Lo storage allo specchio

Management

Da un lato Idc e Quantum che azzardano una previsione di mercato confortante,
dall’altro iSuppli che non sembra essere della stessa opinione. Vnunet ha
cercato di capire dove sta la metà

Nel 2007 il mercato dello storage raggiungerà i 28,9 miliardi di dollari. Questo è quanto precisa Idc e, a supportare questo dato e sottolineare l’effervescenza del settore storage sono anche i risultati provenienti da uno studio di Quantum. Non tutte le società di analisi sono concordi. iSuppli precisa che dopo gli ottimi risultati fatti registrare dal settore nel corso del 2005, prevede che il mercato storage potrebbe subire una flessione di vendite nel corso del 2006. In base alla stima effettuata da iSuppli, i dischi venduti nel corso del 2005 sono stati 376 milioni, contro i 305 dell’anno precedente, con un incremento percentuale di circa il 23%. Per quanto riguarda l’anno in corso, la diffusione dei lettori a memoria statica e la saturazione di un mercato ormai maturo non lascia prevedere volumi di vendite altrettanto sostanziosi. iSuppli prevede quindi, nel corso del 2006, un incremento delle vendite di soli 14,4 punti percentuali. Lo studio di Idc evidenzia invece che, nonostante la cautela e le incertezze, le aziende continuano a investire in storage, tanto è vero che la società di ricerca prevede una crescita annuale mondiale di circa il 6,4 per cento; mentre negli Stati Uniti l’incremento dovrebbe essere del 6,1 per cento. Insomma, le posizioni sono piuttosto contrastanti e se è vero che normalmente il giusto sta nel mezzo, una prima ipotesi potrebbe essere quella che vedrà una frammentazione del mercato storage con il rallentamento di uno o più segmenti storici come quelli degli hard disk, a favore di uno sviluppo più rapido per le nuove tecnologie, come per esempio le soluzioni di archiviazione solide.

I fattori frenanti

Cautela e budget limitati portano generalmente le aziende a investire solo in progetti mirati e non ad acquistare soluzioni di storage da tenere nel cassetto: in altre parole si acquistano solo strumenti e applicazioni per archiviare dati importanti o per ottimizzare l’organizzazione e di conseguenza ridurre i costi. Ogni investimento deve garantire un ritorno in termini economici o organizzativi. Partendo proprio dalla necessità di ridurre i costi e, al contempo, archiviare un numero maggiore di dati e aggiornare i sistemi di storage, Quantum (società statunitense proprietaria e sviluppatrice della tecnologia DLTtape per il backup e l’archiviazione dei dati su supporti a nastri) ha recentemente effettuato una ricerca su un campione di oltre mille responsabili delle decisioni di acquisto di prodotti It aziendali nei principali mercati europei: Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi e Spagna. Il campione era costituito da aziende di grandi dimensioni, con oltre mille dipendenti. Nella sola Italia, gli intervistati sono stati 100. I risultati della ricerca hanno dimostrato che il principale strumento utilizzato per il backup varia da azienda ad azienda, ma risulta chiaro che le società di grandi dimensioni in tutti i mercati europei continuano ad affidarsi ai nastri. In media, il 34% utilizza nastri stand-alone, il 31% librerie a nastro, il 19% autoloader e solo il 7% si affida agli hard disk (Valori arrotondati all’unità). I risultati dimostrano che in Europa in media oltre l’80% delle organizzazioni che utilizza tecnologie a nastro di fascia mid-range come mezzo primario per il backup si affida alla piattaforma DLTtape. La capacità media dei sistemi delle aziende analizzate andava da 100 GigaByte a 499 GygaByte. Nonostante le dimensioni, solo il 5% delle organizzazioni aveva a disposizione una capacità di oltre 10 TeraByte. La Germania si è rivelata la prima in assoluto, con il 10% delle organizzazioni con oltre 10 TeraByte di capacità a disposizione. In tutti i Paesi analizzati esiste una relazione tra il mezzo utilizzato per il backup e la capacità. Nelle organizzazioni con un massimo di 499 GigaByte di capacità di storage, il nastro stand-alone è la soluzione prescelta per il back-up e l’archiviazione, con una quota non inferiore al 50%. Nelle aziende con capacità maggiore, l’enfasi si sposta sulle librerie a nastro, a conferma che le organizzazioni stanno sempre più optando per soluzioni automatiche per la gestione di volumi di dati in forte crescita. Le ragioni che spingono le aziende a conservare i dati si sono rivelate molteplici. I risultati indicano che, a livello europeo, le principali motivazioni alla base dell’archiviazione dei dati sono per il 69% determinate dalle policy aziendali. Tuttavia, ben il 35% degli intervistati, sempre a livello europeo, afferma di effettuare l’archiviazione di dati per ottemperare agli obblighi di legge nazionali, il 18% per rispondere alle normative dell’Unione Europea e il 17% per le normative di settore. Significative tendenze emergono inoltre dai tempi di conservazione dei diversi tipi di dati. I dati finanziari, ad esempio, sono conservati in media per 5-14 anni, mentre i dati relativi alle Risorse Umane per 5-15 anni e oltre. I dati relativi a clienti e fornitori sono anch’essi considerati importanti, con una media di conservazione che va dai 5 ai 10 anni. Non sorprende invece che file personali ed e-mail vengano conservati in media per un anno o meno.

Conclusioni

I risultati degli studi presentati da Idc e Quantum delineano un settore in fermento e con tutte le potenzialità per poter raggiungere i 28,9 miliardi di dollari stimati da Idc per il 2007. Verò è che lo studio di iSuppli accende un campanello d’allarme e fornisce interessanti elementi di riflessione. In effetti, riferendosi agli hard disk, lo studio di iSuppli ipotizza che L’anno in corso potrebbe vedere il superamento della produzione di nuove unità rispetto alla domanda del mercato. Mantenendo quindi buone le previsioni di Idc, lo studio di iSuppli ci dice che le cifre ipotizzate saranno molto probabilmente raggiunte grazie all’aumento della richiesta per tecnologie di archiviazione di nuova gen erazione. Inoltre, il fatto che la produzione di hard disk possa superare la richiesta potrebbe sul lungo periodo rivelarsi un elemento positivo. La diminuzione della richiesta porterà inevitabilmente a un abbassamento dei prezzi per gli hard disk e quindi alla possibilità da parte delle aziende di implementare o espandere le proprie soluzioni di storage con notevoli risparmi. Naturalmente, per chiudere il cerchio, questo aumento di richieste porterà anche a un conseguente aumento del fatturato per il reparto storage, e questo alla fine contribuirà al raggiungimento dei traguardi ipotizzati da Idc. Insomma, alla fine i rapporti e le conclusioni proposte dagli studi Idc e Quantum da una parte e quello di iSuppli dall’altra, non sono poi così divergenti come potrebbe sembrare.

Autore: ITespresso
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