L’Egitto oscura Twitter e Facebook

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La censura online allarga il suo raggio d’azione. I regimi temono che i movimenti per la democrazia sfruttino le potenzialità dei social network

Il Nord Africa è in rivolta e l’Egitto chiude Twitter e Facebook. I movimenti per la democrazia, che in Tunisia ed ora in Egitto si scontrano con le forze dell’ordine, devono la loro nascita amche alla forza del Web. Ancora una volta i blog e alcuni social network hanno permesso di dare voce a chi di solito è senza voce.

Oggi si scopre che il governo tunisino di Ben Ali tentava di mettere le mani sugli identificativi degli utenti di Facebook, violando gli account del social network con 650 milioni di utenti nel mondo. Lo ha denunciato Joe Sullivan, lo Chief Security Officer di Facebook. Mentre la protesta contro il regime di Ben Ali (ora caduto) prendeva piede nelle piazze di Tunisi, centinaia di migliaia di utenti hanno imparato a sfruttare Facebook, Twitter e gli altri social network per coordinare i cortei, condividere foto e video delle manifestazioni, e denunciare le violenze della dura repressione da parte delle forze dell’ordine.

L’oscuramento di Facebook e Twitter in Egitto non è dunque inaspettato: Hosni Mubarak, dopo 30 anni di regime, teme un contagio da parte dei movimenti 2.0 per la democrazia. A novembre anche l’Arabia Saudita ha oscurato Facebook. Nel giugno 2009 l’Iran chiuse Twitter e Facebook con simili accuse, anche perché i social network veicolavano le immagini e le parole d’ordine della protesta.

Google ha di recente illustrato lo stato e la geografia della censura nel mondo: da anni la censura è globale, e ben due dozzine di paesi al mondo la applicano sistematicamente a un ampio spettro di informazioni.

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