno stesso linguaggio. La terza sfida riguarda la riduzione dei costi It. Su tutti e tre le tre sfide principali c’è un differenziale verso il basso dell”Italia rispetto all’Europa, che vuol dire chiaramente che il Sistema Italia vede le priorità con una logica più sfumata rispetto all’Europa; l’Europa è più massimalista e l’Italia più generica. Se si valutano i tre punti nel complesso ne viene fuori: poca tendenza all’innovazione, orientamento forte alla gestione dei sistemi che sviluppo (supporto e non abilitazione) e un effetto di trascinamento del pregresso. Sono tutte tre considerazioni preliminari alla presa d’atto che in Italia la gestione dei sistemi informativi non ha una stretta correlazione con il business delle imprese. I sistemi informativi sono visti come strumenti di supporto e non di abilitazione. Per quanto riguarda i servizi, in particolare di outsourcing, emerge un atteggiamento distonico, nel senso che da una parte le aziende tendono a cercare soluzioni di outosourcing, dall’altra, c’è la tendenza di alcune grandi aziende a fare re-insourcing dei propri sistemi informativi. Se questi sono gli elementi principali, come si articolano le risposte rispetto ai tre temi su cui si è focalizzata la ricerca? In termini di sourcing strategico emerge che non si attua una politica di sourcing (in particolare come outsourcing) solo in funzione dei costi, anche se questo rimane di gran lunga il beneficio principale. Se a livello europeo il 50% degli europei dice che la riduzione dei costi è il primo elemento per fare outsourcing, a livello italiano questo scende a un terzo (34%). Si ricorre all’outsourcing per procurarsi una serie di skill che non si hanno in casa (E 47%; I 27%) e per misurare il valore di business (E 39%; I 36%). Seguono a ruota il miglioramento della qualità e la necessità di proteggere e rendere sicuri i dati critici. Quali quindi le preoccupazioni principali in questo contesto e quali i fattori di successo? Il primo punto a livello europeo è mantenere la visibilità sulle operazioni disperse (54%); percentuale che a livello italiano si riduce di molto, che con molta probabilità si spiega con la natura dell’It in Italia a fare meno off shore di altre nazioni. L’altra preoccupazione è relativa al rischio di degrado della qualità del livello del servizio (54% E; 47% I). Terza preoccupazione, che in realtà in termini percentuali in Italia (57%) occupa la prima posizione, è la dipendenza dalle terze parti (47% E). Tra i fattori di successo più importanti rilevati: la trasparenza dei livelli di servizio, che in Italia è in controtendenza rispetto all’Europa (61%) in una percentuale del 77%; seguono il fatto di mettere in ordine giusto le priorità (56 E; 47 I) e la capacità di scalare. In termini di complessità, nel senso di capire come l’It sta misurandosi con ambienti eterogenei (legacy, package, codice ad hoc), in Europa la larga maggioranza delle aziende (81%) utilizza tutti questi ambienti; in Italia un po’ meno (71%) soprattutto per una presenza mainframe nelle banche. Le applicazioni più difficili da gestire risultano quelle composite (41%E, 43%I), e l’errore umano è evidenziato come il rischio principale. Per dare valore di business il driver principale in questo contesto risulta essere l’utilizzo di applicazioni di testing (54% E; 63% I). Nonostante le buone intenzioni solo il 23% degli italiani utilizza il testing in almeno una delle proprie applicazioni, mentre il 36% non fa uso di nessuno strumento di testing. Per quanto riguarda il rispetto delle regole e relativo adeguamento i benefici vanno nella direzione di una maggior accuratezza dei report finanziari, maggior visibilità sul rischio di impresa e una migliore governance dell’It.

Autore: ITespresso
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