L’Internet delle cose

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Le tecnologie di identificazione RFID iniziano a farsi strada nella gestione della Supply Chain, nella gestione dei magazzini e nelle relazioni tra aziende, fornitori e clienti, nei trasporti

Ancora problemi di identità, non più di persone o di utenti, ma di cose quando si parla di Radio Frequency Identification o RFID. In grado di autogestirsi, seppure a livello elementare, le tecnologie di identificazione RFID iniziano a farsi strada nella gestione della Supply Chain, nella gestione dei magazzini e nelle relazioni tra aziende, fornitori e clienti, nei trasporti. Le società di ricerche e gli analisti di mercato hanno avuto tempo di stendere e rivedere le loro stime. Iniziamo con In-Stat che valuta la spesa mondiale in RFID nel 2004 a 300 milioni di dollari, ma prevede una crescita fino a 2,8 miliardi di dollari entro il 2009. Quasi ogni cosa ? pallet, contenitore oppure oggetto – dotata di tag, speciali etichette che sostituiscono sempre più il codice a barre, entrando nell’area di influenza di un lettore consente a chi lo usa di esser informato in modo accurato sul suo stato, sulla sua posizione senza che alcuno debba occuparsene. Molti esperti hanno sottolineato il carattere potenzialmente dirompente di questa applicazione in particolare per le aziende più piccole che possono rapidamente raggiungere le più grandi e avanzate nella corsa ai benefici di costo e gestione della loro produzione. Spesso le grandi organizzazioni che puntano sull’RFID, come ha fatto l’americana Wal-Mart nella grande distribuzione, possono svolgere un ruolo di guida e di propulsione nel settore imponendo specifiche priorità, impedendo che le aziende siano in qualche misura facile preda delle pressioni per l’adozione di nuove tecnologie che vedono largamente in campo i fornitori, in questo settore e in Italia, ancora più che negli altri. Network News si occuperà in questo Speciale di RFID riferendo in modo particolare di un recente convegno organizzato da IDC che ha visto anche la collaborazione dell’Osservatorio del Politecnico di Milano sulle applicazioni RFID (www.osservatori.net). Come abbiamo già riferito nel numero 164 di Network News sono oltre un centinaio i casi analizzati dall’Osservatorio RFID della School of Management dell’università milanese. Il panorama delle applicazioni italiane della tecnologia RFID mostra diversi gradi di maturità , tra aree consolidate e aree che sono ancora a livello di stretta sperimentazione. Ancora minori sono le applicazioni che integrano i tag digitali con le altre tecnologie di tipo wireless. Sul lato dell’offerta invece i produttori sono molto attenti a sollecitare gli utenti con nuove soluzioni, mentre i grandi produttori di software gestionale o logistico hanno ormai adeguato i loro sistemi ad accogliere le soluzioni RFID su diversi mercati verticali. Cosa si deduce da queste esperienze? In sintesi si può ricordare che molti sono i casi di applicazioni più vicine alla fase prototipale che a quella di delivery, che spesso i casi più pubblicizzati dai fornitori sono quelli più lontani dalle applicazioni sul campo, che le legittime esigenze di protezione dei dati personali di lavoratori e consumatori sono oggetto di attenzione, ma non hanno raccolto ancora risposte chiare. Riduzione dei costi delle apparecchiature, standardizzazione e convergenza sono le parole d’ordine su cui si muovono le tecniche RFID. Trasporto, gestione del punto vendita e gestione di attrezzature, cure mediche e pazienti in ambito ospedaliero sono i campi applicativi in cui si gioca la convergenza tra più tecnologie wireless (RFID,WiFi e cellulare), ma sono spesso questi settori che ancora una volta appartengono più al futuro che la presente.

Autore: ITespresso
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