L’IP non è il Dna

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L’abbonato non deve essere per forza colui che commette un reato o viola il copyright o una leggew: ecco cosa ha stabilito il Tribunale di Roma. In Usa torna in tribunale il casso di Jammie

L’IP non è il Dna n è un codice fiscale o una carta di identità, che identifica in modo univoco, senza possibilità di errore, una persona, e solo quella. In una famiglia, l’Ip indica che l’abbonamento all’Adsl è per esempio familiare: ma da qui a dire che, se è stato commesso un reato penale, l’IP identifica il colpevole, ce ne vuola. Perchè si può stabilire, data la tracciabilità di Internet, dove abbia navigato un IP, ma non chi esattamente ci fosse dietro alla tastiera.

L’abbonato non deve essere per forza colui che viola la legge: ecco cosa ha stabilito il Tribunale di Roma, in merito al file sharing.

L’IP non può diventare una condizione sufficiente per imputare tutto ai danni dell’intestatario di una linea telefonica o di un abbonamento Adsl. Per chi si auspica una traduzione italiana della Dottrina Sarkozy, è tema su cui riflettere.

Infine in Usa torna in tribunale (presso la corte federalòe del Minnesota)il caso di Jammie Thomas , disoccupata con quattro figli, accusata dalla RIAA di aver scaricato 24 brani da Kazaa e assolta da una multa d i 220mila dollari.

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