L’Italia arranca nell’innovazione

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Nella classifica Global Innovation Index (GII), redatto dalla Business School of the World Insead, l’Italia è penultima in Europa per innovazione, superata solo dalla Grecia. Serve un’Agenda Digitale per tornare a crescere ed acquisire competitività

La Business School of the World Insead boccia l’Italia, in tema di innovazione e sviluppo economico. L’Italia è solo 35esima secondo il Global Innovation Index (GII) stilato dalla business school francese. Ai primi posti di questa speciale hit-parade svettano Svizzera, Svezia, Singapore, Hong Kong e Finlandia, ma l’Italia ha un gap “incommensurabile” (senza un’Agenda Digitale) nelle sette voci, prese in esame dalla classifica: prodotti innovativi, infrastrutture, istituzioni, capitale umano e ricerca, produttività scientifica, accesso al credito e mercato degli investimenti.

La classifica copre 125 Paesi, corrispondenti al 93,2% della popolazione e al 98% del PIL mondiale. L’Italia è penultima in classifica, sorpassata da tutti i Paesi europei ad esclusione della Grecia, il paeese “ad un passo dalla bancarotta”. L’Italia arranca soprattutto in due capitoli: quello dell’accesso al credito e del mercato degli investimenti. InItalia “costa troppo avviare un’impresa (86° posto) e mantenerla in vita (per imposte e profitti siamo infatti al 119° posto); c’è una scarsa tutela dei debitori (97° posto) e pochi venture capitalist (62° posto). Con il 13° posto l’unica nota positiva è la velocità con cui vengono avviati i nuovi business” afferma ThinkInnovation.org.

L’Italia è penultima in Europa anche perché è al 53esimo posto nei finanziamenti alla scuola pubblica, al 61esimo per la qualità degli istituti di ricerca, al 47esimo nel settore di ricerca e sviluppo made in Italy, al 63esimo per la comunicazione tra le aziende e il mondo universitario. Ma lo scandalo è che manca un‘Agenda Digitale, tanto che l’Italia sprofonda all’all’80esimo nella diffusione delle tecnologie digitali nella Pubblica Amministrazione.

Ricordiamo i numeri del divario digitale: dai dati di Akamai del primo trimestre dell’anno emerge per la prima volta l’ingresso dell’Italia nel consesso delle nove nazioni con la maggiore diffusione di Internet nel mondo, ma svettiamo anche tra quelli con maggior numero di connessioni con banda inferiore a 256 kbps.L’Italia è più collegata, ma vive in divario digitale da suoer banda larga.

Anche se l’Italia registra un incremento dell’11% rispetto al trimestre precedente e del 28% anno su anno, la velocità media complessiva ammonta a 3,7 Mbps, in crescita di 0,3 Mbps rispetto all’ultimo trimestre del 2010, ma vantiamo il poco invidiabile primato del maggior numero di connessioni a velocità inferiore a 256 kbps: sono lo 0,9% della popolazione, contro lo 0,3% della Francia. Siamo lontano dai Paesi europei più veloci: i Paesi Bassi hanno una velocità media di 7,5 Mbps, la Romania corre a 6.6 Mbps, la Repubblica Ceca a 6,5 Mbps, la Lettonia a 6,3 Mbps, la Svizzera a 6,2 Mbps, il Belgio a 6,1 Mbps e l’Irlanda a 5.6 Mbps. Nella rete mobile, le velocità massime si attestano sui 6 Mbps e le minime sui 163 Kbps. In Italia si spazia da 3,5 a 1 Mbps.

Bisogna anche “realizzare anche in Italia gli obiettivi dell’Agenda Digitale, promovendo l’uso di internet e lo sviluppo dei servizi digitali sia nel settore privato che nel settore pubblico” (Confindustria Digitale). Lo studio Fattore Internet, stilato da Boston Consulting Group, valuta il Web italiano a quota 31,6 miliardi di euro, circa il 2% del prodotto interno lordo nazionale (Pil). Poco meno dell’agricoltura, poco più del settore della ristorazione.  Secondo le previsioni, entro il 2015 il Web italiano varrà 59 miliardi di euro ovvero il 4,3% del Pil. Si tratterebbe di un incremento a doppia cifra, oscillante tra il 13% e il 18%. Agenda Digitale deve dunque accelerare per cogliere le opportunità delle nuove tecnologia come leva per la crescita del paese.

Italia arranca in innovazione: il flop della PA Digitale
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