L’Italia è un paese per Internet? Banda larga in frigo, niente Wi-Fi libero

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L’ultimo Decreto Sviluppo ha snobbato ancora la banda larga, preferendole gli investimenti in nautica da diporto, scooter e frigoriferi. Per la riforma del Decreto Pisanu, ancora nebbia fitta. Tutte le promesse mancate a Montecitorio. Il discorso di Lessig in video

Ancora niente broad band: nonostante le belle parole all’incontro con Lawrence Lessig, il Decreto Sviluppo, approdato in consiglio dei ministri, alla banda larga ha preferito scooter, cucine componibili, motori per nautica da diporto, moda e frigoriferi. Ma la banda larga, che doveva essere inclusa, è rimasta in freezer: neanche una briciola degli incentivi e consumi per 300 milioni di euro.

E anche la riforma del Decreto Pisanu (auspicata dallo stesso Pisanu di recente), per il Wi-Fi libero (senza l’identificazione anagrafica per navigare con una rete WiFi), è rimasta nel limbo: il viceministro Paolo Romani ha detto che non è di sua competenza, bensì del ministro dell’interno Roberto Maroni. Intanto, niente Wi-Fi libero, sperando che non finisca nella “sindrome da scaricabarile” come gli 800 milioni della banda larga. “Grazie per non avermi chiesto nome e cognome per collegarmi a Internet” ha detto con sarcasmo il professore Lessig per chiudere l’incontro a Montecitorio.

La Lombardia invece dichiara guerra al Digital Divide: la regione vuole portare la banda larga a tutti i lombardi entro il 2012 (in tempo per E-gov 2012) con 156 milioni di euro (solo lo 0,2% sarà coperto via satellitare). Nel 2015 un lombardo su due avrà a disposizione reti di nuova generazione (Ngn). La Lombradia, in collaborazione con la Ue, porterà avanti un programma quadro per la società dell’informazione, il bando per la riduzione del digital divide e il piano di sviluppo rurale: 630 comuni coinvolti con un investimento di 93 milioni di euro per circa 3 mila chilometri di fibra ottica.

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