L’evoluzione della compatta

LaptopMobility

La nuova FujiFim FinePix F610 racchiude moltatecnologia in pochi
centimetri cubi.

L’ultima nata della linea a sviluppo verticale di Fujifilm è una fotocamera decisamente sofisticata, a partire dai suoi dati di targa, che sono di tutto rispetto. Infatti, grazie al CCD da 1 pollice e 1/7 di tipo Super HR (quarta generazione del CCD Fuji a pixel esagonali) la F610 vanta una risoluzione di 6 Megapixel, ma arriva in effetti a registrarne ben 12: ogni singolo pixel del CCD è infatti costituito da due celle fotosensibili di dimensioni diverse, che secondo i tecnici Fujifilm consentono una migliore risposta alle diverse condizioni di luce. Attorno a questo CCD, Fujifilm ha costruito un apparecchio dotato di uno zoom Fujinon 3X (equivalente ai 35-105 mm delle fotocamere a pellicola) con funzione macro e di un ottimo display TFT a colori da 180.000 punti, con diagonale di 1,8 pollici. La F610 è poi dotata di un buon flash (attivabile premendo un pulsante), una batteria proprietaria di buona capacità e di uno slot per schede di memoria nel nuovo formato Xd, dove trova posto la scheda da 16 Mb fornita di serie. Non manca un microfono per registrare commenti vocali e la capacità di riprendere brevi filmati in formato M-JPEG, 640 x 480 pixel a 30 fotogrammi al secondo. Fin qui, sembra tutto normale. In realtà, la F610 è molto diversa dalla maggior parte delle compatte digitali, e non solo per la risoluzione di 6/12 Mpixel. Le particolarità Per iniziare, i display sono in effetti due: oltre al TFT che è il vero e proprio monitor, e funge da mirino principale (anche perché il mirino ottico è piuttosto buio e mostra appena l’80% dell’immagine realmente inquadrata), troviamo appena più in basso un LCD che riporta tutte le indicazioni sul funzionamento della fotocamera, e tutte le più importanti scelte operative. In pratica, la scelta della risoluzione, dell’esposizione, della modalità macro e così via si effettuano tenendo d’occhio questo display; in questo modo il TFT mostra l’immagine in fase di ripresa sempre abbastanza sgombra da scritte e simboli in sovrimpressione. Sul display principale tra l’altro è possibile visualizzare un reticolo che aiuta nella composizione della foto, dividendo l’immagine secondo la “regola dei terzi”. La seconda particolarità è che, a differenza di molte compatte, la F610 permette tutte le regolazioni manuali, esattamente come una reflex a pellicola. Oltre alla modalità “auto” e “program” permette di scegliere i modi a priorità dei tempi, dei diaframmi, o totalmente manuale. In queste modalità, le regolazioni si fanno con due pulsanti e sono visualizzate dal pannello LCD di servizio, che mostra anche un vero e proprio esposimetro analogico per aiutare il fotografo a capire se l’esposizione è corretta. Si può scegliere il modo di misurare la luce (media pesata, spot o multizona) nonché applicare starature intenzionali a passi di un terzo di diaframma, anche solo alla luce del flash, consentendo così una grande libertà nell’uso della luce di riempimento. Libertà di creare In sintesi, la F610 è una compatta che consente una grande libertà creativa rispetto ad altre macchine digitali. Naturalmente, è richiesto un po’ di impegno iniziale per padroneggiarla, vista la robusta quantità di comandi. La qualità dei risultati ripagherà poi ampiamente gli sforzi fatti. Fujifilm fornisce la F610 con software per Windows, Mac OS 9 e X, completa di base USB di collegamento e caricabatteria. Cosa non ci è piaciuto? Pochi dettagli: la base USB non è un granché, e ha guide di posizionamento imprecise; le schede di memoria Xd sono ancora poco diffuse e costose; ma soprattutto, in una fotocamera di queste prestazioni ci sarebbe piaciuto vedere una presa per un flash esterno.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore