Le reti vanno a tutto IP

Aziende

Contenuti e tecnologie convergono su IP. Le reti metropolitane in Italia

Il caso più emblematico, anche a livello europeo, è quello di Fastweb che ha da poco annunciato di aver raggiunto la quota di 714 mila clienti a fine 2005. Fastweb è stata la prima ha dotarsi di un’infrastruttura tutta basata su IP. Ma nel tempo si sono sviluppate in Italia altre reti metropolitane e con diverse tecnologie. In particolare per le reti ottiche sembrano ormai passati i tempi delle fibre “spente”. Per di più sta emergendo il ruolo di Telecom Italia, non più incumbent, ma alla conquista di quote di mercato da monopolista: le sue quote di mercato nella banda larga sono dell’80% ed è seguita da Fastweb con l’11%.Telecom al lavoro sul suo progetto di triple play con Alice sta mantenendo i suoi piani del 2005 e convertendo al tutto IP la sua rete e ? ha fatto notare maliziosamente un esperto contattato da Network News ? sta invece offrendo agli altri provider solo la sua attuale rete ATM. In sostanza sono, al solito, la convergenza su IP e l’altra convergenza, quella dei contenuti multimediali fino all’IP TV, a guidare le danze, mentre per le reti di nuova installazione a livello metropolitano ormai la scelta sembra essere la tecnologia Ethernet Optical. All’orizzonte si affacciano anche le prime nebulose avvisaglie del WiMax e del wireless non UMTS su scala metropolitana, ma per ora siamo ancora alle sperimentazione (sempre Telecom) e alle schermaglie sul piano legislativo. A proposito di convergenza vale la pena guardare alla Gran Bretagna, paese di riferimento per le telecomunicazioni, dove le mosse di British Telecom che opera in un mercato pienamente liberalizzato possono farci largamente da guida. E le aziende seguono sulla strada del tutto IP. Secondo un recente studio condotto da IDC, circa tre quarti delle aziende di tutto il mondo hanno in previsione, entro il 2008, di migrare verso una rete convergente. Tale ricerca, commissionata da Cisco Systems e BT, ha riscontrato che il 28% delle grandi aziende europee e americane hanno già implementato tecnologie convergenti, dato che crescerà fino al 74% nel corso dei prossimi tre anni. Secondo la ricerca, i due fattori che favoriscono tale migrazione verso reti IP sono rappresentati dal risparmio sui costi telefonici (39%) e dalla durata delle reti Private Branch eXchange (29%). Ulteriori fattori in grado di influenzare la transizione verso la convergenza consistono nella maggiore produttività, ottenibile grazie a una modalità di lavoro flessibile, e nel miglioramento dei processi di business. Confrontando questi dati, il principale beneficio individuato dalle aziende che stanno considerando l’adozione di servizi convergenti consiste nel risparmio economico (73%), ottenibile tramite la riduzione dei costi telefonici e da ulteriori benefici tra cui una gestione più efficiente della rete (20%) e maggiori funzionalità abilitate dal protocollo IP, come la comunicazione unificata e l’estensione al mondo della telefonia mobile (37%). La convergenza di sistemi voce e dati è l’elemento strategico della visione di BT per un’economia digitale in rete, permettendo in questo modo alle aziende di ottenere una reale flessibilità e collaborazione semplificando la gestione dei costi e delle attività. Secondo la ricerca, meno del 20% delle aziende attualmente utilizza servizi gestiti per le proprie reti voce e dati separate, mentre il 39% ha in previsione di utilizzare servizi voce e dati convergenti. Ciò che viene considerato nella scelta del potenziale fornitore per la gestione della rete è l’esperienza e l’eccellenza tecnologica dimostrata in ambito voce, dati e convergenza (46%). Una volta iniziata l’adozione, la maggior parte delle aziende è attenta più alla stabilità che all’innovazione. Costrette a ritagliarsi un loro spazio tra LAN e WAN, le MAN (Metropolitan Area Network) mutuano da entrambe diverse tecnologie per applicare su un scala geografica di riferimento molto diversa. A livello tecnologico l’arrivo ormai consolidato dello standard Ethernet a 10 Gbps con relativi apparati di switching è stato accompagnato dalla necessità di convivenza con diversi mezzi trasmissivi, dalle fibre ottiche al wireless del WiMax (IEEE 802.16), soprattutto per la connessioni di periferiche sempre più esigenti in fatto di banda. È proprio nel trasporto del traffico utente dalla periferia alla dorsale metropolitana che l’approccio Ethernet gioca la sua carta migliore. Tecnologia trasmissiva di tipo broadcast e scala dimensionale si influenzano a vicenda, mentre gli esperti collocano la scala dimensionale delle MAN sopra il chilometro (dalla singola stanza al campus si parla di LAN) fino a 10 km. Oltre si parla di rete geografica nazionale. Ma in questo inizio d’anno non mancano idee per soluzioni che potremmo definire di estensione delle reti verso altri territori. Marconi servendosi delle soluzioni storage e server di Brocade e HP per ambienti mission critical e delle proprie reti SDH, ha potuto realizzare un’architettura “Extended Campus Cluster” altamente affidabile, in grado di sviluppare e potenziare l’offerta di servizi di rete multiservizio. Si tratta di una One Box Solution che consente di avere in un unico asset tutte le applicazioni Marconi Service On Optical per la gestione degli apparati SDH DWDM dei propri clienti, e al contempo permette di ridurre gli apparati e i costi di gestione. La soluzione è frutto di un mix vincente di affidabilità e condivisione degli switch Brocade Fibre Channel SAN SW3250 a 2 Gbps, che offrono una connessione SAN flessibile e a costo contenuto, e del Brocade Multiprotocol Router AP7420, che permette di creare una Logical Private SAN (LSAN), di condividere le risorse tra SAN fisicamente separate e assicurare la business continuity. Le soluzioni Brocade sono state abbinate alle elevate prestazioni e alla scalabilità delle soluzioni Storage-Server XP12000-SuperDome di HP. Intanto i fornitori di tecnologia sono pronti a cavalcare le promesse della convergenza sulle nuove reti. La strategia della coppia Alcatel-Microsoft sull’IPTV prevede un ampio uso del multicasting sulle reti metro e sull’infrastruttura DSL. Molti carrier ritengono che la strada per il successo dell’IPTV passa per una buona capacità di delivery delle infrastrutture di rete che passa attraverso l’accesso DSL. Alcuni esperti ritengono che l’acquisizione da parte di Cisco di Scientific Atlanta, segnalata come l’ultimo passo verso una soluzione end to end per il triple play sia nella direzione giusta, ma abbia messo in luce la debolezza dell’offerta Cisco negli strumenti di accesso DSL che portano il segnale verso il core della rete, tradizionale punto di forza di Cisco. E mentre i vendor occidentali si attrezzano, la cinese Huawei continua a fare passi da gigante al di fuori del suo paese. Reti ottiche,mobili e NGN sono i settori che hanno permesso all’azienda di raggiungere una crescita anno su anno del 40%, con contratti globali pari a 8,2 miliardi di dollari. Operatori cosiddetti di livello Tier 1 come BT, Telefonica e KTN sono già parte del carniere di Huawei. In questo gli esperti sono d’accordo nell’affermare che non si tratta di solo di prezzi bassi rispetto ai rivali occidentali: i prezzi sono bassi e la qualità è alta. Non si giudicherebbe altrimenti la scelta di BT su Huawei per gli apparati di accesso e trasmissione per la sua 21st Century Network. Da tutto questo emerge che ancora una volta se Ethernet è solo una tecnologia, sono invece le applicazioni su Internet quelle che interessano agli utenti. Molte reti possono trasportare l’IP e il traffico Internet. Ma per l’accesso residenziale a larga banda, i servizi video, le wireless LAN e le aziende Ethernet (su rete fissa o mobile) è la tecnologia definitiva per tutti i servizi. Ethernet dunque deve diventare la base di qualcosa di simile alla rete telefonica pubblica: bassi costi, ma anche qualità e affidabilità. Tuttavia deve acquisire una maggiore capacità di banda per poter aggregare tutti i servizi a banda larga e qui sono attese le nuove reti metropolitane. Nelle reti di accesso DSL e Ethernet convivono attraverso i multiplexer di accesso DSLAM. Nelle reti metro esistono però diverse alternative per non diventare colli di bottiglia per i collegamenti di accesso a banda larga. Gli attuali sistemi DSL basati su ATM possono essere aggregati con soluzioni avanzate di tipo SDH, ma l’arrivo della fibra nelle aree metropolitane spinge verso Ethernet di tipo ottico. Gli uffici delle aziende sono collegati internamente a 100 Mega o a 1 Giga su Ethernet, i collegamenti tra le città viaggiano su fasci DWDM di collegamenti a 10 Giga, ma in mezzo ci sono reti MAN su circuiti TDM che non superano 1,5 Mega o i service provider devono offrire servizi IP su un trasporto TDM. Una rete MAN di tipo Ethernet a 10 Giga consente di scalare in modo economico verso collegamenti a 1 Giga sull’edge e verso i 10 Giga sul core della rete

Autore: ITespresso
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