Liberi di essere P2P

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Sebbene tutti gli occhi siano puntati al rilancio di Napster, previsto per il 1° di luglio, le altre società non stanno con le mani in mano…

Il tempo scorre per Napster. Il 1° luglio il software che ha dato a milioni di utenti un modo agevole di accedere a una virtualmente infinita collezione di brani musicali che altrimenti mai avrebbero potuto, o voluto, acquistare ha programmato la sua rinascita come servizio a pagamento che a sua volta verserà regolarmente le royalties ai dententori dei diritti di copyright. Il successo o il fallimento di Napster II avrà un notevole effetto sui futuri modelli di business nel settore della musica digitale. Nel frattempo, lindustria musicale è in attesa di assistere al tanto propagandato lancio di MusicNet, una joint-ventures di RealNetworks, BMG, Warner e EMI e di Duet, frutto dellalleanza fra Universal e Sony. Non tutti però hanno intenzione di trascorrere i prossimi due mesi e mezzo con le mani in mano in attesa di vedere se un business legale può essere costruito su una tecnologia peer-to-peer (P2P), cioè il sistema che permette agli utenti di scambiarsi i file con connessioni dirette ai pc. Scour Exchange, ad esempio, inizialmente un software tipo Napster che consentiva di scambiare file audio e video, è stato acquistato da CenterSpan e trasformato in un servizio su abbonamento tramite il quale scambiare file di cui è stata ottenuta la licenza. Altri invece vogliono dimostrare che le reti P2P esistenti possono essere fonti di guadagno anche senza far pagare gli utenti. Imesh, ad esempio, fa girare banner sul sito e sul software per il download.

Autore: ITespresso
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