L’inversione a U di Apple negli acquisti in-app

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Marcia indietro di Apple nei meccanismi degli acquisti in-app. Le nuove regole verranno salutate con un sospiro di sollievo da parte degli editori, liberatio da restrizioni e balzelli

Secondo MacRumors, Apple sta per cambiare le norme per gli acquisti in-app che avevano sollevato un vespaio di polemiche con gli editori, ma soprattutto avevano attirato l’Antitrust. Un segnale forte lo aveva dato il Financial Times quando, nei giorni scorsi, aveva rifiutato il meccanismo forzato di vendite tramite App Store su iPad e bypassato l’intermediazione di iTunes, lanciando un’app in Html5 del prestigioso giornale FT, disponibile per iOS, ma presto anche per Android e Blackberry, fuori dal recinto di App Store.

A quel punto ha fatto marcia indietro anche Apple, che da mesi è criticata dagli editori, ma soprattutto temeva le indagini Antitrust avviate negli Stati Uniti e nell’Unione Europea. Apple ha modificato la sezione 11.13, ora aggiornata alla 11.14, in cui non viene applicato la condivisione ricavi (revenue sharing) nel caso di introiti che avvengono al di fuori della piattaforma Apple. Quotidiani e riviste potranno decidere se attivare i pagamenti In-App oppure no, ma anche stabilire le proprie tariffe, senza sottostare ai paletti di Apple: infatti, da App Store Review Guidelines, è stata azzerata la voce “stesso prezzo o inferiore rispetto a questo esterno alla app”.

Scompaiono i Diktati di Apple in merito ai prezzi dei contenuti su App Store e agli abbonamenti esterni (a cui non è imposta la trattenuta del 30%). Cade il divieto di replica: chi sviluppa i propri contenuti in HTML5 (come Playboy e Financial Times), con Web app esterne, potrà mette in vendita anche la propria applicazione su App Store, aumentando il prezzo del 30% (per non dover limare i margini sul negozio virtuale di Apple, a cui bisogna girare il 30% dell’introito per l’ospitalità su App Store). Apple non vieta più nemmeno la vendita esterna. l’abbonamento può avvenire anche attraverso terzi.

Apple cede anche perché crescono la competizione di Android e di altri ecosistemi per tablet: Android Market cresce, Amazon ha lanciato un app store Android, è in arrivo WebOs di Palm, ma in prospettiva c’è Windows 8. Man mano che cresce la concorrenza, anche Apple si rende conto che trattenere troppo i cordoni della borsa, può essere solo controproducente. L’inversione a U di Apple nelle regole degli acquisti in-app, verrà salutata con un sospiro di sollievo da parte degli editori.

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Autore: ITespresso
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