Lo stato della Rete in Italia. Che fare?

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Se l’Italia vuole cambiare passo in tema di banda ultra larga ed Agenda Digitale, puà farlo nominando un commissario AgCom competente e all’insegna della trasparenza. Altra priorità: estendere il Golden Power al settore Tlc

Secondo State of the Net in Italia sono 28,9 milioni gli utenti attivi al mese (pari all’80% della popolazione, in aumento dell’1,2% rispetto al 2012), e 14,3 milioni nel giorno medio (+3,8%). Il tempo speso nel giorno medio cresce del 9% rispetto allo scorso anno, a 1 ora e 28 minuti.

Secondo Akamai (Rapporto sullo Stato di Internet relativo al quarto trimestre 2012) l’Italia rimane penultima in Europa in banda larga. Nonostante la crescita del 9.5% delle connessioni, l’Italia non si schioda dalla sua posizione arretrata. Posizione da “Terzo mondo” digitale, come l’ha definito Sergio Rizzo su Il Corriere della Sera.

Dal Rapporto della UE sull’Agenda digitale emerge che l’Italia è sempre indietro. La banda larga fissa va a passo di lumaca, al 22,5% contro il 28,8% della media europea. Per la diffusione della banda larga veloce, siamo poi a livelli modestissimi: appena lo 0,1% rispetto al 14,8% Ue. La maggior parte delle connessioni ha una velocità compresa tra 2 e 10 Mbps. Un po’ meglio la situazione nel Mobile, ma anche qui senza applausi: l’Italia dovrebbe favorire ulteriori investimenti in infrastrutture nella banda larga mobile, soprattutto nel 4G (LTE).

I ritardi italia nell’e-government e in materia di banda larga, sono noti. Da un report di Capgemini risulta che il 46% degli italiani si è rivolto a servizi di e-government, in media con la UE. Ma dallo scoreboard aggiornato al 2013 di Agenda Digitale 2020, sappiamo che le connessioni veloci (30 Mbps) si fermano al 14% contro il 54% della UE, l’utilizzo effettivo arranca allo 0,1% dell’offerta (contro il 14,8% dell’Unione europea), l’utilizzo medio  di Internet da parte della popolazione è del 53% (contro il 70% della media comunitaria) e l’e-commerce non prende il volo (al 17% contro il 45% della UE)

In questo scenario desolante, oggi fanno tristezza le lacrime di coccodrillo di chi un tempo aveva crocefisso il piano Rovati per lo scorporo della Rete: il mea culpa coinvolge l’intera classe dirigente: politici, banche, imprenditori, azionisti, manager, authority, tutti corresponsabili dei ritardi italiani.

Ma per un cambio di passo, ci sono due occasioni irripetibili: la nomina del nuovo Commissario dell’Agcom, che deve sostituire il dimissionario Dècina; il caso del Golden Power. Una nomina in Agcom all’insegna della trasparenza, della competenza e della meritocrazia, segnerebbe un cambio di passo. Altra finestra d’opportunità per dimostrare che l’Italia fa sul serio nell’Agenda Digitale è l’estensione del Golden Power al settore Tlc, per conferire al Tesoro il diritto di vincolare la governance di aziende “strategiche” con una quota minoritaria, ma abbinata a poteri speciali.

In due mosse, l’Italia potrebbe recuperare credibilità, cambiare passo e dimostrare di prendere l’Agenda Digitale sul serio, come volano per la crescita.

Anche perché, stando auno studio di School of Management-Politecnico di Milano, ogni ritardo dell’Agenda digitale manda in fumo risparmi per 20 miliardi e maggiori entrate per lo Stato pari a 5 miliardi in un triennio. Dal Workshop Ambrosetti tenuto l’altro ieri da David Gann, il consulente per l’innovazione del Sindaco di Londra, sappiamo che l’e-government regala ad ogni cittadino mezz’ora di tempo (grazie a meno spostamenti, code agli sportelli, maggiore efficienza), da dedicare ad altro. E da “La nuova geografia del lavoro” di Enrico Moretti, docente all’università di Berkley, emerge che ogni posto di lavoro digitale promuove altri 5 posti di lavoro tradizionali.

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