L’impatto di terremoto e tsunami sull’hi-tech in Giappone

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Il Giappone per noi tutti è l’emblema dell’alta tecnologia e infatti detiene un quinto del mercato dei semiconduttori nel mondo, di cui il 40% di memorie Flash che noi usiamo su tablet, smartphone, netbook e Pc. Toshiba produce i componenti di iPad 2. Toshiba, Sony, Panasonic ed Elpida forniscono il 20% dei prodotti tecnologici mondiali. Nei guai sono anche Sony (dal Blu-ray alle e batterie al litio), Canon e Texas Instruments. A pochi giorni da un sisma di grado 8.9 della scala Richter seguito da un devastante Tsunami che ha messo in ginocchio intere aree e perfino centrali nucleari, facciamo il punto sullo stato delle fabbriche, dei siti tecnologici e delle aziende IT che maggiormente hanno subito danneggiamenti e che sono in difficoltà a causa del razionamento dell’energia elettrica. La Borsa  di Tokyo ha chiuso oggi a -10,55%, mentre il prezzo dei chip si impenna. Soprattutto a pesare in queste ore è il terrore di fughe nucleari che costringono la popolazione a chiudersi in casa, mentre strade e ferrovie sono da ricostruire. In questa tragica situazione segnaliamo le principali modalità per dare un aiuto concreto al Giappone affinché possa rialzarsi in piedi quanto prima. Anche perché, mentre crollava la telefonia mobile, la Rete nipponica ha retto, segno che il Giappone hi-tech può farcela a voltare pagina in fretta

Mentre il mondo sa che Apple ha venduto un milione di iPad 2 nel primo week-end, polverizzando il suo precedente record di vendita, il Giappone sta affrontando una enorme tragedia con uno spirito e una disciplina rigorosa. Ma anche dentro iPad 2 ci sono componenti prodotte da Toshiba in Giappone. La situazione resta difficile soprattutto per Toshiba, ma anche per Sony e Canon: anche chi non ha fabbriche nelle zone colpite dal terremoto più tsunami deve comunque affrontare il razionamento dell’elettricità, che fa chiudere catene di montaggio, a causa della “paura nucleare” che il paese sta vivendo.

Toshiba, Sony, Panasonic ed Elpida forniscono il 20% dei prodotti tecnologici mondiali: un quinto al mondo, di cui il 44% di attrezzature audio-visuali, il 40% di componenti di elettronica e il 19% di semiconduttori (fonte: CLSA Asia-Pacific Markets).
I danneggiamenti a infrastrutture e fabbriche hanno già fatto rialzare il prezzo dei chip e di alcune componenti. Considerato che il mercato Pc è stato piatto a Natale, e febbraio non è stato il migliore dei mesi a causa dei processori Intel Sandy Bridge difettosi (che hanno fatto ritardare la consegna di computer), il disastro giapponese ha un impatto su una situazione non rosea, anche se il mercato Pc dovrebbe crescere a doppia cifra nel 2011, ma un po’ sotto le aspettative a causa dell’effetto tablet.

Dozzine di aziende giapponesi hanno gli impianti chiusi. Sulla logistica pesa inoltre l’impatto dei danni a ferrovie, strade e produzione energetica. IHS iSuppli afferma che il terremoto potrebbe provocare la mancanza di alcune parti elettroniche, con conseguente balzo dei prezzi. La distruzione della catena del rifornimento, provoca danni al supply e quindi potrebbero impennarsi i prezzi di memorie NAND flash, dynamic random access memory (DRAM), microcontroller, standard logic, pannelli Lcd (liquid-crystal display) e parti LCD ed altri materiali

Il prezzo delle memorie Nand si è già alzato del 3% dopo il 20% di balzo di lunedì, mentre il prezzo delle memorie DRAM ha guadagnato lo 0.2% dopo il 7% di rialzo (fonte: DRAMeXchange), in quanto il Giappone detiene un quinto del mercato dei semiconduttori nel mondo, incluso il 40% di  chip di memoria flash (usati negli smartphone, tablet fino ai computer). Toshiba produce chip di memoria flash NAND usati da tablet come iPad 2 e non solo e smartphone (e anche Pc). La fabbrica di System LSI factory di Toshiba in Iwate (fabbrica di sensori di immagini e microprocessori), colpita dal terremoto e tsunami, non si sa quando potrà riaprire.

Texas Instruments ha avvertito della sospensione di due impianti: la piena produzione non tornerà fino a luglio, visto che dovrà gestire il re-direct del 60% della produzione verso altri siti. Canon non sarà in grado di ritornare alla produzione precedente il sisma in fabbriche che producono equipaggiamento da ufficio, lenti utilizzate in lettori audio-visuali. Sony ha otto fabbriche in seria difficoltà: realizzano attrezzature che spaziano dai dispositivi ottici alla IC cards, dai dischi blu-ray all’equipaggiamento chip, dalle batterie al litio. Tutto chiuso senza garanzie sulle date di riapertura.

Wintek di Taiwan, che realizza i moduli touch per iPad 2, ha solo due settimane di inventario: nell’era del Just in time l’impatto a breve termine era limitato, ma sta già cercando supplier alternativi. “A Taiwan si possono trovare alternative alla produzione giapponese” ha spiegato Luo Huai-jia, vice presidente dell’associazione electrical and electronic manufacturer di Taiwan. Altre risorse si possono trovare in Francia.

Raj Kumar, general manager di GLOBALFOUNDRIES a singapore, spiega che i fornitori hanno alternative fuori dal paese, e che l’inventario per ora non manca. Tutti hanno fiducia nella grande capacità di rimettersi in piedi del Giappone. Ma anche a Hynix non hanno timori per ora, ma solo se la situazione si prolungasse. Anche la sud-coreana Samsung e Htc di Taiwan cercano supplier alternativi. Ma far tremare ora è il rialzo dei prezzi. Più grave la situazione per il settore automobilistico, visato che Sanyo produce batterie ibride.

In questo momento di difficoltà, c’è un segnale psicologico di speranza: il fatto che Internet abbia retto terremoto, tsunami e pericolo nucleare. Proprio come Sir Tim Berners-Lee aveva sempre predetto: tanto che mentre la telefonia andava in tilt, Google, Facebook e Twitter erano già pronti a dare un aiuto a chi era isolato e in mezzo al disastro. Una luce nel tunnel della crisi nipponica.

Le fabbriche IT in Giappone (Objective Analysis)
Le fabbriche IT in Giappone (Objective Analysis)
Autore: ITespresso
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