L’Equo compenso della Siae si allarga a Pc e cellulari

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Protocollo d'intesa fra Siae e rivenditori di elettronica

Il decreto del ministro dei beni culturali aggiorna e amplia il raggio d’azione della tassa, definita Equo compenso, ai prodotti hi-tech

Non bastava l’equo compenso sui Cd e supporti vergini: ora la tassa allunga la sua ombra sui prodotti hi-tech. In arrivo una raffica di aumenti a causa della “rapacità” dell’equo compenso della Siae ? Vedremo.

Intanto il decreto del 30 dicembre del ministro dei beni culturali aggiorna e amplia il raggio d’azione della tassa, definita Equo compenso, ai prodotti hi-tech: Pc e cellulari, per rimpinguare le casse della Siae.

Cellulari, decoder, computer, lettori mp3 e qualunque dispositivo dotato di memoria.

A dicembre aveva lanciato l’allarme il Presidente di Asstel, Stefano Parisi, su una potenziale nuova tassa sui telefoni cellulari.

Secondo Confindustria Cultura: “Per quanto riguarda in particolare i telefoni cellulari, Parisi dimentica di precisare che si tratta unicamente dei cellulari che hanno la funzione integrata di riproduttore musicale e audiovisivi. E secondo una ricerca condotta nel 2009 da Forrester, in Italia, l’uso degli apparecchi mobili per ascoltare musica è più diffuso tra i consumatori dell’ipod con un 19 % del mobile contro il 18 % della penetrazione del più diffuso lettore di file musicali.Non assoggettare al compenso i terminali mobili dedicati sarebbe quindi un grave errore e soprattutto introdurrebbe una disparità nei confronti dei comuni lettori mp3 già assoggettati al compenso“.

Altroconsumo aveva invece chiesto una revisione dell’equo compenso, senza estendere la tassa ai cellulari.

Infine, alcuni dati sulla Siae. Secondo una precedente inchiesta di Altroconsumo, il personale Siae è costosissimo, pesa per il 76% sui cont i della società autori ed editori, e i costi della macchina sono esagerati rispetto alla tutela del copyright in Usa e Uk. Infatti i paesi anglosassoni spendono il 17% in meno per il diritto d’autore, mentre la Siae costa 193 milioni di euro all’anno (e così si spiega perché non riesce a rinunciare al famigerato bollino Siae, bocciato dalla Cassazione e dalla Corte europea).

Autore: ITespresso
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