Lo scandalo dei CD inascoltabili

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I francesi si ribellano ai CD protetti

La UFC (Union Fédérale des Consommateurs) – Que Choisir, associazione francese per la difesa dei consumatori, ha lanciato una battaglia contro le protezioni installate «abusivamente» sui CD. L’associazione ha accusato formalmente le principali etichette discografiche (EMI, Virgin e BMG) di «bloccare» i CD a discapito del diritto dei consumatori all’utilizzo normale di questi supporti. Come ha constatato l’associazione, questi dischi protetti risultano illeggibili per una serie di dispositivi tradizionali, come autoradio, walkman o lettori DVD/CD. Le case discografiche, come riporta l’associazione, «senza neanche aver richiesto il parere degli artisti e perfettamente a conoscenza di queste incompatibilità, non hanno esitato a immettere sul mercato milioni di questi dischi protetti». Inoltre, prosegue l’associazione «a discapito del diritto riconosciuto alla copia privata, le protezioni impediscono ai consumatori di creare delle compilation, di trasferire i brani di un disco regolarmente acquistato su un lettore portatile o di realizzare una copia autorizzata». Il diritto alla copia per uso privato, rammenta l’associazione, esiste da tempo e non ha mai arrecato danno a gli artisti o ai produttori, semmai il contrario. Infine «non bisogna dimenticare che i consumatori, nel corso del 2002, hanno corrisposto, per tutti i supporti vergini, tasse per 135 milioni di euro, il 44% in più rispetto al 2001». L’UFC-Que Choisir ha chiesto il ritiro immediato dal mercato di questi CD protetti e ha deciso di citare i produttori e distributori EMI Music France, Warner Music France, Universal Pictures Video oltre a Auchan e la FNAC.

Autore: ITespresso
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