L’ombra dei grossisti sulla distribuzione

Workspace

Marco Curioni, General Manager di Medion Italia, pone l’accento sul ruolo che tuttora rivestono i grossisti, per descrivere la situazione italiana e confrontarla con quella straniera, dove questa figura praticamente non esiste più

La grande distribuzione italiana fa ancora troppo riferimento ai grossisti in fatto di approvvigionamento. Una figura, quella dei grossisti, che all’estero non esiste né per l’elettronica di consumo, né per l’informatica. È questo in sintesi il parere di Marco Curioni, General Manager di Medion Italia, che descrive così il rapporto tra la grande distribuzione in Italia e i produttori di elettronica di consumo e informatica. “Esiste il distributore che funge da filiale, rappresentante di un certo prodotto sul territorio. Il grossista in Italia – spiega Curioni – diventa spesso un appesantimento della filiera, ma a tutt’oggi è un elemento indispensabile per raggiungere la grande distribuzione. Lo è molto meno sulla specializzata, perché la GDS sta correndo veloce verso format europei dove la figura del grossista non esiste. Nel resto d’Europa – prosegue Curioni – la grande distribuzione organizzata gode di una leadership incontrastata, con quote di mercato che sono molto più importanti di quelle che ha ora la grande distribuzione in Italia. Tutto questo nonostante la GD italiana sia più ‘antica’ della specializzata. Credo che uno dei motivi di questa crescita sia da ricercare in una serie di compromessi legati all’aggregazione delle insegne, ai gruppi d’acquisto, ai franchising, che consentono di trovare soluzioni ai problemi italiani legati all’incapacità e all’impossibilità delle centrali (headquarters dei buyer) di coordinare le politiche di acquisto e vendita per ogni gruppo”, ha concluso il general manager di Medion. Curioni si è poi soffermato sul fatto che l’Italia è molto brand oriented. “Purtroppo al momento non si dispone di un brand, ma lo si deve subire. A differenza di altre nazioni in Italia non ci sono, al momento, canali o operatori leader incontrastati nell’ambito dell’elettronica di consumo. Le tre/quattro insegne della GDS che si contendono il mercato hanno quote abbastanza simili tra loro, e lo stesso vale anche per la GDO. Inoltre, Gfk stima che una quota del 45% nel mercato dell’elettronica e dell’informatica sia in mano a specializzati e indipendenti, per cui è evidente che il canale in Italia è più debole rispetto alle altre nazioni. È chiaro – spiega Curioni – che i driver del mercato sono i brand delle industrie, a dispetto della debolezza delle insegne che vendono quel particolare brand. In questo panorama, un mercato brand oriented alla fine spinge gli operatori di canale a scopiazzarsi l’uno con l’altro. Al brand chiedono quote di mercato, che purtroppo si contendono a forza di politiche più o meno spinte sui prezzi. Il problema è capire quanto gli operatori siano disposti a sopportare un mercato a così bassa redditività come quello italiano. È condivisibile pensare che il meccanismo distributivo dell’informatica in Italia porti ad avere delle filiere più costose rispetto alle stesse in altre nazioni. Il fatto poi che il mercato sia costellato da tante piccole realtà aggrava questa situazione, e non esclude che nel nostro Paese ci siano i prezzi al pubblico più bassi”. “Concludendo – afferma Curioni – mi rammarico che società già in possesso dei fondamentali giusti per muoversi in modo maturo sul mercato non l’abbiano ancora fatto, e non abbiano messo a punto un’offerta basata su caratteristiche personalizzate, piuttosto che contendersi il mercato dei brand tra loro concorrenti solo sulla base del prezzo”.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore