L’impatto della chiusura di Google News in Spagna

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L'impatto della chiusura di Google News in Spagna
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Google News chiude in Spagna. È la risposta del motore di ricerca alla nuova legislazione che avrebbe dovuto favorire gli editori. Ma ora i publisher spagnoli pagano un conto salatissimo. L’opinione dell’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati

Google News chiude i battenti in Spagna. L’addio dell’aggregatore di notizie di Google nella penisola iberica è stato causato dalla nuova legislazione in base alla quale gli editori spagnoli possono far pagare ai motori di ricerca l’utilizzo dei contenuti digitali. L’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati ha dichiarato che spegnere Google News in Spagna in queste ore sta creando sgomento in tutta Europa, soprattutto mette in difficoltà i piccoli editori, che senza la promozione di Google News rischiano di andare in crisi: “È stata una scelta giusta e, a mio avviso, condivisibile, seppur terribile per gli utenti: i rischi legali, per Google, nel continuare a tenere accese le News in Spagna erano troppo alti, vista la legge che entrerà in vigore da gennaio 2015 che di fatto impedisce il diritto di citazione delle notizie. In Europa – continua l’avvocato Luca Bolognini, Presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati – abbiamo legislazioni obsolete, assai analogiche e ben poco digitali, che non tengono conto del ruolo cruciale svolto da motori di ricerca e aggregatori a favore del pluralismo dell’informazione. Da anni, come Istituto, ci occupiamo del delicato confine tra privacy, proprietà intellettuale e libertà d’informazione: e ora, mentre Google chiude un servizio utilissimo perché costretta a farlo da regole d’altri tempi, tutti gli utenti spagnoli saranno più poveri di idee e di notizie. E speriamo non sia la prima di una serie di chiusure del servizio in altri Stati UE.” In gioco è dunque anche il pluralismo dell’ecosistema dell’informazione.

Bolognini precisa: “Proprio oggi, l’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati pubblica uno studio internazionale (“Effetti dei motori di ricerca sul pluralismo dell’informazione”) sugli effetti dei motori di ricerca sul pluralismo dell’informazione, nel quale si dimostra oggettivamente sia sotto il profilo del rispetto dei diritti fondamentali, sia dal punto di vista econometrico, che i search engines e gli aggregatori di notizie sono formidabili abilitatori del pluralismo, specialmente a favore dei piccoli editori. Leggi come quella spagnola o anche come quella italiana, che impone di includere nei mercati SIC regolati da Agcom anche i motori di ricerca, sono irragionevoli perché trattano i motori al pari degli editori, quando in realtà essi sono solo abilitatori e “incrementatori” di pluralismo e di accesso all’informazione. Anche sentenze come quelle della Corte di Giustizia sul caso Google Spain non sembrano pienamente comprensibili, perché scindono l’interesse pubblico alla notizia dal nostro diritto di ricercarla on line, così limitando di fatto la libertà d’informazione di tutti noi utenti. La politica dovrebbe occuparsi di questi temi, per non isolare i cittadini europei dal resto del mondo libero.

L'impatto della chiusura di Google News in Spagna
L’impatto della chiusura di Google News in Spagna

Già nel 2009 chi se ne andava da Google News, doveva saper rinunciare a “circa 100 mila click al minuto“. Quando nello stesso anno Rupert Murdoch, il magnate dei media, volle fare la “guerra a Google”, pagò un conto salatissimo: fuori da Google News‬, i giornali di Murdoch avrebbero dovuto fare a meno del 25 per cento del traffico online e del 44 percento di nuovi visitatori. Nel 2014, in due settimane, i siti dell’editore tedesco Axel Springer, hanno registrato una caduta verticale del 40% rispetto ai click ottenuti via motore di ricerca e dell’80% rispetto al traffico generato dall’interfaccia Google News.

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