Le startup italiane che rilanceranno l’Italia

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Digital Magics annuncia l'aumento di capitale in opzione

Nasce Poli Hub – start-up district & accelerator, nasce per promuovere i processi di cross-fertilizzazione tra le diverse startup tramite la condivisione di esperienze e know-how. Scenario del mercato italiano

L’Osservatorio startup del Politecnico di Milano ha messo le startup innovative sotto la lente. Ha scoperto che in amaggioranza le Startup provengono dl settore ICT in circa il 50% degli investimenti totali: sono 44 le startup ICT finanziate nel 2011 per 27 milioni di euro e 29 quelle finanziate nei primi 9 mesi del 2012 per 20 milioni di euro. Di questi investimenti, il 50% è dedicato al mondo Mobile, un mercato nel quale l’Italia è ai primi posti a livello internazionale, con 32 milioni di smartphone e 2,9 milioni di tablet. Nei mercati maturi la crescita dell’economia è affidata in gran parte alle nuove imprese, in prevalenza legate all’ICT. L’Italia, dopo aver varato il Crescita2, ci prova, tuttavia parte da una posizione svantaggiata. L’Italia è indietro sia per numero di startup che nascono ogni anno sia per ammontare di investimenti ricevuti. Con Stati Uniti e Israele ai primi posti, l’Italia investe in startup un settimo rispetto alla Francia, un quinto rispetto alla Germania e al Regno Unito e la metà rispetto ai paesi del nord che hanno PIL molto inferiori a quello italiano. In Italia oltrepassano di poco la ventina gli investitori istituzionali realmente attivi nel finanziamento delle startup, a cui si affiancano un’altra decina di incubatori privati che, oltre a investire nelle startup (ma, in media, meno dei primi), offrono loro risorse e servizi a valore aggiunto di varia natura (spazio, mentorship eccetera). A questi si aggiungono una trentina di incubatori universitari (di questi una dozzina sono particolarmente attivi) che però non investono risorse finanziarie nelle start-up ma forniscono loro servizi (dagli spazi ad hoc al trasferimento tecnologico dall’università). Infine esiste un centinaio di investitori “informali”, tra business angel e family office (di cui una decina i più attivi). In questo scenario nasce Poli Hub – start-up district & accelerator, nasce per promuovere i processi di cross-fertilizzazione tra le diverse startup tramite la condivisione di esperienze e know-how. Tutte le nuove aziende che hanno già ricevuto finanziamenti da Venture Capitalist, Business Angel, Incubatori, potranno entrare in Poli Hub, mentre le altre saranno selezionate da parte dei docenti del Politecnico. Secondo l’Osservatorio sulle startup del Politecnico di Milano, “se venissero immessi nelle nuove imprese 300 milioni di euro per investimenti seed si potrebbe avere, entro un decennio, un impatto sul PIL di circa 3 miliardi di euro (pari allo 0,2% circa)”. Non male come inizio.

Professione Start-up @ shutterstock
Osservatorio Start-up: l’anali dello scenario italiano del Politecnico di Milano

In Italia sono poco più di una ventina gli investitori istituzionali realmente attivi nel finanziamento delle startup, a cui si aggiungono un’altra decina di incubatori privati che, oltre a investire nelle startup (anche se mediamente meno dei primi), forniscono loro risorse e servizi a valore aggiunto di varia natura (spazio, mentorship). A questi si affiancano una trentina di incubatori universitari (di cui una dozzina quelli particolarmente attivi) che tuttavia non investono tipicamente risorse finanziarie nelle start-up ma forniscono loro servizi (dagli spazi attrezzati al trasferimento tecnologico dall’università). Infine troviamo un centinaio di investitori “informali”, tra business angel e family office (di cui una decina i più attivi). “È un salto di qualità importante nella valorizzazione della ricerca e dell’innovazione tramite la creazione di giovani imprese tecnologiche – ha dichiarato G. Bracchi, Presidente di Fondazione Politecnico di Milano –. Con Poli Hub la Fondazione, sulla scorta delle esperienze di Londra e Berlino, punta a creare in zona Bovisa un distretto tecnologico, in contatto con i nuovi dipartimenti e laboratori dell’ateneo milanese e con le attività di tutoraggio e di formazione imprenditoriale dell’Acceleratore di imprese. L’obiettivo, per noi ambizioso ma concreto, è quello di arrivare a 150 start up incubate con la compresenza di aziende che hanno già raccolto capitali da venture capital e business angel e, dato fondamentale, con la sinergia attiva delle reciproche esperienze”.

Autore: ITespresso
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