L’Iva raddoppiata a Sky crea polemica

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Univideo chiede la modifica Iva per settore audiovisivo. Fimi: anche nel settore musicale, l’Iva al 20% è un peso fiscale da rivedere. Forse è giunta l’ora di mettere mano a una riforma della fiscalità sui prodotti culturali e di intrattenimento

Univideo e la Federazone italiana musicale (Fimi) sono solidali con le lamentele di Sky contro l’Iva al 20%. Anche se con sfumature diverse.

Il governo, con il cosiddetti decreto anti-crisi, ha raddoppiato l’Iva a Sky Itali a. Sky finora godeva di un regime agevolato, ma ora si allinea all ‘Iva al 20%, un peso insostenibile anche per Univideo e Fim i. Sky, intanto, sta cavalcando la protesta contro il governo: “A partire dal primo gennaio ogni cliente di Sky avrà un aumento delle imposte sul suo abbonamento pari al 10 per cento“.

Fimi denuncia: “Il recente dibattito politico sull’IVA applicata alle televisioni satellitari non dovrebbe far dimenticare l’assurda situazione vissuta da tempo dal mercato musicale, dove su un cd si applica l’aliquota massima del 20 % contro ad esempio il 4 % di un libro, con paradossi dove la biografia di Giuseppe Verdi ha un IVA ridotta mentre le opere registrate sul disco pagano un IVA del 20 %“.

Anche Univideo si lamenta: “Univideo, cioè le imprese che pubblicano Dvd e Blu-ray disc per la vendita e il noleggio, auspica che il Decreto venga modificato anche per la propria categoria di rappresentanza portando l’Iva al 10 %, considerando inaccettabile una revisione migliorativa solo per quelle imprese che fino ad oggi hanno goduto di un privilegio che ritenuto ingiusto e tale da falsare la concorrenza“.

Secondo la federazione dell’industria musicale, aderente a Confindustria, sarebbe ora di mettere mano ad un intera riforma della fiscalità sui prodotti culturali e di intrattenimento che oggi vede assurde disparità tra settori.

Autore: ITespresso
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