L’innovazione come strumento di competitività

Aziende

Un’indagine sulla competitività del sistema delle imprese segnala un atteggiamento favorevole a reagire all’attuale fase di stasi economica puntando sull’innovazione tecnologica

Commissionata all’Ispo dal Gruppo Byte, specializzato in soluzioni tecnologiche per human resources, extended enterprise, azionariato e security, la ricerca Ispo è stata condotta su un campione rappresentativo di 250 aziende medio grandi (oltre 49 addetti). L’atteggiamento “reattivo” (75% del campione) individua la necessità di puntare sull’innovazione tecnologica mentre solo il 21% ritiene che in questa fase le aziende italiane dovrebbero tagliare i costi in attesa della ripresa. Il restante 4% è indeciso fra le due opzioni. Ampiamente diffusa anche l’opinione che, per recuperare competitività, le aziende italiane debbano utilizzare le tecnologie soprattutto per sviluppare nuovi prodotti e/o nuovi mercati, piuttosto che per migliorare i processi di business. Si esprimono così circa 7 intervistati su 10, ma l’opinione si fa più sfumata fra i manager delle grandi aziende (56%), che individuano nell’area del miglioramento dei processi il principale utilizzo competitivo delle tecnologie (44%).

La modalità maggiormente auspicata per la fruizione è l’outsourcing. Il 59% degli intervistati ritiene che le aziende italiane dovrebbero far ricorso all’outsourcing di interi processi di business e/o di servizi informatici. Nel 41% dei casi è auspicato uno sviluppo interno delle tecnologie, senza far ricorso all’outsourcing. Sono di questa opinione più i manager delle grandi aziende (48%) che non quelli delle medie aziende (39%).

Le aree di applicazione alle quali viene attribuita grande importanza sono la logistica e la produzione, quest’ultima indicata come molto importante dal 68% degli intervistati. Seguono la gestione delle relazioni con clienti/fornitori/rete di vendita, giudicata ( 62% del campione), della finanza e controllo (60%) e della gestione e sviluppo delle risorse umane, indicata come “molto” importante nel 48% dei casi.

Autore: ITespresso
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