L’industria dei chip manda in soffitta la Legge di Moore

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L'industria dei chip manda in soffitta la Legge di Moore
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Ormai sarebbe giunta al capolinea, dopo tanti allarmi. Parliamo della Legge di Moore, che un anno fa ha compito 50 anni. La Moore’s Law, in realtà un’ossevazione empirica elaborata da Gordon Moore nel 1965 (che recita: “La complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistori per chip, raddoppia ogni 18 mesi”,

Ormai sarebbe giunta al capolinea, dopo tanti allarmi. Parliamo della Legge di Moore, che un anno fa ha compito 50 anni. La Moore’s Law, in realtà un’ossevazione empirica elaborata da Gordon Moore nel 1965 (che recita: “La complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistori per chip, raddoppia ogni 18 mesi”, dove i mesi si sono allungati a 24, dopo una decina d’anni dalla prima formulazione), è stata una profezia che si auto-avvera, ma orma sta per giungere al capolinea, mandata in pensione dall’industria dei chip.

L'industria dei chip manda in soffitta la Legge di Moore
L’industria dei chip manda in soffitta la Legge di Moore

Il mese prossimo verrà resa nota una roadmap globale che invece di citare la legge di Moore, si focalizzerà sui nuovi scenari nell’era degli smartphone, del cloud e di Internet of Things (IoT).

Se oggi l’ultimo iPhone o il Galaxy S o Huawei sono così sottili, è perché la Legge di Moore ha consentito di miniaturizzare i computer, rendendoli davvero tascabili. Su questa osservazione, infatti, si basano il processo di crescente miniaturizzazione dei dispositivi, l’incremento del loro processing power, l’aumento della loro efficienza.

Con i tri-gate transistor da un lato siamo calati a soli 22 nanometri, ma dall’altro lato si è raggiunto il limite. Nel 2016 – che doveva essere l’anno dei 10 nanometri – Intel rimarrà sui 14 nanometri: slitta Cannonlake per far posto all’architettura Kaby Lake. La transizione ai 10 nanometri ritarda alla seconda metà del 2017, ma è ancora tutto da vedere. E dai 7 nanometri, Intel darà l’addio al silicio, per esplorare l’arseniuro di indio e gallio o l’antimoniuro di indio, mentre si studia il carbonio e soprattutto sui nanotubi.

A dare il benservito alla legge di Moore è l’economia più della tecnologia, secondo un articolo su Nature, secondo cui Internet delle Cose metterà a disposizione un’ampia gamma di sensori e processori a bassa potenza invece di un singolo chip molto potente; inoltre, nell’era Mobile, parliamo non più di processori, ma di System-on-a-chip (Soc). Ciò non toglie che il futuro possa riservare sorprese, ma al momento è una possibilità remota.

Autore: ITespresso
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