AziendeMercati e Finanza

WEF 2016: L’economia digitale vale oltre un quinto del PIL

Dieci scenari di convergenza nel mercato IT, secondo Frost & Sullivan
2 12 Nessun commento

I paesi che vantano le maggiori potenzialità di ottimizzare la loro performance digitale complessiva sono il Brasile, l’Italia, (4,2%, pari a circa 81 miliardi di dollari), la Cina e il Giappone. La ricerca di Accenture

Il mondo digitale, con il suo carico di disruption, è sempre più protagonista al WEF 2016 di Davos, dove Accenture ha presentato un report secondo il quale l’economia digitale vale oltre un quinto del PIL.

WEF 2016: L'economia digitale vale oltre un quinto del PIL
WEF 2016: L’economia digitale vale oltre un quinto del PIL

Dallo studio, intitolato “Digital Disruption: the Growth Multiplier“, l’economia digitale può generare 2 trilioni di dollari in più fino al 2020, sfruttando al meglio l’utilizzo delle competenze digitali e delle tecnologie.

Presentata al World Economic Forum di Davos, la ricerca fotografa la scala dell’economia digitale nei primi 11 Paesi del mondo, pesando il valore aggiunto al PIL generato da hardware, software e tecnologie associate, e dai professionisti che sfruttano il digitale nelle loro attività. Lo studio misura anche il valore dei beni e servizi intermedi digitali utilizzati nella produzione.

Il 22%, pari a un quinto dell’economia mondiale, è correlato all’economia digitale delle competenze e dei capitali. Gli Stati Uniti sono l’economia più digitalizzata al mondo, con il 33% della sua produzione costituito in investimenti nel digitale. Il 43% della forza lavoro degli Stati Uniti e il 26% del suo capitale accumulato sono in grado di sostenere attività connesse al digitale. Negli altri mercati, si spazia da oltre il 30% nel Regno Unito e in Australia al 18% in Italia, fino al 10% in Cina.

Per ottenere tassi di crescita più elevati, le imprese dovranno ottimizzare “l’indice di densità digitale”, che, secondo Accenture, calcola il grado di penetrazione del digitale nelle aziende e nell’economia di una nazione. Esso comprende competenze e tecnologie digitali, oltre a fattori come la facilità di accesso ai finanziamenti e il livello di apertura del contesto normativo di un Paese.

Per garantirsi una crescita più rapida nell’incertezza delle prospettive economiche globali, aziende e istituzioni si stanno rivolgendo al digitale, ma la dimensione dell’economia digitale non è di per sé garanzia di crescita,” ha precisato Mark Knickrehm, group chief executive, Accenture Strategy. “Le organizzazioni hanno bisogno di un’azione decisa che reindirizzi talento e tecnologie digitali verso la creazione di nuovi modelli di business, piuttosto che di efficienze. Questo richiede non solo maggiori investimenti digitali, ma anche una più ampia trasformazione organizzativa e culturale per ottenere il massimo dei ritorni”.

I paesi che vantano le maggiori potenzialità di ottimizzare la loro performance digitale complessiva sono il Brasile (6,6%), l’Italia, (4,2%, pari a circa 81 miliardi di dollari), la Cina (3,7%) e il Giappone (3,3%).

L’Italia dovrebbe orientare il 60% del suo impegno supplementare nello sviluppo Internet verso una migliore applicazione di tecnologie e un 40% nell’ecosistema, lo sviluppo degli “acceleratori” o fattori abilitanti (come infrastrutture, contesto regolatorio, pubblica amministrazione, mercati).

Aumentare significativamente il contributo dell’economia digitale al PIL del nostro paese, riallineandolo a quello dei principali paesi industrializzati, rappresenta una leva di crescita per l’Italia non ancora sfruttata adeguatamente” spiega Marco Morchio, Accenture Startegy Lead per Italia, Centro Europa e Grecia: “Fare uno scatto in avanti, dando una precisa allocazione alle priorità del Paese, attraverso uno sviluppo mirato delle componenti digitali in ambito infrastrutturale, regolatorio, di competenze e di investimenti industriali, offrirebbe molte chance di crescita strutturale sia per le imprese che per l’occupazione”.

Le aziende devono dare priorità ai modelli piattaforma, gli investimenti digitali basati su opportunità di valore, competere mediante una strategia digitale, creare un ecosistema adatto per la trasformazione digitale: “Gli alti tassi di crescita registrati da tante aziende digitali possono diventare una realtà anche per gli operatori delle industrie tradizionali, che, applicando modelli di piattaforma, creeranno un ecosistema di partner e clienti in cui potranno offrire nuovi servizi a valore aggiunto”, conclude Bruno Berthon, managing director, Accenture Strategy. “Prima di investire massicciamente nella formazione di partnership in grado di produrre nuovo valore, le aziende devono modellare le loro strategie di piattaforma e definire il loro ruolo di leader o partecipanti”.

ITespresso è il sito di tecnologia dedicato a tutti coloro che sono appassionati dei trend del mercato IT, non solo di nuovi prodotti (smartphone, tablet, app innovative…) ma anche dei fenomeni che stanno cambiando il modo di lavorare: virtualizzazione, collaboration, cloud, byod. Attento alle innovazioni apportate dal mondo social, ITespresso guarda con interesse le dinamiche dei social network, da Facebook a Google, dando consigli e strumento concreti anche alle piccole e media imprese per utilizzare l’IT a vantaggio del business.

Seguici