L’Europa del software è filoamericana?

Aziende

La possibile estensione all’Europa della legge Usa sui brevetti sta provocando molte critiche per i rischi a livello d’innovazione in particolare per le piccole e medie aziende

“Il software sviluppato in Europa rischia di sparire – afferma Davide Dozza, coordinatore del Progetto linguistico italiano OpenOffice.org (Plio) -. Fino a oggi, la legislazione europea in materia di brevettabilità del software ha difeso sia le piccole e medie aziende che i colossi che operano nel settore, proteggendo il loro lavoro e garantendo a milioni di sviluppatori la possibilità di fare innovazione”. Contro questa situazione, secondo il Plio, le multinazionali del software hanno intrapreso un’azione di lobby nei confronti della Commissione europea, per emendare il testo originale e per approvare una delibera che estende a tutta l’Unione Europea la legge statunitense sui brevetti. Sembrerebbe un vantaggio per il settore, mentre nella realtà potrebbero diminuire le attività di ricerca e sviluppo, e in Europa non ci sarebbe più spazio per sviluppatori e software house locali che si occupano di software libero o proprietario.

“Purtroppo, la legge Usa riesce a ottenere questi effetti perversi a causa del modo singolare, con cui vengono attribuiti i brevetti – conclude Dozza -. Contrariamente a quello che vorrebbe la logica, infatti, non viene protetto il software ma la sequenza degli algoritmi. E’ come se in campo musicale non si proteggesse la melodia ma la sequenza degli accordi. Così, per sviluppare un nuovo software senza correre il rischio di dover pagare delle royalty o subire cause per la violazione involontaria dei brevetti, è necessario un grande dispendio di tempo e risorse. Alla fine, quindi, rimangono solo le aziende che detengono i brevetti e che se li scambiano tra loro, costituendo dei cartelli”.

Autore: ITespresso
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