LinkedIn e il timore di una bolla 2.0

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Startup e rischio bolla

LinkedIn ha segnato un rialzo del 107 percento in un solo giorno a Wall Street. Gli analisti si chiedono se c’è un rischio di bolla 2.0 nell’era dei social network. Un parallelo con lo sboom delle dot.com nel marzo 2000

LinkedIn ha generato un guadagno del 107% in 24 ore di quotazione a Wall Street. E i più attenti osservatori temono una bolla 2.0, e cioè che si ripeta qualcosa di simile alla bolla delle dot.com di fine anni ’90, che condusse allo sboom del 2000, e cioè allo scoppio della “bolla della New economy”. Oggi rivista in chiave Web 2.0, c’è una bolla nell’era dei social network, dopo le Ipo “gonfiate” della rete sociale cinese RenRen e del social network dei professionisti LinkedIn? Vediamo cosa ne pensano analisti ed esperti di borsa.

Undici anni fa, la situazione era simile, anche se diversa: c’erano grande fermento e ottimismo, dato il successo commerciale di Internet e alla crescita del mercato Pc. Oggi, a crescere a doppia cifra sono smartphone e creare hype sono i social network, certe apps (come Pandora o Angry Birds, tentate dall’Ipo, insieme a Zynnga di Farmville) e gli application store. Ma, fatte le debite differenze, si può delineare un parallelismo fra le due situazioni. Un’altra somiglianza consiste nel fatto che all’epoca i venture capital spendevano moltissimo, mentre i ricavi delle start-up erano bassi, e la tecnologia era quasi un intralcio o impedimento.

Emblema della bolla 2000 è il caso Pets.com, che raggiunse i 300 milioni di dollari di investimento capitali tra il febbraio ’99 e il novembre 2000, quando chiuse: e che cosa aveva di così particolare questo sito? Vendeva semplicemente accessori per animali; la tecnologia era ai minimi termini. Ciò non significa che l’e-commerce fosse una cattiva idea, ovviamente; ma che il sito era sopravvalutato perché all’epoca le connessioni eranon in dial-up (e non in banda larga) e il settore di nicchia, in un’era in cui il commercio elettronico era agli abori, e non di uso comune come oggi. Anche boo.com, sito di moda, raccolse 130 milioni di dollari di venture capital: una cifra eccessiva rispetto all’epoca. Geocities, acquisita da yahoo! per 3.5 miliardi di dollari, venne chiusa nel 2009 come “ramo secco”. Nel ’96 la quotazione di Yahoo! avvenne con un rialzo a tripla cifra del 154%. Il motore di ricerca Excite, comprato per la pazza cifra di 6.7 miliardi di dollari a inizio ’99, finì in bancarotta, con mille licenziamente, nell’ottobre 2001. Ma il simbolo della bolla della net economy di 10 anni fun Netscape, il browser con il 90% di market share, comprato da Aol per 4.2 miliardi di dollari, e poi superato da Microsoft Internet Explorer in pochi mesi: anche Aol-Time Warner è finito con lo switch-off di Aol eccetera.

Torniamo all’oggi: la febbre da titoli Internet e social network (prima RenRen, ieri LinkedIn, domani Groupon (che ha rifiutato 6 miliardi da Google, convinta di valerne quasi il triplo) e dopodomani – nel 2012- Facebook, rischia di essere una bolla 2.0? La società d’analisi Gartner lo teme. Dopo lo scoppio della bolla delle dot.com nel 2000 e dopo il biennio 2007-2009, la prudenza non è mai troppa.

Chi è ottimista, invece, crede che oggi le nuove tecnologie abbiano fatto un balzo in avanti superiore a 10 anni fa: gli smartphone sono cresciuti a doppia cifra, la tecnologia è “pervasiva” e Mobile, c’è maggiore consapevolezza anche da parte degli investitori e dei venture capital. Il raddoppio del valore di LinkedIn, non va visto con eccessivo timore.

Larry Summers, ex consigliere per l’economia di Obama, oggi professore ad Harvard, non vede il rischio di una vera bolla 2.0 perché l’economia è in crescita e il peggio (la recessione 2009) è alle spalle, la “bolla” è solo sinonimo di un ritorno di fiducia.

Ma proprio da Shangai, dove Summers ha tenuto una conferenza, arriva qualche segnale di scricchiolio: il sito Renren ha già perso 20% del suo valore nella Borsa cinese, mentre a Wall Street, Goldman Sachs si è già sbarazzata della quota in Linkedin, mettendo in “sicurezza” la plusvalenza. Dunque, oggi non è una “lotteria” come nel ’99, e le aziende sono più solide e consapevoli delle opportunità online, come dimostra l’acquisizione di Skype da 8.5 miliardi di dollari da parte di Microsoft. Tuttavia, stare con gli occhi aperti, è doveroso.

LinkedIn va al raddoppio in 24 ore: rischio bolla 2.0?
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Autore: ITespresso
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