L’Italia fa a pugni con la digitalizzazione, ma ci crede

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Stefano Pileri, presidente di Anitec, intervenuto all’Italian Investment Showcase, cita i dati del Digital Transformation Enablers’ Index, l’indice che indica la predisposizione del Paese a recepire la trasformazione: l’Italia è al 16° posto

Anche in Italia è partito il processo di digitalizzazione come fattore per la trasformazione competitiva del paese, ma il belpaese resta sempre un passo indietro rispetto agli sforzi degli altri paesi. Sono queste alcune delle considerazioni emerse da Stefano Pileri, presidente di Anitec (Confindustria), intervenuto in occasione dell’Italian Investment Showcase a Milano.

Pileri cita i dati del Digital Transformation Enablers’ Index, l’indice che indica la predisposizione del Paese a recepire la trasformazione, che collocano l’Italia al 16° posto.“E’ necessario investire in capitale umano, infrastrutture, sviluppo del digitale ed, infine, migliorare ancora i processi della Pubblica Amministrazione, se vogliamo aumentare la capacità del nostro Paese di attrarre investimenti e, con essi, velocizzare la trasformazione”,  ha detto Pileri. “Secondo l’indice DESI (Digital Economy and Society Index) l’Italia si colloca infatti solo al 25° posto della classifica Europea del livello di digitalizzazione: l’indicazione di Anitec è continuare a incoraggiare le nostre imprese a investire sul digitale, sui nuovi modelli di business e nella ricerca affinché garantisca ’innovazione che è vita per le imprese stesse”.

L’industria creativa e culturale supera le Tlc

Come illustrato dal Presidente di Anitec nel suo intervento, la realizzazione dei progetti in essere quali il piano ultra broadband, Industria 4.0, la PA Digitale, le tempestiva transizioni al 5G e al nuovo Digitale Terrestre (DVB-T2) e lo sviluppo delle applicazioni Smart City, Building e Home, quale primo tassello della smart community sono tra gli elementi chiave per abilitare una crescita più sostenuta del nostro Paese anche grazie agli investimenti della comunità internazionale. Realizzare dunque investimenti in innovazione “a tutto tondo”, partendo dall’assunto che l’innovazione è un concetto trasversale e che oggi è sempre più permeata dal “fattore digitale” presente infatti in tutti i settori dell’economia e della vita sociale, è dunque la ricetta.

L’innovazione anche è “culturale”: e su questo punto il nostro Paese, e l’Europa possono e devono giocare un ruolo da leader se intendono mantenere la propria competitività. L’Italia, in particolare, può “avverare” il processo di internazionalizzazione delle proprie Pmi valorizzando, attraverso il digitale, le competenze specifiche ed hi-level di cui dispone e che le sono già riconosciute all’estero.

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