L’impero di Rupert Murdoch vacilla

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Sono già stati travolti dallo scandalo il numero uno di Scotland Yard, la ex numero uno del tabloid News of the World e il capo di Dow Jones. Dopo le scuse a mezzo stampa di Rupert Murdoch, si aspettano gli esiti dell’audizione parlamentare. Cede il titolo di News Corp.

Sono lontani i tempi in cui Rupert Murdoch, il tycoon dei media, sul cui impero “non tramonta mai il sole”, vaticinava, sicuro di sé, la fine delle news gratis, recitando il Requiem delle news online non a pagamento come le avevamo conosciute finora. Oggi a vacillare come non mai è il suo impero, la potentissima News Corp., già costretta a chiudere il tabloid News of the world da 3 milioni di copie, per via dello scandalo dell’hacking journalism, a licenziare la sua ex numero uno Rebakah Brooks (incarcerata e ora rilasciata su cauzione), l’addio di Les Hinton, ex CEO di Dow Jones e perino a congelare sine die la scalata alla britannica Tv satellitare BSkyB, acquisizione da 12,6 miliardi di dollari. Il destino di un impero mediatico, costruito in sei decadi, è in bilico come non mai.

In queste ore è stato perfino arrestato il capo della polizia di Londra, ipotecando perfino la credibilità di Scotland Yard, travolta dallo scandalo. Ma, dopo aver terremotato la City di Londra, essendo News Corp. una conglomerata globale, rischia di far tremare Wall Street e gli Stati Uniti. James Post, professore della School of Management dell’Università di Boston, è lapidario: “L’aurea d’intangibilità che proteggeva Murdoch fino a ieri, è ormai spezzata“, ormai anche “lo Squalo” ha perso l’invulnerabilità, dopo aver già perso il “tocco magico” con il flop di MySpace (svenduta per 35 milioni, rispetto ai 580 milioni di dollari sborsati nel 2005) e il mancato successo del Daily, l’iPad journal che avrebbe dovuto indicare una “nuova via” alla stampa in crisi. Rupert Murdoch acquistò il Wsj attraverso il Dow Jones, il 31 luglio 2007 per 5,6 miliardi di dollari.

Il 38enne James Murdoch sta spendendo tutto il suo tempo a rassicurare gli inserzionisti e, soprattutto, a preparare l’audizione con la commissione parlamentare inglese. Ma ora i fari sono puntati sugli Usa: lo scandalo che ha portato la famiglia Muroch nell’occhio del ciclone in Gran Bretagna, avrà la forza di trasvolare l’Oceano ed approdare in America, dove i Murdoch possiedono il Wall Street Journal (già sfiorato dagli schizzi di fango, con il licenziamento del capo di Dow Jones) e la Tv via cavo Fox News? Rupert Murdoch ha già acquistato spazi pubblicitare per chiedere scusa ai lettori, ma potrebbe non bastare. Nelle prossime ore una commissione parlamentare incalzerà gli editori più potenti del mondo, cercando di stabilire i loro ruoli e responsabilità nello scandalo del phone hacking, il “vecchio” Phreaking, sfruttato per ascoltare le segreterie telefoniche di soldati uccisi nelle guerre in Iraq e Afghanistan, di giovanissime vittime nel Regno Unito e forse perfino delle vittime della tragedia Usa dell’attacco terroristico dell’11 settembre. Aver “spacciato” l’hacking telefonico, la più involuta e banale forma di hacking (parola di Kevin Mitnick), come una forma avanzata di giornalismo, significa solo una cosa: sciacallaggio. Murdoch ha chiesto scusa. Ora però tocca alle autorità vedere se ciò può bastare, mentre News Corp. in Australia (terra d’origine del magnate Rupert Murdoch) perde il 6.7% a Sydney e il titolo ha perso il 19% dal 4 luglio scorso. A impressionare è la lentezza con cui News Corp. ha risposto alle accuse, dopo averle sottovalutate per giorni. Rupert Murdoch si è rialzato più volte in passato, ma questa sembra essere un’altra storia.

Il Phreaking del News of the World mette in ginocchio Rupert Murdoch?
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