Lo smartphone entra in classe… L’ennesima resa

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Scuola digitale, la campanella suona per 8 milioni di studenti

Per il nostro ministro dell’istruzione Fedeli il telefonino in classe è “una grande opportunità”. A noi sembra la resa del buonsenso. Dove ha fallito qualsiasi progetto di scuola digitale metteranno una pezza gli smartphone

Grazie all’oramai antica quanto scellerata Riforma Gelmini, e a una serie di provvedimenti folli che continuano a susseguirsi a raffica (non ultima la Legge 107/2015) , la nostra scuola è prossima al disastro.
Non importa che l’anno scolastico sia iniziato con alcuni distretti scoperti per centinaia e centinaia di cattedre, non importa nemmeno che gli insegnanti siano pagati poco (sia quelli che lavorano come i pazzi sia quelli del “minimo garantito”).

E non importa neppure che gli studenti della scuola dell’obbligo abbiano una sola possibilità per imparare quante e quali siano le regioni d’Italia e i loro capoluoghi (il repetita iuvant almeno nei due cicli dell’obbligo non esiste più come concetto) tanto che un insegnante tra i più preparati che conosciamo ci spiegava come i presidi – rigorosamente manager loro malgrado – predichino oramai che il “nozionismo” sia da evitare come la ruggine sulla bicicletta nuova, e pazienza se con esso si perdono anche le nozioni di base. 

Quello che importa alla nostra scuola oggi è che finalmente il Ministero dell’Istruzione ha sdoganato l’utilizzo dello smartphone in classe. Così che per tanti ragazzi il primo giorno è stato quasi come l’annuncio delle vacanze.  Sorridiamo anche di più per l’istituzione di una commissione ministeriale che stabilisca le linee guida per il suo utilizzo. Così che gli insegnanti poi possano provvedere anche a sorvegliare gli studenti sui relativi abusi. E sì… Altrimenti chissà quante occasioni didattiche perse, altrimenti chissà come si farà a imparare ciò che davvero serve. La Ministra è convinta:“Il telefonino anche per l’apprendimento a 13 anni è un facilitatore”.  Figuriamoci quanto faciliterà la disciplina in classe.

Ora abbiamo capito! Ora è chiaro perché i ragazzi usciti dalle medie non sanno dove sia Savona… Mancava “il facilitatore”!!!!!!! Non solo, Fedeli aggiunge: “Non si può separare il mondo degli studenti, quello fuori, dal mondo della scuola”. Peccato che del mondo “fuori” la Ministra veda solo il rapporto dei ragazzi con lo smartphone proprio perché ci si è arresi alla sfida di  interessarli e far loro vedere e toccare con mano altro, oltre ai display. 

Valeria Fedeli, Ministro dell'Istruzione
Valeria Fedeli, Ministro dell’Istruzione

La Ministra – in mezzo a programmi scolastici lasciati a metà, a classi della maturità che non sapranno mai chi erano Pasolini e Rebora (e l’accostamento dei due autori è voluto e NON casuale) ad altre ancora che si ritrovano sulle carte d’esame programmi che in realtà non hanno mai svolto – annuncia fiera che lo smartphone in classe non servirà per farsi i fatti propri ma come strumento didattico.

Davvero incredibile. E’ incredibile come questa riflessione preceda per esempio quella relativa ai problemi di memoria (ma anche di lettura e scrittura) delle nuove generazioni, come si pensi che sia lo smartphone (che i ragazzi già hanno) a permettere alla scuola di lavorare su Internet, mentre invece è mancato completamente l’impegno a portare Internet nella scuola per gli stessi scopi didattici.

E’ pazzesco come si cerchi con lo smartphone di sdoganare il concetto di scuola e didattica digitale, mentre manchi tutto e i ragazzi (che non sono fessi) si rendano perfettamente conto che la scuola NON è importante proprio perché gli adulti le danno importanza solo a parole, altrimenti potrebbero avere gli stessi insegnanti per tutto il loro ciclo di studi, le palestre, i materiali, e gli spazi. E invece… La digitalizzazione della scuola si farà con lo smartphone in classe. Che tristezza infinita. Una resa, l’ennesima ma non la peggiore. Senza contare l’ulteriore iniezione di cinismo nelle nuove generazioni.    

Nella nostra scuola infatti sembra stia diventando un delitto anche costringere i ragazzi a rendersi conto che chi sbaglia, e non studia, paga e viene bocciato e che non si può vivere di perenni amnistie, come tra l’altro fanno i “grandi”. E’ Fedeli stessa che in un’intervista per Repubblica.it arriva ad affermare al giornalista: “Lo sa che in Consiglio dei Ministri volevano che mettessi per iscritto “vietato bocciare?”.  Ci crediamo. Ma ora siamo anche più tranquilli: come si potrebbe bocciare ancora, dopo che lo smartphone è entrato nelle nostre classi a facilitare l’apprendimento?

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