Le startup italiane cercano la riscossa a Smau 2016

AziendeStart Up
Il manifesto di 7 associazioni della filiera startup
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La raccolta delle startup si ferma a 35 milioni di euro nel primo semestre. Ma a Smau sono attesi oltre 50 investitori internazionali provenienti da 20 Paesi del mondo

A Maker Faire 2016 le startup hanno fatto la parte del leone. Digital Magics è giunta alla soglia delle 69 startup, dopo aver ricevuto 7000 pitch, di cui 1500 solo nell’ultimo anno. Ma le buone notizie finiscono qui: il segmento seed/startup è salito da 20 milioni a 35 milioni di euro. Lo riporta Aifi (Associazione italiana del private equity e venture capital), che ha pubblicato i dati relativi ai primi sei mesi dell’anno, da cui emerge che la crescita del mercato italiano del capital venture è lento.

Le startup italiane cercano la riscossa a Smau 2016
Le startup italiane cercano la riscossa a Smau 2016

La crescita è a doppia cifra: il tasso d’incremento è pari al +77%, ma siamo distanti dai 100 milioni di euro previsti tempo fa. L’anno della svolta è stato il 2012, anno del varo della normativa sulle startup innovative. Nel 2012 furono messi sul piatto 135 milioni, dopodiché siamo passati agli 83 milioni del 2014, 74 nel 2015. L’anno scorso, si sono raggiunte appena 122 operazioni e 74 milioni di euro dedicati ad aziende in fase di early stage. Il turnaround registra 3 operazioni, mentre 7 sono i deal del comparto infrastrutture.
La Francia ha investito 1,7 miliardi di euro nelle imprese innovative, nel tra 2012 e 2014, mentre il Regno Unito ha riservato 1,8 miliardi, la Germania sfiora i 2 miliardi. L’Italia si è arrestata a 259 milioni: per raggiungere gli 1,8 miliardi di euro, sommati dalla Gran Bretagna in un biennio, il nostro Paese ha speso ben tre lustri (2000-2015).

Più ottimista è una ricerca di Italia Startup, da cui si evince che nel 2015 gli investimenti in giovani imprese innovative hanno totalizzato i 133 milioni di euro, in crescita dell’11% rispetto al 2014 e oltre il picco di 129 milioni messo a segno nel 2013. Venture incubator, family office, club deal e business angels stanno seguendo una tendenza di crescita, con un balzo del 32%, passando da 57 a 75 milioni di euro.
“Il 2014 e il 2015 possono essere considerati un periodo di transizione, visto che nel 2013 alcuni fondi hanno terminato il loro ciclo di vita” precisa il Politecnico di Milano.

Anna Gervasoni, direttrice generale dell’associazione italiana di private equity, venture capitale e private debt Aifi, spiega che si sta osservando una vivacità che prima non conoscevamo: “Negli ultimi anni l’Italia ha migliorato molto il contesto normativo. Le nuove regole da una parte hanno reso più facile e meno costoso creare una start up, e hanno favorito dall’altra parte l’attività degli investitori professionali“.

Tornando ai dati di Aifi, l’Ict continua ad aggiudicarsi la fetta più importante con 21 operazione di investimento (sempre nei primi sei mesi), nove (sanità) e otto (biotecnologie). La crescita della sanità fa però sperare per il futuro, essendo uno dei volani di innovazione e biotecnologie.

Se il primo round di finanziamenti si chiude spesso con capitali nazionali, le startup italiane stanno anche entrando nell’orbita degli investitori stranieri. “Oggi ci sono alcune centinaia di start up che iniziano ad avere fatturati importanti, intorno al milione di euro, e sono appetibili anche per capitali in arrivo dall’estero, soprattutto da stati Uniti, Israele ed estremo oriente”, conclude il segretario generale dell’associazione Italia Startup, Federico Barilli, che ammette che “il rapporto tra Francia o Germania e Italia è di dieci a uno”.

L’agenzia per l’internazionalizzazione Ice, sta collaborando con il ministero dello Sviluppo economico e Smau in vista dell’iniziativa ItaliaRestartsUp. Al salone dell’innovazione milanese convergeranno oltre 50 investitori internazionali provenienti da 20 Paesi del mondo, dalla Russia agli Usa, dagli Emirati Arabi a Hong Kong. Tutti interessati a puntare sulle startup italiane. Forse, la svolta arriverà da lì, visto che il capitale investito da ciascun soggetto dovrà sorpassare i 10milioni di euro, con un investimento medio intorno ai 500mila euro. Le delegazioni terranno più di 900 faccia a faccia con giovani imprese impegnate in settori come il biomedicale, l’automazione e la sostenibilità ambientale.

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Autore: ITespresso
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