L’e.mail è forma scritta?

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Un’interessante dibattito giuridico sorto a seguito della pubblicazione
sul web del decreto ingiuntivo n. 848/03 emesso dal Tribunale di Cuneo.

Nelle ML e nei Circoli giuridici non si parla d’altro: l’e.mail equivale, oppure no, a un documento cartaceo sottoscritto e può essere prodotta in giudizio? Il contributo di molti studiosi sta arricchendo tale dibattito secondo una corretta dialettica che vede l’incontro di più tesi sostenute sia da giuristi, sia da tecnici dell’informatica e, la presenza di qualche nota stonata che vorrebbe chiudere la questione tacciando di distrazione quanti l’hanno portata all’attenzione del grande pubblico si commenta da se’. Il dibattito deve essere sempre alimentato, una pluralità di prospettive e’ sintomo di amore per la ricerca e lo studio: e quindi andiamo avanti con ulteriori considerazioni! Come e’ noto la questione e’ sorta con la pubblicazione sul web del decreto ingiuntivo n. 848/03 emesso dal Tribunale di Cuneo sulla base della sola produzione di uno scambio di e.mail dalle quali si deduceva un riconoscimento di debito. Poiché una voce solitaria ha contestato con forza la pubblicazione del decreto e, quindi, i commenti che ne sono seguiti, allora sembra inevitabile fare chiarezza: 1) Il decreto ingiuntivo e’ un provvedimento emesso da un Giudice in un procedimento di natura sommaria e, quindi, per definizione non e’ di parte come qualcuno ha arditamente riferito in questi giorni (salvo a voler avallare le argomentazioni di una certa corrente politica che vorrebbe di parte qualsiasi provvedimento di un giudice ma qui si cerca di parlare di diritto e non di politica!). 2) Il Giudice emette un decreto ingiuntivo se sono presenti i requisiti contenuti nell’art. 633 c.p.c. (e non art. 663 c.p.c. come era apparso inizialmente sull’articolo soprariportato, forse, scritto troppo in fretta e senza meditare): tra questi requisiti al punto 1) c’è anche la prova scritta! 3) Nel suo provvedimento il Giudice di Cuneo dice testualmente visti gli art. 633, 634 ingiunge (.): il Giudice, quindi, ha deciso di emettere il decreto sulla base del combinato disposto di due norme: gli artt. 633 e 634 c.p.c., e l’art. 634 c.p.c. altro non e’ che una spiegazione del nostro legislatore su cosa e’ la prova scritta. Quindi, e’ indubbio che il Giudice ha sostenuto la tesi secondo la quale l’e.mail e’ equipollente a un documento scritto. D’altronde, questa tesi (secondo la quale ID e PW possono in qualche modo rappresentare una forma di autenticazione informatica e, quindi, costituire una firma elettronica) e’ stata già avallata da recente autorevole dottrina (si veda, ad esempio, la posizione di A. Graziosi, AA. VV. Il documento informatico e la sua efficacia probatoria nel processo civile, in un recente testo edito dalla Giappichelli dal titolo Commercio Elettronico Documento Informatico e Firma Digitale a cura di C. Rosello, G. Finocchiaro e E. Tosi pg. 543 e ss. o il recente articolo di Vito Amendolagine a commento del famoso decreto dal titolo Il valore probatorio dell’e-mail nel ricorso per ingiunzione di pagamento apparso di recente su Diritto e Giustizia, Giuffre’ editore) e già c’erano state in proposito decisioni di altri giudici meno pubblicizzate (citiamo, a titolo di esempio, il decreto ingiuntivo n. 704/2002 emesso il 26 marzo 2002 dal Tribunale di Venezia su presupposti molto simili). In realtà dall’esame della normativa vigente si deduce che in Italia manca un coordinamento tra le norme che regolano i rapporti tra PA e cittadino e le norme che regolano il mero commercio elettronico tra privati. Per il commercio elettronico tra privati non e’ necessario imporre sistemi di validazione e sicurezza identici a quelli indispensabili per i rapporti che si consumano con la PA.

Autore: ITespresso
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