Le valutazioni delle startup si avventurano su vette pericolose

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L’Emilia-Romagna scommette sulle startup
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Finora gli appetiti degli investitori sono stati ripagati da IPO stellari, ma gli hedge funds stanno spingendo alcune startup verso livelli che non si vedevano dallo sboom della Net economy

Un flusso di denaro proveniente da risorse non convenzionali“, scrive Bloomberg, sta spingendo startup come Uber, Snapchat e Pinterest verso livelli che non si vedevano dallo sboom della Net economy.

Gli ultimi round di finanziamenti valutano Uber intorno ai 40 miliardi di dollari, Pinterest sale a 11 miliardi di dollari e l’applicazione mobile Snapchat è valutata 15 miliardi di dollari. Una pioggia di miliardi che non si vedeva dai tempi del crash delle dot-com nel 2000.

A spingere queste valutazioni da vertigini sono Hedge funds e mutual fund, pronti a pagare cifre da capogiro, fra le 15 e le 18 volte le vendite prospettate nell’anno. Ma che il clima sia torrido lo dimostra il confronto con cinque anni fa, quando si pagava fra le 10 e le 12 volte le proiezioni dei ricavi.

Alcune startup potrebbero generare profitti, ma altre potrebbero consumare grandi somme di denaro e fallire. Quindici anni dopo la bolla di Internet, potremmo entrare in una nuova simile spirale? A inizio marzo il Nasdaq ha superato la soglia psicologica dei 5.000 punti, tornando ai massimi da 15 anni. Ma certi scenari da brividi potrebbero ripetersi.

Aziende valutate 16 volte i futuri ricavi, potrebbero facilmente bruciare un terzo del loro valore, secondo SharesPost 100 Fund.

Finora gli appetiti degli investitori sono stati ripagati da IPO stellari. Pensiamo ai 3.2 miliardi di dollari di profitti guadagnati da Silver Lake Management nella quotazione record da 21.8 miliardi di dollari di Alibaba. Il private-equity ha monetizzato in tempi rapidi, in soli tre anni.

Ma ora ci sono le maxi valutazioni di Pinterest, Snapchat e Uber, oltre alla cinese Xiaomi. E Pacific Crest Securities prevede una tendenza in accelerazione, man mano che le startup tecnologiche catalizzano l’attenzione degli hedge funds.

Non c'è al momento una bolla Internert, ma alcune valutazioni di startup sono eccessive e potrebbero evaporare
Non c’è al momento una bolla Internert, ma alcune valutazioni di startup sono eccessive e potrebbero evaporare

L’anno scorso sono stati iniettati 59 miliardi di dollari nelle startup. Secondo PitchBook Data, la cifra più alta dall’era delle dot-com. 62 startup hanno ricevuto una valutazione da un miliardo di dollari: tre volte rispetto al 2013.

Rispetto a 15 anni fa, il mercato in realtà è più sobrio e la maggior parte delle startup genera fatturati reali e crescono velocemente. Quello che accade è che le startup devono aspettare più a lungo prima di quotarsi, perché raggiungono il massimo valore fra l’ottavo e l’undicesimo anno.

Altre Ipo hanno deluso: quella di Box è avvenuta a gennaio a 14 dollari per azione, il 30% in meno rispetto all’ultima valutazione di luglio. Ora è attesa la quotazione di GoDaddy: l’initial public offering (Ipo) è fra 17 e 19 dollari per azione, per una valutazione da 2,87 miliardi di dollari.

Il mercato delle aziende tecnologiche potrebbe cadere nel giro di tre anni, secondo alcuni analisti. Bisogna ricordare che il Nasdaq Composite Index perse il 59% fra il 2000 e il 2001. Ma Pacific Crest è meno pessimista: un calo nell’arco di un triennio è fisiologico, ma non sarà drammatico. Un Tweet di settembre del venture-capitalist Marc Andreessen, già inventore del browser Netscape, potrebbe però essere profetico: prevede l’evaporazione di alcune eccessive valutazioni. ll tempo dirà chi aveva ragione.

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Autore: ITespresso
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