L’Ict italiano ha bisogno di un elettroshock culturale e di un linguaggio più sexy

Aziende

In occasione del convegno inaugurale al Salone dell’Ict, la School of Management del Politecnico di Milano ha stilato dieci regole dedicate alla competitività del sistema Italia: stop al tecnocratese e necessità di rendere l’Ict più sexy, per superare il vero Digital divide italiano: il divario culturale

Nell’ambito del convegno inaugurale di Smau 2009 dal titolo “L’innovazione ICT, una leva strategica per la competitività del Sistema Italia” la School of Management del Politecnico di Milano ha presentato un decalogo sull’ICT.

Ecco che cosa serve all’Italia:

1 – Non parlare più di Itc in termini di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, bensì di tecnologie per l’innovazione e la competitività;

2 – un elettroshock culturale per superare il nostro vero divario digitale: un digital divide che è culturale in primis – a tutti i livelli: Manager, Imprenditori, Funzionari pubblici, Giornalisti/Editori, Università, Analisti, Politici, Istituzioni, Associazion i.

3 – per fornitori ed esperti di ICT, si consiglia di abbandonare il gergo da iniziati, fatto di acronimi e tecnocratese. C’è necessità di rendere l’Ict più sexy e comprensibile anche per i non addetti: manager, imprenditori, politici, giornalisti eccetera.

4 – una reale e concreta conoscenza del valore gestionale dell’ICT: dati e informazioni affidabili, casi concreti, benchmark. Per dare indicazioni ed esempi a chi deve decidere. Il tempo delle “medie del pollo” è finito, bisogna focalizzarsi sia su best che worst practice.

5 – ai decisori aziendali (privati e pubblici): non per sviluppare approfondite competenze tecnologiche, ma per aprirne la mente e renderli più sensibili

6 – una via italiana all’innovazione digitale: scimmiottare paesi esteri “più avanzati” è inutile: rispettare le diversità. Dobbiamo tener conto delle nostre peculiarità e valorizzare i nostri asset.

7 – in particolare bisogna guardare al digitale a 360 gradi: digitale non è solo il mondo PC-centrico, ma anche il mondo cellulare-centrico e TV-centrico

8 – in un Paese in cui la spesa pubblica pesa circa la metà del PIL, bisogna puntare su tre fdattori: innovazione e sburocratizzazione della PA stessa; stimolo alla domanda interna di ICT; effetto di trascinamento soprattutto sulle PMI (per esempio eProcurement e fattura elettronica)

9 – stabilire una priorità chiara nell’agenda dei governi– centrali e locali: azioni concrete per “spronare” le aziende a investire di più in ICT (per esempio attraverso la defiscalizzazione degli investimenti, fondi per l’innovazione)

10 – e in particolare sbloccare lo stallo – a livello di investimenti e regole – delle autostrade digitali a banda larga, che sono le reali vie di comunicazione a elevata percorrenza dei prossimi decenni.

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Autore: ITespresso
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