Le virtù del GDPR secondo i decision maker IT

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Una ricerca Kaspersky Lab svela l’opinione dei decision maker IT sul GDPR. Solo uno su due pensa che la sua azienda se ne stia prendendo cura in modo corretto, il 63 percento si sente sopraffatto, ma si aspetta anche di acquisire maggiore autorevolezza

GDPR - Infografica Kasperksy sullo studio condotto su oltre 2000 decision maker
GDPR – Infografica Kasperksy sullo studio condotto su oltre 2000 decision maker (per visualizzare l’infografica fare clic sull’immagine)

Kaspersky ha realizzato uno studio a un anno esatto dell’entrata in vigore del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, molto più conosciuto come GDPR che in verità è già in vigore ma produrrà tutte le sue conseguenze a partire dal 25 maggio del 2018.

Il titolo dello studio è quanto mai significativo:“Dalla sopraffazione al controllo: il processo di preparazione per il GDPR del dipartimento IT per garantire la protezione adeguata dei dati”.

Dalla sopraffazione al controllo…Appunto. Non si potrebbe esprimere meglio il percorso che attende le nostre Pmi e chiama in causa tutte le figure responsabili in azienda. Perché è chiaro che il GDPR non è un affare la cui responsabilità possa  essere scaricata su una singola figura, anche se prevede poi che “le responsabilità” siano perfettamente individuabili.

Altre ricerche lo dicono chiaramente, in Italia (ma sembra che anche altri Paesi in Europa non siano messi molto meglio) sono poche le persone che conoscono bene il GDPR, e ancora meno quelle che saprebbero spiegarvi per filo e per segno cosa fare per rendere la vostra realtà ‘compliant’.

Per questo motivo la percezione attuale da parte dei manager da un lato è di preoccupazione, per cui queste nuove regole vengono vissute semplicemente come un problema da risolvere, un inconveniente, uno spreco di denaro, dall’altro però per tanti professionisti IT – questo emerge dall’indagine Kaspersky – il GDPR potrebbe rendere più efficiente il lavoro.

Una differenza a nostro avviso sostanziale tra il GDPR e la legge sulla privacy nostrana è che questa volta non abbiamo nemmeno la scusa di poter dire: “Noi italiani siamo bravissimi a complicare la vita delle aziende con adempimenti burocratici assurdi, e a risolvere tutto in una pratica da compilare, o in una tassa da pagare”. Questa volta il Regolamento è Europeo e sarà uguale per tutti i Paesi. 

Arriviamo ai numeri. La ricerca si basa su interviste ad oltre duemila decision maker di Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Svezia e Norvegi.

Il 63 percento dei decision maker europei si aspetta di acquisire maggiore autorevolezza grazie al Regolamento perché rivestirà un ruolo chiave per rafforzare la protezione dei dati, ma la stessa percentuale indica un sentiment di sopraffazione rispetto alla nuova regolamentazione.

Resta viva la preoccupazione diffusa perché solo il 55 percento ha fiducia che l’azienda si stia prendendo cura dei dati in suo possesso in modo corretto e almeno uno su cinque non mostra alcuna sicurezza sul fatto che l’organizzazione per cui lavora sarà del tutto conforme entro il 25 maggio 2018.

Un decision maker su due è convinto che il GDPR renderà migliore il proprio lavoro, e il 66 percento vorrebbe essere formato per capire cosa il GDPR implicherà per la sua organizzazione. 

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