L’impresa nata da un sogno

Aziende

“Essere concretamente e non solo apparire” è uno degli slogan che hanno permesso alla Robur, esempio emblematico della media impresa italiana, di raggiungere traguardi importanti in cinquant’anni di attività. Benito Guerra, presidente della società, ci guida alla scoperta di questa realtà imprenditoriale lombarda

Abbiamo attraversato verso Est tutto l’interland milanese fino a Zingonia in provincia di Bergamo: terre ricche d’imprese, dislocate in periferie industriali disegnate da grandi vie geometriche. Giriamo fra capannoni e grandi edifici ordinati fino ad arrivare in via Parigi. Non ci sono grandi insegne, tutto all’apparenza sembra normale. Siamo davanti alla sede di Robur, un’azienda con circa 250 addetti che produce apparecchi per il condizionamento e il riscaldamento a gas naturale ed energie rinnovabili ad alta efficienza energetica, un settore molto vivo in Italia che ha tradizioni consolidate. Ma Robur ha qualcosa in più. Si percepisce appena entrati dentro l’azienda: ambienti grandi e luminosi, dove fanno capolino sculture d’arte e di produzione, quadri colorati, piante ornamentali e piccoli “monumenti aziendali”. Al primo impatto seguendo i corridoi che ci portano verso l’ufficio del titolare abbiamo quasi l’impressione di essere in una galleria d’arte, un luogo di creatività e cultura. Ci colpisce una scritta:”Robur vuole essere un luogo di lavoro, stimolato dal progresso, sostenuto dalla passione, vitalizzato dall’umanità, guidato dalla giustizia, garantito dalla qualità e ispirato dalla bellezza”. Aspettiamo in una grande sala riunioni dove una scultura sferica geodetica in legno ricorda un atomo con i suoi elettroni. Benito Guerra ha fondato Robur insieme al padre,Dante, nell’ormai lontano 1956. Aveva solo 17 anni. Capelli e pizzetto imbiancato, sguardo profondo e sicuro ha guidato la sua azienda facendo leva su precisi concetti: ricerca della condivisione di valori con i collaboratori, formazione e autoformazione continua sia a livello professionale che umano, grande attenzione alla qualità e alla soddisfazione del cliente, passione per l’innovazione e la creatività.”Essere concretamente e non solo apparire”è uno degli slogan che gli hanno permesso di raggiungere traguardi importanti in cinquant’anni d’imprenditorialità.

Robur è stata la prima azienda al mondo a realizzare pompe di calore ad assorbimento a gas-caldaia, raggiungendo un rendimento superiore del 30% rispetto a quelle esistenti sul mercato. È necessario fare un salto di 30 anni per arrivare a un incremento simile nel settore. Azienda interamente italiana, ma presente nei principali mercati mondiali attraverso una propria rete di distributori, nel 2004 ha avuto un fatturato netto di 37 milioni di euro e le prospettive di crescita sui mercati sono notevoli e il trend di sviluppo dell’azienda nel 2005 è all’insegna di una forte spinta espansiva. In un momento in cui l’economia è in crisi sembra logico domandare quali sono i motivi di un andamento così positivo. Dipende effettivamente dall’innovazione? “Oggi star fermi significa andare indietro. Noi la prima crisi strutturale l’abbiamo affrontata alla metà degli anni 60 – spiega Benito Guerra – Robur produceva ed esportava in tutto il mondo beccucci da gas. Facevamo prodotti d’alta qualità a prezzi competitivi. Poi è stato scoperto un sistema innovativo che eliminava questo componente. Allora abbiamo capito che i cambiamenti tecnologici bisognava anticiparli e non subirli. Così abbiamo elaborato una strategia che metteva al centro la ricerca e lo sviluppo, Ict compreso, in modo da avere un futuro, per così dire, garantito. Investiamo l’8% del fatturato da almeno 15 anni. Certo la tentazione di tagliare la ricerca e sviluppo quando c’è crisi è forte, perché si vedono benefici economici immediati, ma è un beneficio di breve periodo. Nel momento di crisi ho preferito cedere qualche gioiello di famiglia, immettendo nuovo capitale e mantenendo costanti gli investimenti in ricerca, sviluppo e tecnologia”. Eppure in Italia c’è qualcosa che non va, si parla di declino di scarsa competitività, di risorse finanziare limitate. Sembra che il made in Italy stia tramontando, come reagire? “Dobbiamo vendere la nostra qualità di vita e di cultura, quella invidiata in tutto il mondo – rassicura Guerra. Dobbiamo mettere tutto questo dentro le nostre aziende, dentro il nostro lavoro, nei nostri prodotti, puntando sulla qualità e la creatività. Noi vendiamo in tutto il mondo, anche in Cina, facciamo prodotti destinati a un’elite non al mercato di massa. Ci sono dappertutto persone benestanti che si possono permettere un prodotto migliore. In tutto il mondo, per parlare del nostro caso, c’è interesse verso l’ecologia e il risparmio energetico e noi andiamo incontro a queste esigenze. Per quel che riguarda l’aspetto finanziario, io non vedo la crisi, anzi credo che oggi ci siano più risorse. Ci sono un sacco di capitali alla ricerca di buone opportunità. Certo bisogna avere business plan realistici e non campati in aria”.

Che rapporto c’è tra il fatto di produrre apparecchi di condizionamento e riscaldamento innovativi, ad altissima efficienza e a basso impatto ambientale e l’uso della tecnologia informatica? Apparentemente nulla di speciale. Verrebbe da dire le cose di cui si sente parlare sempre in questi casi. Maurizio Agazzi, direttore Ict di Robur, invece, ci regala una prospettiva particolare:”Abbiamo in azienda un nostro modo di pensare e con questa filosofia ben radicata nelle scelte strategiche di prodotti a basso impatto ambientale è stato naturale pensare all’information technolgy come ingrediente di base per supportare gli intenti moderni della nostra organizzazione, per ampliare il patrimonio di conoscenza oltre che per ridurre gli sprechi e aumentare l’efficienza”. Robur effettua investimenti It annui superiori all’1% del fatturato e presta grande attenzione a questo aspetto come ci segnala in modo originale lo stesso Guerra. “Non è così scontato che un’impresa nasca su un sogno,ma se nasce per questo quell’azienda avrà una marcia in più. Parlare dei sogni è stato importante per noi, abbiamo immaginato sistemi informatici che poi siamo riusciti ad attuare”. Ma non sempre è andata così. Un momento di crisi l’azienda l’ha dovuto affrontare agli inizi degli anni 90, quando fece una scelta sbagliata con risultati definiti drammatici. “Abbiamo affidato tutto a una società esterna – spiega Guerra -, ma il progetto era troppo avanzato in termini di architettura e senza accorgercene abbiamo fatto da cavia. La soluzione è stata trovata assumendo personale qualificato e creando una struttura informatica interna. Questa scelta ha permesso di creare un sistema informatico tagliato su misura e in grado di sfruttare meglio, e siamo stati tra i primi, le possibilità dei sistemi informativi aperti. Grazie alle competenze interne lo abbiamo potuto aggiornare di volta in volta realizzando un’osmosi continua tra i nostri bisogni e quelli della clientela. In questo modo l’innovazione tecnologica è diventata un acceleratore di processi, il sistema informativo serve a questo, è come un sistema nervoso che deve valorizzare i processi di business. Io non consiglierei una gestione esterna, ma se lo si fa bisogna essere sicuri che la società a cui ci si affida sia molto competente e in grado di percepire i problemi prima che si manifestino”.

L’azienda ha una struttura organizzativa a matrice piatta con pochi livelli, molte interconnessioni e una forte autonomia: un modello a rete, che ha ispirato anche i prodotti di Robur, anticipando l’evoluzione stessa che l’informatica stava per dare alle imprese. Filosofia e organizzazione aziendale a rete hanno agevolato l’evoluzione del sistema informatico spingendola nella giusta direzione. Benito Guerra non ha mai considerato l’Ict come un centro di costo, ma di profitto, per questo oggi è arrivato a creare e vendere servizi ad hoc per i suoi clienti, valorizzando al massimo le caratteristiche del proprio sistema informativo. “Tutti questi aspetti ci hanno permesso di vedere l’Ict non solo per diminuire le inefficienze, ma per sviluppare la conoscenza aziendale. In termini It, infatti, siamo arrivati alla Business Intelligence – spiega Agazzi -. Anche metabolizzare il sistema Erp nell’azienda è stato fondamentale, il team di progetto fatto con il Gruppo Formula l’ha attraversata in tutti i reparti, permettendo un’implementazione reale e non calata dall’alto. Credo che questo aspetto di metabolizzazione rappresenti la sfida più importante per chi ha la responsabilità della parte informatica”. Quello che colpisce in Robur quando si parla di Ict è che l’azienda non solo investe in modo continuativo,ma riesce a farlo con una forte determinazione.Il management ha fiducia in quello che fa e i progetti hanno sempre ottenuto il ritorno desiderato in termini di aspettative tecnologiche e imprenditoriali.I punti di forza sono molti:un team di persone motivate e desiderose di continuare ad apprendere,chiarezza su cosa significa progettare un sistema,e attenzione agli utilizzatori,veri clienti del sistema. In più l’entusiasmo di Benito Guerra per l’innovazione tecnologica,che ha contagiato il personale,permettendo di lavorare meglio e con maggiore fiducia.

Un elevato livello di rischio per il personale che opera nell’Ict va sempre tenuto in considerazione, è facile prendere abbagli e fare scelte sbagliate. Sul mercato negli ultimi anni sono state fatta molte implementazioni sbagliate e tanti sono stati i progetti interrotti. Allora è giusto dare fiducia al personale responsabile, ma fino a che punto? “Come imprenditore credo che bisogna consentire al proprio personale di rischiare – chiarisce Guerra -. Se non si accetta questa possibilità spesso non si agisce. Se voglio essere sicuro di non sbagliare non mi muovo. Bisogna consentire alle persone di realizzare quello che sanno realizzare, dimostrando a se stessi e poi anche agli altri le proprie capacità e lo spirito di sacrificio. Il manager ha come capitale di rischio la sua credibilità e lo deve investire in innovazione. Se lo fa e va bene porterà avanti l’azienda, ma anche se sbaglia e capisce l’errore ha, in ogni caso, accumulato una nuova esperienza. E’meglio favorire il coraggio e sperimentare, perché l’esperienza è sempre importante. Non bisogna mai criminalizzare chi sbaglia, ma c’è un aspetto deleterio, l’errore nascosto o attribuito a un altro. Allora siamo di fronte a uno spreco, una situazione pericolosa”. La gestione del management, e non solo di quello Ict, è un punto cruciale nella vita dell’azienda, e Benito Guerra lo sa bene e non esita a parlarci della differenza di ruoli. L’imprenditore deve pensare a lungo termine e non lasciarsi mai lusingare dal breve periodo.”In tre mesi non si fa una strategia, si è opportunisti, e di volta in volta può andare bene o male – precisa -. Il vantaggio strategico in genere si ottiene sul lungo termine. Bisogna accettare di trarne frutti dopo tre o cinque anni. Il disorientamento a cui assistiamo oggi è dovuto alla mancanza di strategia, un fatto che produce demotivazione. Non bisogna confondere la strategia con l’operatività, questa riguarda più i manager”.

Nel 2004 l’azienda ha investito per introdurre soluzioni dedicate al management per il controllo di gestione e la raccolta automatica dei dati di fabbrica. E’stata implementata anche una soluzione di Product Data Management ed un moderno configuratore di prodotto integrato con il Cad e l’Erp.Tra gli ampliamenti Agazzi cita anche il sistema di Crm. Robur, infine, utilizza dal 1999 soluzioni di Decision Support System nei processi strategici di business intelligence, ed è significativo il fatto che già nel 2001 la rete di vendita utilizzava una “InternetWork Area”per inviare gli ordini di vendita su Internet, con un utilizzo mediamente superiore al 70% sul totale degli ordini evasi dal sistema. “Ci ha guidato la passione per le cose ben fatte – conclude Agazzi – ed abbiamo avuto il buon senso di implementare i progetti facendo perno sulla formazione. Il personale del dipartimento Ict ha avuto un ruolo di prim’ordine nel preparare l’azienda a competere nell’economia della velocità”. Anche il Sito aziendale ha svolto la sua parte. Acceso nel 98, prima come sito vetrina, è stato aggiornato più volte e adesso gestisce migliaia di contatti al mese. “Il cliente più importante di quest’ultimo periodo ci ha contattato proprio tramite il sito – conferma Guerra -. L’abbiamo organizzato con l’aiuto del marketing, facendolo realizzare concretamente da una software house esterna”. Il dipartimento Ict fra l’altro si è interessato sempre di più al sistema Linux e alle sue caratteristiche e ne ha proposto un largo impiego. “E’un mondo che appassiona e ha un’altissima efficienza – spiega Agazzi -, riduce gli sprechi, è affidabile e prevedibile nei costi per i progetti futuri. Non l’abbiamo scelto per ideologia, ma perché ci sembrava la giusta evoluzione dei sistemi aperti, costa meno, si evolve rapidamente e offre elevata interoperabilità”. “Non ritengo che Microsoft e Linux debbano scontrarsi o che siano incompatibili – precisa Guerra -, Linux si utilizza bene sui server e sugli embedded,mentre nell’office automation questo valore si percepisce molto meno”. Da qualche anno il dipartimento Ict si propone sempre più negli aspetti chiave di business, quelli più innovativi dove servono uomini con competenze eccellenti, poiché si muove sul terreno della ricerca e sviluppo dedicandosi agli aspetti più moderni delle applicazioni basate su reti neurali e pattern recognition. Non parliamo di soluzioni Ict fini a se stesse, ma di sistemi intelligenti di telecontrollo per impianti di climatizzazione. Prima di concludere il nostro colloquio, ancora stupiti dal contrasto tra crisi economica e qualità presenti in questa azienda, chiediamo a Guerra di spiegarci perché secondo lui c’è tanta paura nel mondo di oggi e non solo a livello economico. La sua risposta ci permettere di chiudere in? saggezza:”Periodicamente il mondo ha bisogno di avvertire pericoli dappertutto, in realtà ci troviamo solo davanti a dei cambiamenti profondi che ci spaventano, ma solo fin quando non li affrontiamo”.

Autore: ITespresso
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