Lo storage networking cerca nuove vie

Aziende

Consolidamento e virtualizzazione nelle SAN. L’utente è confuso, il dibattito è frammentato e le soluzioni spesso troppo precipitose

Crescita dei dati da gestire e necessità di aderire alle nuove regolamentazioni per la gestione e la conservazione dei dati hanno dato il via alle attività di consolidamento e di virtualizzazione anche in sede di storage networking con il sollecito supporto della tecnologia dei principali vendor. Come ha ricordato anche Mark Lewis, executive vicepresident di EMC, “oggi non si fa che parlare di storage virtualization. Sono state create aspettative di un sistema universale di gestione di storage multivendor più altre promesse varie di risposta a tutte le sfide attuali dello storage. L’industria IT nel tentativo di realizzare queste aspettative ha creato confusione, dibattito e soluzioni troppo precipitose”. Nel frattempo l’esplosione dei dati ha spinto a un ripensamento del concetto di disponibilità dell’informazione che, avendo un valore variabile nel tempo in funzione delle esigenze del business aziendale e delle leggi, va conservata in luoghi diversi e in contenitori diversi attraverso tutto il suo ciclo di vita. Ma non è di ILM nelle varie accezioni su cui vogliamo soffermarci in questa sede, bensì sui due concetti di consolidamento e di virtualizzazione in ambito di storage networking. Tuttavia proprio dalla crescita dei dati dobbiamo partire, perché da lì nascono le esigenze degli utenti. Una ricerca pubblicata da Hitachi Data Systems, che ha interpellato oltre 850 CIO in tutto il mondo, la quantità di informazione digitale che le aziende devono affrontare crescerà con un ritmo del 30% nei prossimi due anni. I CIO devono gestire Terabyte e Petabyte di dati in uno scenario di regolamentazione crescente e nello stesso tempo preoccuparsi della business continuity e dell’operatività di tutti i giorni. Analizzando l’atteggiamento di questi manager verso lo storage dei dati, con particolare riguardo alle ragioni dell’implementazione del singole tecnologie di storage come NAS e virtualizzazione, la ricerca HDS rivela una profonda incertezza su quanto spendono in IT per lo storage, anche tenuto conto dei minimi incrementi di budget riservati all’IT aziendale. Dunque i dati da gestire sono in crescita, soprattutto sotto la spinta dell’email aziendale, ma i budget sono virtualmente statici e vengono riposte grandi speranze nelle tecnologie di consolidamento degli asset esistenti. Sul tema specifico del consolidamento arriva un’altra ricerca di Macarthur Stroud International, relativa al mercato europeo, mirata in particolare sui responsabili di data center che supportano ambienti basati su sistemi aperti. Il rapporto, reso noto da HP, rivela che gli utenti hanno concluso una prima fase di consolidamento e di razionalizzazione di server e di risorse di storage. Nei paesi più avanzati siamo all’inizio di una seconda fase in cui l’architettura dei sistemi viene rivisitata e rianalizzata in funzione di nuovi obiettivi di continuità del business aziendale. Circa il 65% dei data center mission critical analizzati nello studio hanno già consolidato i loro sistemi con riduzione dello spazio occupato da server e storage. Il trend al consolidamento è stato guidato dalla necessità di ridurre i costi operativi (Opex) e di migliorare la disponibilità del sistema. L’80% delle aziende tiene monitorati e misura i livelli di servizio e i tempi di riposta e di disponibilità. La virtualizzazione delle risorse di storage è un ulteriore fattore abilitante di questo trend di consolidamento. Come c’era da attendersi, il 94% dei CIO interpellati disponeva già nei loro data center di una o più reti di storage che consentono di condividere in pool i sistemi di memoria e di meglio gestirli attraverso la virtualizzazione. Per ridurre ulteriormente i costi di conservazione e gestione dell’informazione nel 75% dei casi veniva implementato o stava per esser pianificato un sistema di storage su tier che consente di usare risorse di tipo diverso in funzione delle caratteristiche dell’informazione, basate sul loro valore in funzione del business aziendale. Cisco Systems ha installato quella che Dante Malagrinò, senior marketing manager dell’azienda, ha definito nel corso di un colloquio con Network News la più grande SAN mondiale con 10 mila porte interconnesse su 4 siti nel mondo. Malagrinò ci conferma che le parole d’ordine per le SAN sono automazione, consolidamento e virtualizzazione. Una volta immessa intelligenza nello switch che gestisce la rete di una SAN la direzione di sviluppo diventa chiaramente quella dei servizi e della applicazioni. Un’altra promessa che sta per essere realizzata è quella della gestione di risorse di storage eterogenee per arrivare all’ILM su più livelli. Ricorda Malagrinò:” Ora la virtualizzazione è possibile, ma non è ancora utilizzata in tutto il suo potenziale, anche se ancora oggi la virtualizzazione ha senso per SAN abbastanza grandi. La grandezza delle SAN sarà il criterio di guida e detterà la velocità di adozione delle tecniche di virtualizzazione nei prossimi 18 mesi. Le banche saranno le prime, poi seguiranno i service provider e il mondo dei media e dei contenuti”. Il mondo delle SAN, conclude Malagrinò, “è un mondo in cui l’interoperabilità è oggettivamente difficile e non è mai garantita. Ci vuole collaborazione da parte di vendor e di utenti”. Ma mantenere isolati storage, server, mainframe e ambienti IP continua a rappresentare una sfida per la loro gestione e una perdita di risorse per molte organizzazioni.

Autore: ITespresso
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