Lettera aperta in cinque punti al Comitato contro la pirateria digitale

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Google Italia, Microsoft, Aiip, Assodigitale, Fimi, associazioni consumatori e alcuni protagonisti della scena digitale italiana scrivono a Mauro Masi, coordinatore del Comitato anti pirateria, per sollecitare partecipazione e dialogo. Petizione online di Altroconsumo. Ecco le cinque richieste dei firmatari

Adiconsum, Altroconsumo (la prima associazione ad aver svelato un piano Siae , già battezzato anti Web), A ssodigitale, Google Italia, Microsoft, Aiip, Assoprovider, Fimi e alcuni protagonisti della scena digitale italiana (come Juan Carlos de Martin) hanno scritto una Lettera aperta al Comitato contro la pirateria digitale, presieduto da Mauro Masi, per sollecitare partecipazione e dialogo tra cittadini e istituzioni.

La lettera aperta denuncia che 60 giorni siano troppo pochi, per un vero e libero confronto tra le parti, su temi scottanti e delicati come il Web: “Il mondo della cultura digitale italiana negli ultimi mesi ha assistito da spettatore all’istituzione prima e all’insediamento poi del comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale da Lei coordinato, apprendendo, peraltro, della Sua intenzione di concludere i lavori di tale Comitato entro sessanta giorni. La brevità di tale intervallo di tempo in relazione alla complessità delle questioni sottese alla regolamentazione della materia nella quale il Suo Comitato è chiamato ad elaborare proposte e soluzioni costituisce, come comprenderà, un elemento di grande preoccupazione per le associazioni di categoria, gli addetti ai lavori ed i consumatori ed utenti di contenuti culturali digitali“.

Inoltre, nella lettera si sottolinea cheil quadro normativo in materia di copyright e non solo, sia ormai anacronistico: “E’ a tutti evidente l’inidoneità dell’attuale quadro normativo– non solo in materia di diritto d’autore – a disciplinare il fenomeno della circolazione dei contenuti digitali in ambito telematico così come, di conseguenza, l’esigenza di procedere a delineare un contesto legislativo idoneo a tutelare i diritti e gli interessi dei creatori di opere dell’ingegno fruibili in formato digitale e, ad un tempo, quelli degli utenti e fruitori delle medesime opere che, peraltro, le nuove tecnologie abilitano a trasformarsi, essi stessi, in autori e creatori di ulteriori opere attraverso un virtuoso processo di moltiplicazione del patrimonio culturale globale. Tale situazione, tuttavia, non può e non deve spingere il Parlamento ed il Governo a commettere – come già accaduto in passato – l’errore di varare nuove misure antipirateria esclusivamente in una logica di emergenza e senza un’analisi preventiva basata sull’impatto della norma sullo sviluppo del mercato e, in generale, sulla società“.

I firmatari aggiungono: “In questa prospettiva soluzioni e principi enucleati nel disegno di legge pubblicato in Rete nei giorni scorsi ed attribuito alla SIAE– che ne ha, tuttavia, poi smentito la paternità –non risultano condivisibili ed appaiono insuscettibili di garantire in modo efficace lo sviluppo e la promozione della cultura digitale nel nostro Paese, risultando, al contrario, idonee ad ostacolarla.”

Infine la Letta aperta conclude con cinque richieste: “Alla luce di tali considerazioni, i firmatari della presente, Le chiedono: (a) di voler rappresentare al Governo l’esigenza di modificare tempi e modalità di lavoro del Comitato tecnico antipirateria trasformandolo in un tavolo aperto sul più generale tema della circolazione dei prodotti culturali digitali per via telematica; (b) di invitare a partecipare a tale tavolo, per l’intera durata dei lavori, i rappresentanti delle associazioni di categoria e dei consumatori, il mondo dell’impresa, gli addetti ai lavori ed esperti della materia; (c) di commissionare ad enti ed istituti di ricerca super partes i citati studi sulle cause, gli effetti e le dimensioni del fenomeno della pirateria digitale e multimediale nonché sulle conseguenze che eventuali misure di enforcement potrebbero produrre sul terreno, ad esempio, della libertà di manifestazione del pensiero a mezzo Internet o, piuttosto, dell’esercizio, da parte dei cittadini, dei propri fondamentali diritti civili e politici per via telematica; (d) di coinvolgere nel processo di studio ed elaborazione di possibili soluzioni normative gli esperti che hanno sin qui presieduto il comitato permanente per il diritto d’autore nonché l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni e quella Garante per la privacy ed il trattamento dei dati personali; (e) di pubblicare su piattaforma aperta tutti i documenti prodotti nel corso dei lavori del comitato, dando così opportuna trasparenza alla sua attività che concerne una materia di ampio interesse per cittadini ed imprese. E’ ferma convinzione dei firmatari della presente che, solo per questa via, il Governo, il Parlamento e le Istituzioni tutte possano dimostrare di avere effettivamente compreso che la Cultura – soprattutto nella Società dell’informazione – costituisce il più prezioso tra i beni comuni e che, pertanto, la sua promozione e la circolazione dei prodotti culturali costituiscono diritti insopprimibili dei cittadini“.

Infine scrive Altroconsumo: “Non è un buon inizio occuparsi del mercato digitale solo definendo paletti, sanzioni, e costruendo barriere. E’ quanto invece vuole fare il Governo, secondo cui la garanzia dell’accesso ai contenuti sulla Rete deve prima passare attraverso la definizione di una legge antipirateria. Altroconsumo lancia oggi la campagna per lo sviluppo della cultura e del mercato digitale con una lettera formale, in versione petizione online anche su www.altroconsumo.it , indirizzata a Mauro Masi, coordinatore del Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale voluto dalla presidenza del Consiglio“. E aggiunge: “Il fatto che il documento sia figlio di nessuno è una buona notizia per Altroconsumo e per chi tutela il diritto all’accesso e alla fruizione dei contenuti digitali. La proposta conteneva un approccio anacronistico e protezionista, antitetico al processo di innovazione e sviluppo del mercato digitale. Oltre ad attribuire funzioni e poteri monopolistici di intermediazione alla SIAE, attraverso procedure pesanti nei costi e nella realizzazione, su un territorio nazionale, quando, in un contesto digitale, il mercato è per definizione privo di confini“. Per chiudere con il seguente appello: “L’obiettivo della campagna di Altroconsumo è unire le forze,coinvolgendo i consumatori, fruitori e insieme fornitori di contenuti, e soggetti del mondo produttivo e tecnologico, attori del mercato, per pungolare le Istituzioni e spingere il Paese verso una fase di sviluppo concreto della cultura e del mercato digitale, con nuove regole chiare, non dettate solo da atteggiamenti protezionistici o prettamente sanzionatori“.

Assoprovider rincara la dose: “E’ straordinario constatare come per risolvere i problemi di alcuni ci si muova a tutta velocità mentre per tutelare le PMI delle TLC e liberarle da vessazioni borboniche quali i contributi amministrativi che impediscono la diffusione di infrastrutture e di servizi di telecomunicazioni a banda larga per gli ISP, quali il DM314 e il “patentino installatori” anacronistico e inapplicabile ai nostri giorni senza bloccare l’informatizzazione del paese, quali la necessità di avere 1 milione di euro di capitale sociale per poter essere gestore di Posta Elettronica Certificata, non si faccia nulla da anni nonostante le misure proposte possano incrementare le entrate dello Stato e vadano a correggere norme che sembrano avere la sola utilità di mantenere inalterate le posizioni di oligopolio conquistate. Misteri del liberismo italiano due pesi due misure“.

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