Legatum Institute e IT: l’Italia è fuori dal G20 della prosperità

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Il think tank britannico Legatum Institute valuta 104 paesi in base all’indice di prosperità e parametri come innovazione, salute, sicurezza e formazione. L’Italia si piazza 21esima, ma nell’IT scivola alla 26esima posizione

Il Legatum Institute ha messo sotto la lente 104 paesi, per valutarne la “prosperità”. I parametri usati sono molteplici e comprendono innovazione, salute, sicurezza e formazione. L’Italia si piazza 21esima, ma nell’IT scivola alla 26esima posizione.

Secondo l’ indice di prosperità del Legatum Institute, si piazza prima la Finlandia (dove la banda larga è un diritto dei cittadini), seguita da Svizzera, Svezia, Danimarca, Norvegia, Australia, Canada, Olanda, Usa e Nuova Zelanda. Fra i paesi del G-20, solo tre si piazzano fra i primi 10. L’Italia, che fa anche parte del G8, è infatti fuori in 21esima posizione. Nell’ambito del BRIC, Il Brasile è 41esimo, la Russia 69esima, l’India 45esima e la Cina 75esima: come dire, il Pil non è tutto (la crescita economica non basta a definire la prosperità), e il benessere ha altre declinazioni e sfaccettature, ben oltre la ricchezza economica.

Ma l’Italia, paese del bon vivre e del “dolce sì suona”, come mai arranca ed esce perfino dal G20 della prosperità ? Ancora una volta è la scarsa attitudine a innovare, il fardello italiano: il Divario digitale e IT pesano nella classifica.

Nell’innovazione,l’Italia è indietro al 26esimo posto: i cittadini italiani, pur godendo di un discreto accesso tecnologico (con 53 server sicuri per milione di abitanti e banda sufficiente), soffrono del Cultural Divide. L’accesso ai Pc è moderatamente alto con 37 personal computer ogni 100 persone. Ma l’ICT detiene meno del 4% dell’export e l’hi-tech export è solo il 7% di tutto l’export manifatturiero. Nel business, va un po’ meglio: l’Italia si piazza 15esima per avviare una start-up, in quanto le procedure formali richieste solo “solo” 9: insomma, i lacci e lacciuoli si stanno progressivamente sciogliendo.

Ma l’Italia mostra una spesa moderata nell’R&D (ricerca e sviluppo). E, globalmente, nel settore delle royalty, l’Italia è quindicesima. Il valore aggiunto nei servizi è invece al 71%: il che indica che gli italiani hanno un’economia trainata anche dai servizi.

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