L’Islanda diventerà il paese dei blogger

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Fra un anno Reykjavik diventerà la capitale della libertà di stampa. Grazie a una legislazione che contrasta i cyber-bavagli

Se l’Italia non è un “paese per Internet” (a causa del Digital divide, dell’analfabetismo telematico e di leggi che mettono bavagli ai blog), in Europa, ma non nella UE, esiste un “paese per blogger“: è l’Islanda. L’Islanda approva la roadmap per offrire uno scudo, a prova di cyber-bavagli, a blogger e giornalisti a favore della più ampia libertà d’espressione.

La roadmpa prevede un un anno di tempo per attuare la normativa: la Icelandic Modern Media Iniziative obbliga il parlamento a modificare quattordici leggi. Il risultato renderà l’Islanda un “avamposto mondiale del giornalismo  d’inchiesta“. Se per esempio la legge Alfano dovesse essere approvata in Italia, l’Islanda potrebbe diventare il “bunker dei segreti italiani”. Mettendo online inchieste anonime che potrebbero essere pubblicate sui media di tutto il mondo.

La vicenda WikiLeaks sta scuotendo il mondo dei media negli Usa: è possibile pubblicare file segretissimi che svelano verità scomode e scottanti sull’Afghanistan, mentre le truppe rischiano la vita al fronte? Un dilemma amletico che mette sotto pressione i mass-media. Tuttavia Internet, con Wikileaks e il coraggio di Julian Assange, risponde che le verità scomode non vanno nascoste. Senza censure, ipocrisie o bavagli.

La legge islandese si ispira proprio a WikiLeaks, dove tempo fa erano stati uploadati file (non resi noti dalla stampa) che mostravano la fragilità di una banca islandese e che hanno innescato la crisi finanziaria del paese nordico. Una crisi dolorosa, ma salutare per il paese. Da quella censura, nasce una legge che renderà Reykjavik capitale europea e mondiale della libertà di stampa.

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