L’Italia digitale resta in coda alla Ue ma migliora l’accesso alle reti NGA

Autorità e normativeNetwork
Assinform: Cloud e IoT trainano il mercato digitale italiano, ma non compensano i ritardi
0 0 Non ci sono commenti

Andrus Ansip, vicepresidente responsabile per il mercato unico digitale, afferma “sempre più persone, aziende e servizi stanno andando verso il digitale”. L’Italia resta al 25mo posto secondo il Digital Economy and Society Index 2017

L’Italia digitale resta ai livelli dello scorso anno nella classifica Digital Economy and Society Index (Desi) 2017 ma fa passi avanti per quanto riguarda la connettività, in particolare grazie al miglioramento dell’accesso alle reti NGA. L’indice 2017 posiziona l’Italia digitale al 25mo posto, su 28, sopra Grecia, Bulgaria e Romania.

L’indice 2016, inseriva l’Italia all’interno del gruppo di paesi che stavano recuperando, ossia i paesi il cui punteggio era al di sotto della media europea ma è aumentato più velocemente rispetto al dato Ue nel suo complesso. Allo steso tempo, lo scorso anno, i paesi in fase di recupero erano Croazia, Lettonia, Romania, Slovenia e Spagna. In Europa, comunque, a detta di Andrus Ansip, vicepresidente responsabile per il mercato unico digitale, “sempre più persone, aziende e servizi stanno andando verso il digitale. Nel complesso, la Ue ha visto un progresso costante nel corso degli ultimi tre anni. Lento, forse, ma costante. La connettività è migliorata. Le aziende e le amministrazioni pubbliche stanno facendo più uso di tecnologie digitali. Il 79% degli europei si collega almeno una volta alla settimana, 3 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno per le attività quotidiane come lo shopping e il banking e stanno utilizzando più servizi pubblici online rispetto a prima. Tutto questo è una buona notizia”, spiega, “ma non dobbiamo abbassare la guardia. Ci sono ancora troppe differenze tra i vari paesi. I paesi devono agire ora in modo da ridurre il divario digitale. In caso contrario, potremmo rischiare di finire con una Europa a due velocità sul digitale. L’Ue, nonostante i primi paese Ue in classifica siano in linea con i parametri mondiali, deve fare di più per migliorare le proprie prestazioni digitali. Sulla connettività, per esempio, l’Europa ora ha una buona copertura di banda larga fissa ad alta velocità. Ma ci sono molti problemi nelle zone rurali. C’è tanto lavoro da fare qui, mentre ci avviciniamo e ci prepariamo alle reti mobili 5G”, ha concluso Ansip.

Fonte: Commissione Europea
Fonte: Commissione Europea

Nel complesso l’Ue ha migliorato la sua prestazione digitale di 3 punti percentuali rispetto all’anno scorso), ma i progressi potrebbero essere più rapidi e la situazione varia da uno Stato membro all’altro (il divario digitale tra il primo e l’ultimo classificato è di 37 punti percentuali, rispetto a 36 nel 2014). Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi restano in testa alla classifica, seguiti da Lussemburgo, Belgio, Regno Unito, Irlanda, Estonia e Austria.

I tre paesi più digitalizzati dell’UE sono anche in testa alla classifica mondiale, davanti a Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. La Slovacchia e la Slovenia sono i paesi dell’UE che hanno registrato i progressi maggiori. Nonostante alcuni miglioramenti, vari Stati membri, tra cui Polonia, Croazia, Italia, Grecia, Bulgaria e Romania, sono ancora in ritardo in termini di sviluppo digitale rispetto alla media dell’Unione. Insomma, l’Italia arranca per quanto riguarda i cinque componenti dell’indice: connettività (banda larga fissa e mobile, velocità e prezzi della banda larga), capitale umano (uso di internet, competenze digitali di base e avanzate), uso di internet (utilizzo di contenuti, comunicazioni e transazioni online da parte dei cittadini), integrazione delle tecnologie digitali (digitalizzazione delle imprese, commercio elettronico), servizi pubblici digitali (e-government), seppur con qualche differenza rispetto allo scorso anno.

Per quanto riguarda uso delle tecnologie digitali da parte delle imprese e erogazione di servizi pubblici online, l’Italia si avvicina alla media europea. Rispetto allo scorso anno sono stati fatti passi avanti in termini di connettività ma gli scarsi risultati in termini di competenze digitali rischiano di frenare l’ulteriore sviluppo dell’economia e delle società digitali. Nel complesso le imprese europee utilizzano sempre più tecnologie digitali, come i software professionali per la condivisione elettronica di informazioni (dal 26% nel 2013 al 36% nel 2015) o per l’invio di fatture elettroniche (dal 10% nel 2013 al 18% nel 2016). Lo stesso dicasi per le Pmi che si sono avvicinate al commercio elettronico: dal 14% nel 2013 al 17% nel 2016 e meno della metà di queste aziende vende in un altro stato membro della Ue. Sulla connettività, l’Italia ha compiuto passi avanti ma se si guarda la diffusione della banda larga fissa è ancora troppo bassa, considerando anche che i prezzi sono diminuiti. Non è così per la media Ue laddove il 76% delle famiglie europee ha accesso alla banda larga ad alta velocità e gli abbonamenti ai dati mobili sono in aumento passando da 58 abbonati ogni 100 abitanti nel 2013, a 84 nel 2016. Per quanto riguarda il capitale umano, in Italia, sebbene più persone siano online, le competenze restano basse. Carenze di competenze che sono state identificate anche nel resto della media Ue: il 44% dei cittadini europei continua a non possedere competenze digitali di base. Se da un lato i dati sugli italiani online, un poco, confortano, dall’altra si nota il brusco dato sotto la media europea delle attività online effettuate dagli internauti italiani. Solo per questo valore, l’Italia scivolerebbe al 27mo posto tra i paesi digitali. Allo stesso tempo, sull’integrazione delle tecnologie digitali, l’Italia sta colmando il divario con l’Ue per quanto riguarda la digitalizzazione delle imprese. Le imprese che utilizzano la fatturazione elettronica sono il 30%, percentuale superiore alla media Ue (18%).

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore