L’ossessione del copyright

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Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea e responsabile dell’Agenda Digitale UE, ha definito i sistemi del copyright anacronistici, ormai superati dalle nuove tecnologie (come il cloud computing). L’artista va rimesso al centro dell’attuale sistema di tutela del diritto d’autore. Intervenendo Forum D’Avignon, Kroes ha dato un sonoro schiaffo all’odierno sistema che dovrebbe promuovere la produzione artistica, ma non riesce a tutelare legalmente, moralmente ed economicamente l’autore, vessato da un sistema antiecononomico. L‘enforcement del copyright non è servito allo scopo di tutelare e si è rivelato un sistema esoso. Infine una Sentenza UE ha bocciato i filtri agli Isp: vietato filtrare. Aspettando la famigerata Delibera AgCom, vediamo come superare i lacci e lacciuoli del copyright, rimettendo la figura dell’artista al centro

Mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy chiede un giro di vite contro lo streaming on line (minacciando un’Hadopi 3 dopo il flop della precedente versione), la UE chiede un nuovo approccio: guardare ai fenomeni (legali) Netflix, Amazon cloud, Spotify, Google Music e iTunes. L’artista deve tornare a guadagnare ma con nuovi modelli di business. L’attuale sistema di tutela del diritto d’autore è un ferrovecchio, antieconomico che neanche è servito allo scopo.

L’attuale sistema è antieconomico: lo dimostrano i costi esorbitanti dell’italiana Siae (Fonte: Istituto Bruno Leoni) ed altri costi (l’Equo compenso è una tassa sulla copia privata che è pesata sugli utenti consumer italiani nel 2010 per ben 52 milioni di euro – vedi, Pdf Siae).

Infine dalla Corte di Giustizia UE arriva un’altra batosta contro la Sabam, la Siae belga. Filtrare la Rete limita la libertà dei cittadini digitali: non si può. “Le direttive Ue [in materia di copyright, privacy e e-commerce, ndr] lette in combinato disposto e interpretate tenendo presenti le condizioni derivanti dalla tutela dei diritti fondamentali applicabili, devono essere interpretate nel senso che ostano all’ingiunzione a un fornitore di accesso a Internet di predisporre un sistema di filtraggio: di tutte le comunicazioni elettroniche che transitano per i suoi servizi, in particolare mediante programmi Peer-to-peer; che si applica indistintamente a tutta la sua clientela; a titolo preventivo; a sue spese esclusive, e senza limiti nel tempo, idoneo ad identificare nella rete di tale fornitore la circolazione di file contenenti un’opera musicale, cinematografica o audiovisiva rispetto alla quale il richiedente affermi di vantare diritti di proprietà intellettuale, onde bloccare il trasferimento di file il cui scambio pregiudichi il diritto d’autore” recita la storica sentenza della Corte di Giustizia UE bocciando i Filtri P2p e affermando che agli Isp è vietato filtrare.

Neelie Kroes, responsabile dell’Agenda Digitale UE, ha detto: “Accogliamo favorevolmente quello che chiarisce la Corte sull’interpretazione delle ingiunzioni e la loro applicazione nell’ampio contesto del Diritto comunitario, in particolare il divieto sancito dalla direttiva sul commercio elettronico di imporre agli intermediari in rete un obbligo generale di sorveglianza“.

Confindustria Cultura Italia ritiene che la decisione della Corte di Giustizia dovrebbe “confortare anche l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom, ndr), che ha intrapreso la giusta strada dei provvedimenti interdittivi solo dopo l’adeguato confronto e l’accertamento degli illeciti“.

Per l’AgCom, la cui famigerata e controversa Delibera di enforcement del copyright è in dirittura d’arrivo, dopo la moratoria fino a novembre, i segnali che giungono dall’Europa dovrebbero essere un campanello dall’allarme. Il diritto alla libera circolazione è priorità in Europa.

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